Walter Fontana.
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Non ho problemi di comunicazione.
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2015 Laurana Editore, marchio di Novecento media, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Cannibalismo d'altri tempi.
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Per motivi misteriosi  molto pi frequente imbattersi in un romanzo che non fa ridere che in uno che fa ridere. La facolt del romanziere di inventarsi un universo parallelo in cui far succedere esattamente tutto quello che gli passa per la mente, si riduce, quando va bene, all'invenzione di un universo parallelo descrivibile con un trittico di aggettivi come intenso, graffiante e scomodo. Volendo proprio sbilanciarci possiamo aspirare al trittico frizzante, brillante e adrenalinico. In media, per, ci si imbatte in romanzi-monoaggettivo: e l'aggettivo ahim  deprimente. Sembra dunque che l'artista del romanzo ami deprimersi e deprimere, che si trovi a suo agio in quella dimensione l, una dimensione di indifendibile narcisismo autolesionista. Walter Fontana (Abbiategrasso, 1957)  un autore, non un romanziere. Tra le altre cose  l'artefice dei funambolici preamboli alle apparizioni dello squinternato Carcarlo Pravettoni incarnato da Paolo Hendel in tv;  l'autore-ombra di Aldo Giovanni & Giacomo al cinema e forma coppia quasi fissa con Angela Finocchiaro a teatro. Poi si  messo l e ha scritto a oggi quattro romanzi, tutti notevoli e tutti ad alto contenuto di divertimento. Non  dato conoscere l'opinione che Fontana ha di s come romanziere, ma  facile immaginare che si veda attraverso una densa cortina fumogena di autoironia, modestia quasi sincera e spietata consapevolezza della zero importanza rivestita oggid dai romanzieri, soprattutto da quelli non deprimenti.
Il secondo libro di Fontana, uscito nel 2004,  quello che riproponiamo oggi nella collana Reloaded. Si chiama Non ho problemi di comunicazione e quando usc ricevette gli applausi degli amici (Walter ne ha tanti e tanti di loro sono anche persone di una certa popolarit), magari vendette pure benino, ma venne comunque percepito come un occasionale divertissement, opera di uno che fa un altro mestiere, anzi, fa quel mestiere: la tv, figuriamoci,  il solito personaggio famoso che si toglie lo sfizio di scrivere il suo patetico romanzo. Come Selvaggia Lucarelli. Come Fabio Volo. Come Ligabue. Come Jovanotti. Bene. Questo tipo di giudizi riflettevano l'atteggiamento medio di un pubblico di addetti ai lavori descrivibile con la quartina di aggettivi approssimativo, pressappochista, presuntuoso e ignorante. (Parlo di pubblico di addetti ai lavori perch, ovviamente, la narrativa in Italia  come la poesia nei paesi normali e cio un segmento di industria culturale in cui chi produce e chi consuma sono grosso modo le stesse persone).
Guardando la realt negli occhi, senza esagerare, senza pregiudizi, mi sento di affermare che Non ho problemi di comunicazione  un libro straordinario. Analizzatelo pure in modalit super snob. Predisponetevi pure a leggerlo come se doveste distruggerlo un attimo dopo con un arguto tweet dei vostri. Impegnatevi pure allo spasimo per fargliela vedere, a quel Fontana l... sar tutto inutile. Sarete costretti a inchinarvi davanti alle similitudini calibratissime, alla felice scelta degli aggettivi, alla raffinatezza dei riferimenti culturali, alla sottigliezza psicologica, al perfetto equilibrio tra leggerezza e profondit, alla godibilit della prosodia. Uno che viene dalla tv, ebbene s.
Che poi Fontana viene dalla tv ma viene anche dalla pubblicit. In epoche lontane esercitava la professione di copywriter, ed erano le epoche lontane della Milano da bere, dei soldi che giravano follemente nelle casse delle agenzie e che non si capiva mai bene da dove provenissero.
Non ho problemi di comunicazione racconta proprio un'agenzia di pubblicit e si svolge in un periodo un po' meno florido, l'inizio del ventunesimo secolo, un periodo in cui le vacche italiche cominciavano a dimagrire pur non presentandosi ancora come le sacre omologhe ind, tutte pelle e ossa. C' la Milano berlusconiana, c' la figura del titolare (indimenticabile, scolpito nella roccia, vi sembrer di averlo davvero conosciuto anni fa e di ritrovarlo nelle pagine di un libro), c' la fuffa delle riunioni e dei brainstorming, c' la caccia al cliente, ci sono gli stagisti (perfetti correlativi oggettivi di una o pi generazioni) e c' un io narrante scettico, un po' disturbato mentalmente, antieroico, forse il personaggio meno credibile del libro (ma su questo potremmo discutere per ore, e poi in ogni caso un io narrante  necessario, cos come  necessario un punto di vista moralmente pi limpido degli altri, fa parte del gioco). Infine, al centro di tutto, c' l'impresa che io narrante, titolari e stagisti devono portare a termine e cio la mitomaniaca celebrazione dell'apertura dell'ennesimo punto vendita di una catena di negozi di elettrodomestici posseduta dalla dinastia brianzola dei Fracco. I Fracco sono un capitolo a parte del romanzo, vengono passati in rassegna tutti i componenti della famiglia, dai decrepiti antenati ai rampolli predestinati ancora bambini. Sar proprio uno dei rampolli a instaurare una specie di rapporto paranormale con l'io narrante e a far registrate uno scatto decisivo alla storia fino a quel momento ben lanciata sui binari del ridicolo-grottesco.
Chiudiamo con un'informazione di servizio simile a uno strillo concepito dalla mente di un copywriter zelante: la presente edizione  arricchita di alcune scene tagliate in fase di montaggio e della lista dei titoli che il romanzo ha avuto prima di approdare a quello definitivo.
Marco Drago.
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1.
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Autunno 2002. Il periodo in cui in corso Garibaldi  apparsa la scritta NEL DUBBIO DISTRUGGI TUTTO.
Il luogo  Milano (Italia), citt dell'Europa meridionale che gli stranieri tendono a confondere con altre citt europee, come Dsseldorf (Germania), Eindhoven (Olanda), Bruxelles (Belgio). Con una certa parte evoluta di Vienna (Austria) o una certa parte rimasta indietro di Londra (Inghilterra). O con zone non turistiche di Siviglia (Spagna). O certi scorci privi di caratteristiche di Parigi (Francia).
Forse  la stessa luce opaca, un chiarore torbido che in autunno a Milano non viene dal cielo ma si spande come un gas da un edificio all'altro e viene riassorbito nel buio alla sera. Forse  l'atmosfera tremante di scarichi di marmitte a norma di una medesima regola comunitaria. Forse  un problema di identit.
Io vivo qui, mi trovo bene. Anch'io ho un problema.
Lavoro nel mondo della comunicazione commerciale. Non  questo il problema, anzi. Faccio tante cose, ad esempio il traduttore senza sapere le lingue. Sono traduttore dall'italiano all'italiano. A me danno un foglio con scritto:
IL VS. STRUMENTO ELECTRICO HA STRONGLY PAURA DI ACQUA O UMIDORE. STIPARE IN LUOGO LIBERO DA ACQUA O UMIDORE, IN ALTERNATIVA PUO' OCCORRERE SCOTTATURA O MORTE. CON I COMPLIMENTI, SONY.
e io traduco:
TEME L'UMIDO.
WITH COMPLIMENTS, SONY.
Il mio  un lavoro semplice. Nell'autunno 2002 la comunicazione funziona secondo un principio elementare, la gente guarda con raccapriccio alla prospettiva di rinunciare a qualcosa. Tutto qua.
Noi del settore abbiamo la strada spianata. Per avere successo basta promettere il soddisfacimento di un bisogno e allo stesso tempo del bisogno opposto. Vuoi l'avventura? L'avrai e in tutta sicurezza. Una religione? Eccola e per farne parte non  necessario crederci. Un quintale di panettone? Mangialo e dimagrirai.
Il panettone  un dolce da forno tipico milanese, gli stranieri tendono a confonderlo con alcune forme di muffin (Inghilterra) o di kugelhupf o di kranz (Germania) o di strudel (Austria), o altri dolci a pasta lievitata con frutta candita e uvette.
Elio Marali  il titolare dell'agenzia per cui lavoro, la EM. Marali  il mio capo.
La EM  un'agenzia di comunicazione globale, un service lo chiama Marali, che offre un'infinit di prestazioni.
Pubbliche relazioni, pubblicit, internet, tv, ma anche servizi per l'editoria, pezzi di giornale per tutti i tipi di giornali, ideazione di eventi, contenuti per telefonia, lancio di tutto, promozione di aziende, di persone, di groups, di negozi, di qualunque aggregazione di antropoidi in grado di pagare una fattura.
Marali non si ferma davanti a niente.
Di ogni cosa che ha successo dice:  mia. L'ho inventata io. Io la facevo gi quindici anni fa. Di ogni persona importante che viene nominata dice: Questo lo conosco dai tempi.
Se viene a conoscenza dell'aneddoto:
"Durante un viaggio ai Caraibi, alcuni turisti fotografarono un mago locale contro la sua volont. Il mago lanci una maledizione contro la macchina fotografica che si ruppe",
Marali lo divulga cos:
"R. che, voi questo non lo potete sapere ma io s,  una personalit nel mondo del... [introdurre qui il settore desiderato, editoria, ingegneria genetica, tv, giornalismo, web, chirurgia sperimentale, arte, altro], mi ha confidato un segreto. Un giorno la sua macchina fotografica, che vi riveler essergli stata regalata dall'importante direttore S. alla festa riservata a pochi del nuovo settimanale for men "D.", settimanale che comunque poi non  mai uscito e io so il perch, e tra parentesi questo direttore S., in un'occasione pi privata, regal anche a me una macchina fotografica simile ma migliore, dicevo questa macchina fotografica meno bella di R., che comunque  un amico che ho sempre aiutato volentieri, si guast misteriosamente durante un viaggio in un luogo che non posso dire. Allora io, al party di presentazione di un nuovo tipo di acqua che sar sul mercato non prima di due anni, gli ho detto: Caro R., non avrai fotografato per caso un mago locale contro la sua volont? Ci ascoltava un cardinale".
Marali usa gli aneddoti come assegni, li gira e rigira, li intesta a se stesso, se li accredita, li smercia ad altri in cambio di qualcosa che gli serve, sono strumenti di lavoro come tanti altri.
Marali  qualcuno nell'ambiente.
 stato Marali il primo a usare nella pubblicit "mi faccio in tre anzi in quattro" e poi anni dopo, per un altro prodotto, "mi faccio in quattro anzi in cinque".
 stato Marali ad avere l'idea di corredare di disegnini le pagine di cronaca dei quotidiani. Il Mandante, e si vede un omino stilizzato in giacca e cravatta che indica in una direzione. L'Assassino, e si vede un omino in maglione con una pistola in mano. La Vittima, e si vede una donnina in gonna corta stesa vicino a un'auto.
 Marali che anni fa ha consigliato ai baristi, a tutti i baristi di Milano, di disegnare sulla schiuma del cappuccino il cuore per le ragazze, l'albero di Natale a Natale, il faccino per i clienti maschi simpatici.
"Erano i primi anni '90, non so se ti rendi conto. Era il primo segno di prevalenza della relazione interpersonale sull'ostentazione pubblica tipica degli anni '80... - cos Marali mi aveva raccontato la storia della schiuma del cappuccino - Ma erano tempi eroici".
Qualunque periodo in cui Marali abbia fatto qualsiasi cosa  tempi eroici, anche se si parla di sei mesi prima.
 Marali che ha consigliato ad amici in America, ma anni fa, di usare la guerra come argomento per i film.
 Marali che ha introdotto l'uso dell'espressione "e quant'altro".
"Poi mi sono venuti dietro tutti, si  sputtanato l'uso, io dico quant'altro dal 1994, allora era una novit, erano tempi eroici".
Nell'autunno 2002 l'agenzia di Marali non va molto bene, ma siccome il nostro settore di lavoro consiste nel dire che tutto va molto bene, diciamo che va discretamente.
Non si riesce mai a definire con precisione il ruolo di Marali nelle imprese che si attribuisce. L'unico credito inequivocabile nel suo curriculum, lo so perch anni fa avevo scovato una copia dimenticata in un cassetto dell'ufficio,  un libro fotografico del 1977.
Le cento posizioni dell'Amore, edizione I Dardi Del Successo. Photo: L. Cannaruzzi, Writings: E. Marali. Lire 3500 (...).
Fino a met degli anni '90 Marali sviava il discorso a proposito di questa sua opera. Quando non sapevo cosa fare e tiravo fuori quel volumetto 30X45 ingiallito e deformato da macchie di umidit secca, Marali mostrava un principio di disagio. Adesso invece fa credere che fosse una cosa ironica e se ne vanta. Quando arriva qualcuno di nuovo con cui bisogna fare bella figura, viene sempre il momento in cui salta fuori la vecchia copia di Le cento posizioni dell'Amore, sempre pi macilenta e disidratata.
 un libro di fotografie a tutta pagina, due modelli nudi - asettici, non italiani, potrebbero essere turisti danesi - mimano asetticamente rapporti sessuali in una stanza d'albergo che si direbbe un tre stelle del Lido degli Estensi, con le tapparelle gi. Le foto sono a colori, sbiaditi gi allora, e senza identit.
Puro Seventies, ha detto Marali a una cliente, questo precede e supera Jeff Koons, che tra l'altro  un amico, Mapplethorpe, l'ondata manga.
Nelle foto  quasi sempre presente un terzo soggetto, una timida stufetta elettrica portatile, che appare sullo sfondo, di quinta, di taglio, in un angolo, per il lungo. Nel suo piccolo fa di tutto per cambiare posizione anche lei.
Contando le foto ci si rende conto che sono illustrate ottantotto posizioni e non cento, ma non mi pare di ricordare che nel 1977 un movimento di protesta abbia scosso l'Italia per reclamare le dodici posizioni mancanti.
Marali aveva scritto le didascalie. Un particolare mi ha sempre colpito. "La donna accoglie tra le labbra il membro del compagno avvolgendolo con la lingua. Lei agisce con dolcezza, lui si appresta a godere profondamente".
Perch donna, compagno, lei, lui in corsivo? Sono nomi scientifici come felis leo?
" ironia. Eravamo in pieno '77, punk, Birmingham, Bologna, contamin/azione, Umano vs Animale che in qualche modo  anche Umano&Animale; da l la scelta, per indicare il binomio uomo/donna, di un carattere tipografico naturale [corsivo nel tono di voce]".
"E della stufetta non vogliamo dire qualcosa?"
"La stufetta  la presenza assente, l'orgasmo dell'inorganico, William Gibson dieci anni prima".
"Sei sempre in forma, Marali".
"Non a caso io sono il capo e tu no".


2

Nel novembre del 2002 sono andato alla stazione Centrale di Milano e ho preso il treno per Pavia. Non avevo alcun motivo di compiere questo viaggio. O forse l'avevo, ma mi sarei vergognato a parlarne. Del resto era sabato, una volta tanto non avevo da lavorare e in qualche modo dovevo far passare il tempo.
Gi all'altezza di Milano Rogoredo  partito su Marcello Spreco di Energie un breve servizio sulla mia trasferta che prometteva di suscitare l'interesse anche di Marcello Classics e l rimanere in programmazione per sempre. Questo  il mio problema.
Non  proprio una malattia mentale. Lavoro, mangio, domicilio utenze in banca, tutto normale, sto bene. Solo che ho delle interferenze.
Vivo con un bouquet di tv tematiche nella testa. Emissioni di origine sconosciuta irrompono in me, rubano le frequenze alla realt e la sostituiscono, in momenti che possono essere o non essere opportuni. Non lo sa nessuno, da fuori non si vede, tutto tranquillo. Vado avanti a parlare come se niente fosse, quasi sempre.
Alcuni canali mi frequentano spesso. Marcello Classics ripropone in permanenza tutte le cazzate che ho fatto.  una retrospettiva curata molto bene, vanno a recuperare anche episodi dimenticati e me li fanno rivedere. Ogni tanto intervengono anche due o tre ospiti in studio, tutta gente che non so chi sia. Dibattono civilmente per ore. Marcello If  dove sarei adesso se quel certo giorno avessi fatto quella certa cosa invece di quell'altra. Marcello Hot  sulla vita sessuale, ogni tanto gli d un'occhiata. Marcello Potrei Dire, Marcello Potrei Fare, Marcello Invece Niente sono sempre in onda quando lavoro. Ci sono tanti canali che appaiono una volta e mai pi.
Nei canali di commento il tono  rilassato, le luci morbide, l'aria da cineforum. I canali di attualit sono pi concitati. Gli speaker - uomini o donne - sono spesso in poltrona. Non li ho mai visti in vita mia, sono semplicemente facce da tv. Lo speaker di Marcello Potrei Fare  un po' che non lo vedo, lo sostituisce uno coi baffi che per mi sembra alle prime armi.
L'estate precedente ero stato al mare in Liguria a trovare Claudia.
In spiaggia c'erano due signore vicino a noi, che dai discorsi avevo capito essere di Pavia. Due signore benestanti e abbronzate, amiche tra loro, forse parenti, sui trentotto anni, belle, bionde, sposate, con bei bambini. Queste ricche e tranquille signore di Pavia avevano l'abitudine di prendere il sole a torso nudo. La cosa non mi ha mai fatto n caldo n freddo, devo dirlo con chiarezza.
Eppure, nel gelo di una mattina di novembre, eccomi sul treno per Pavia. In che via abiteranno le due del mare, mi domandavo seduto sulla plastica dura delle ferrovie. Pavia non  grande, le trover.
A Pavia c'era un sole di ghiaccio, erano quasi le undici, nella piazza della stazione tutti procedevano per i loro scopi. Io camminavo verso il centro, sbuffavo vapore nell'aria, mi fermavo in qualche bar con i vetri appannati a prendere un caff o un cappuccino con la brioche con l'aria di uno che ha fretta. Nel centro citt, ampio come un cortile, ho cominciato a perlustrare i negozi dei quali si percepiva l'intenzione di appartenere a una sfera sociale superiore.
Vestiti, scarpe, alimentari, intimo donna, telerie, complementi d'arredo per la residenza elegante. Due signore bionde e ricche di Pavia, alle undici di mattina, dove possono andare.
A colpo sicuro mi sono messo a fare la ronda per questa ventina di vetrine che irradiavano benessere.
Alle quattro e mezza di pomeriggio nessun risultato, cinque ore di vagabondaggio nel centro di Pavia, centinaia di facce, e nessuna era quella giusta. Si avvicinava il crepuscolo, mi sentivo uno straccio.
L'aria di novembre carica di elettricit dopo la giornata di sole, le cinque meno un quarto, una particolare condizione atmosferica per cui  ancora chiaro e allo stesso tempo non si vede niente,  come se la luce invertisse la marcia, aspirata a tutta velocit dalla volta del cielo che si  trasformato in un faro abbagliante giallo.
A livello pedonale, sulla Strada Nuova di Pavia, io non distinguevo auto, biciclette, passanti, autobus - percepivo forme scure dagli orli scintillanti, appena consapevole delle mancate collisioni.
"Salve", ha detto una voce irritante, "cosa fa a Pavia?"
Una delle forme scure mi stava rivolgendo la parola. E salve  una forma di saluto che odio. Era una delle donne del mare, di fianco a lei c'era una sconosciuta, pi avanti negli anni, dimessa.
Davanti alle due donne mi si  cristallizzato in mente senza equivoci il motivo del viaggio. Ero venuto apposta da Milano fino a Pavia, 32 chilometri, per dire: al mare voi due prendete il sole a torso nudo. Ho visto milioni di volte il vostro seno sulla spiaggia, conosco a memoria, senza che per questo mi interessino, le sfumature ambrate delle vostre areole capezzolari, so i diametri, i volumi, il potenziale elastico del sistema dei vostri seni, la loro dislocazione nello spazio in tutte le configurazioni intermedie, seduta, sdraiata, flottante in acqua.
Perch in agosto s e in novembre no?
Forza, fatemi vedere le tette anche qui, anche adesso, non fate le difficili. E tengo a sottolineare, non c' interesse sessuale,  coerenza.
Coraggio, via il suo impermeabile al ginocchio con listino-cintura al collo (Miu Miu,  875), via la blusa in seta spessa con strisce di tulle (Max Mara  496), via il body in pizzo (La Perla  126). E gi che ci siamo anche la sua amica povera, via il pratico giaccone in pelle (Conbipel  89), la maglia di angora impreziosita da bruco in organza (mercato  10), via la canotta in cotone (Oviesse, quattroXdue  9,99), vediamo queste mammelle, qui, subito. Qual  la differenza con agosto?
Ma non ho detto niente perch c'era un'incongruenza, tempestivamente segnalata da un flash di Marcello Communications.
Si parlava gi di me a Pavia, una bella ragazza bionda con una giacca morbida ridacchiava: "Una donna  effettivamente quella del mare, l'altra no. Non l'ha mai vista. E gi il 50% di target sbagliato rende ambiguo qualsiasi messaggio. Non solo, entriamo nel merito.  tutto banale, gi sentito. Il topless, questione decrepita pi del termine stesso: topless. Non  interessante, n come indagine sociologica n come curiosit individuale. Ma che cosa gliene frega. Ma che cosa  andato a Pavia a fare. Se colpisse queste due deficienti con un pugno e scappasse farebbe una figura migliore. Una ha anche detto salve. Che pomeriggio di merda. E tra meno di quaranta ore  di nuovo luned. Restate con noi, su Marcello Communications".
Ero zitto e nervoso. Mi sono reso conto di un cambio di atmosfera. Le due donne mi fissavano con un sorriso d'attesa. Ho capito che una domanda me l'avevano rivolta loro ma io non l'avevo sentita perch stavo seguendo la bionda con la giacca morbida. Per abitudine a non far trapelare spifferi della tempesta che mi spazza internamente ho sorriso a caso e ho detto: "Ah, per me va bene".
"Allora andiamo. Da qui sono cinque minuti", ha detto la donna del mare.
Ci siamo incamminati insieme - io all'oscuro di tutto, attento a evitare le sagome nere dei passanti, lungo un marciapiede stretto dove era difficile mantenere l'equilibrio.
La donna del mare sapeva del mio lavoro. Chiacchierando in spiaggia con Claudia aveva appreso che ero stato io l'inventore della formula
OGGETTO NON ADATTABILE
A CIRCOSTANZE AVVERSE
AL SUO FUNZIONAMENTO
stampata sulle istruzioni di un pericoloso pupazzo made in Taiwan, frase che in tribunale aveva avuto il suo peso nel procurare una buona riduzione di pena all'importatore del giocattolo.
La cosa le era rimasta impressa.
La donna del mare si doveva essere fatta l'idea che io fossi una specie di stregone della comunicazione commerciale, uno che evitava ergastoli come niente, con due parolette delle sue. Girata sulla sdraio verso di me, un seno nudo che significava mera zona corporea, la donna del mare aveva detto queste precise parole: "Ma allora devo farle conoscere un'amica. Che loro sono di Milano. Il marito ha tutta una catena di elettrodomestici. Di negozi. Ma deve vedere che roba. Avantissimo.  tutta una famiglia. Fanno un sacco di pubblicit. Sono sempre alla ricerca. Forse li conosce i negozi. Fracco si chiamano. Fracco Store".
Cos un pomeriggio di un sabato di novembre, in un luminoso appartamento del centro di Pavia, grande come e arredato come il Reparto Casa della Rinascente, la donna del mare mi aveva presentato Loredana Fracco, una donna rigida sulla quarantina, cortese, un'eleganza da talk-show pomeridiano, capelli tinti bene, un giacchino impunturato che desiderava in ogni sua fibra essere fotografato sul settimanale "Chi" di fianco a una giacca di qualche ministro per la tecnologia o di capo della confindustria, a una di quelle feste che sembrano incontri di lavoro che sembrano premiazioni che sembrano dimostrazioni di abbronzanti anti-age. Loredana  moglie di Maurizio Fracco, maschio alfa della famiglia Fracco e titolare della catena Fracco Stores.
Cos mi  piovuto addosso questo lavoro.


3

"Io non mi metto a lavorare per chiunque. Chi sono questi Fracco? Mai sentiti nominare. Io sono stato il primo a usare la plastilina per il fernet".
Quando sono tornato da Pavia e gli ho parlato dei Fracco Store, Marali  stato sospettoso e sprezzante. Siccome non li conosceva, mi ha fatto capire che i Fracco non erano importanti.
Poi ha dato un'occhiata pi approfondita, si  informato, in una settimana ha capito di aver messo le mani su qualcosa di interessante e ha detto: piccolo  bello.
"Fracco Stores - Gli Elettrodomestici, Il Futuro" dicono i loro sacchetti, e io non ho motivo di dubitarne. Due grandi negozi a Milano citt, uno a Cormano (nord), uno a Settimo Milanese (ovest), uno ad Assago (sud). E, ci che riguardava noi, un nuovo gigantesco megastore di cui avremmo curato il lancio, da aprire entro nove-dieci mesi, verso est.
"L'Est! Oriente. Zen. Il sole che sorge. La Milano-Bergamo. Porta aperta su Venezia. Le spezie, la seta. Mao. Sakamoto. La saggezza, Confucio, l'ironia, Brighella. Regione ricchissima. Marco Polo. Clusane, il paese della tinca al forno. Il ponte sul domani", ha detto Marali nel discorsetto di venti minuti che gli  abituale quando l'agenzia si fa carico di un lavoro nuovo. I due semianalfabeti freschi di diploma all'Istituto di Comunicazione Integrata, da noi per uno stage, si sono scambiati uno sguardo dalle loro scrivanie ingombre di foto di stock: questo s che ha vissuto.
Per dedicarsi all'operazione Fracco Stores la EM deve sbrigare in fretta i lavori in ballo. Non c' molto, a parte gli impegni fissi e cio chiudere il numero di Mattone Donna, supplemento femminile di Mattone Tomorrow, mensile di un'immobiliare amica di Marali, e mettere gi il catalogo mensile delle proposte speciali della gioielleria Cacchi di piazzetta del Roseto, uno dei pochi luoghi in grado di conferire grandezza morale, nobilt e simpatia alla figura del rapinatore che entra sparando.
Per il resto c' l'organizzazione di un evento, una Cena Contro l'Ipocrisia dove i vip convenuti devono dichiararsi consapevoli dell'esistenza di un problema grave e non fare niente.
La cena sarebbe una risposta ironica all'eccesso di impegno che tanti sbandierano, come musica diffusa ci sar I Can't Give You Anything But Love, quindi Louis Armstrong, quindi un nero - e dal lato etnia non ci possono dire niente - che canta posso darti tanto amore e stop - e qui c' l'ironia, dice Marali - e quindi bene cos. Adesso bisogna trovare il problema grave da non prendere in considerazione ma ci stanno lavorando i due stagisti freschi di diploma.
Poi c' la vecchia storia della Nazionale Vittime, da mesi Marali sta cercando di raccogliere i superstiti di qualche disgrazia che abbia colpito l'opinione pubblica, e appena riescono a reggersi sulle gambe farli giocare a football. Contro chi? Vedremo. Intanto ci sono una decina di numeri di telefono appuntati al muro su un foglio giallo intestato VITTIME. Ma questo pu slittare a dopo.
Invece di urgente, ma ci vorr poco, c' da scegliere il titolo di un libro che uscir a gennaio o febbraio per sbancare il mercato approfittando del nulla che segue il natale. Dopo vari test, sono cinque i titoli candidati pervenuti alla stretta finale:
DONNE MERAVIGLIOSE CHE PER GLI UOMINI SCANSANO.
VIVERE PI LUNGO DEL VOSTRO VICINO.
LA SAGGEZZA SERA DOPO SERA.
C' UNA BELLA SORPRESA PER TE, APRI SUBITO QUESTO LIBRO - Qui  essenziale la cellofanatura del volume, che si deve poter aprire solo dopo il pagamento del prezzo di copertina.
LE RICETTE DEL GENERALE PINOCHET.
Per guadagnare tempo il libro  gi stato scritto da uno dei due stagisti freschi di diploma, adesso basta scegliere il titolo, coordinarlo vagamente con l'interno e modificare un po' primo e ultimo paragrafo. In ogni caso la copertina consister in un grosso fiore disegnato da un bambino.
Alla EM di piazza Lavater sono andati via tutti, Marali  alla sua scrivania, io sono in piedi davanti a lui.
"Marcello, qui facciamo il botto. Ho sentito Mauri oggi al telefono,  roba grossa".
"E chi  Mauri?"
"Mauri, il mio amico. Maurizio. Fracco. Quello degli elettrodomestici, non te ne ho parlato?"
Concitato flash di Marcello Bile che segnala un istantaneo +4,6% di produzione rispetto al giorno precedente.
"Come non me ne hai parlato", dico a Marali sputacchiando per la scarica di nervi. "Io ti ho parlato per primo dei Fracco. Tu hai detto che non li avevi mai sentiti nominare. Te li ho portati io i Fracco".
"Adesso era un po' che non si faceva vivo, ma guarda che io Mauri lo conosco dai tempi, la Ele se lo ricorda".
Eleonora, Ele,  l'eterna fidanzata di Marali, una donna-ragazza che sembrava adulta quando aveva diciotto anni, e ha sviluppato tratti da adolescente irrequieta adesso che ha passato i trentacinque.
Marali per conto suo  sposato - e mai ufficialmente separato - con una moglie che nessuno ha mai visto, si sa solo che  pi anziana di lui, quindi ben oltre i cinquanta, e che hanno un figlio grande, un ventenne alto e taciturno che si fa vedere ogni tanto in agenzia a chiedere euro al padre.
Marali ha una sua casa, la moglie ha una sua casa, Eleonora ha una sua casa. Nessuna parte in causa sembra abbia interesse a modificare la situazione. Tutta la EM si  fatta l'idea che la prima moglie di Marali sia un po' come la madre di Psycho.
"Poi ci siamo un po' persi di vista - Marali emette una nuvola di sigaretto - ma sai che a casa mia ho trovato un sacco di cose che ho comprato nei negozi Fracco? Qualcosa ci ha tenuti uniti, era naturale che ci ri-incontrassimo io e Mauri, delle volte uno non ci pensa ma vive a contatto con una realt e non se ne accorge.  come un amico che non senti per vent'anni, poi lo ritrovi per caso nel cammino della vita, e ti ricordo che il caso non esiste, Jung, e tac di colpo scatta la vecchia chimica. Io ho un phon, comprato dai Fracco. Tu cos'hai?"
"Ma cosa c'entra", cerco di difendermi ma ho gi capito che piega si sta prendendo, "non ho comprato niente dai Fracco, ma li ho conosciuti io, te li ho fatti conoscere io".
"Conoscere, far conoscere, diciamo la verit: il tuo  stato un semplice entrare in contatto. Non restare in superficie, Marcello. Conoscere vuol dire di pi, andare in profondit.  importante non la meta ma il viaggio. Essere viaggiatore e non turista. Tu sei rimasto in superficie, sei stato turista con i Fracco".
Pausa.
"Quindi?", dico io.
"Quindi provvigioni per questo lavoro non te ne do", dice Marali.
Predestinate a questo movimento come faglie oceaniche attigue, le due entit - EM e Fracco Stores - sono entrate maestosamente e concretamente in contatto all'inizio di dicembre.
Qualche riunione nel nostro ufficio in piazza Lavater, qualcuna nel loro quartier generale, vicino a corso Garibaldi, raggiungibile girando a destra subito dopo la scritta NEL DUBBIO DISTRUGGI TUTTO.
Una viuzza dove gli escrementi di cane sono cos numerosi e variegati nel colore - l'ocra, il senape, il terra bruciata, il testa di moro, il seppia, il prugna, il foresta, il torbato, il bruno, il bronzo, l'argento, l'oro, e poi i mlange: il bordeaux-topaze, il chinchilla-crme -, una collezione cos estrosa per volumi, modalit di sbalzo e spalmatura sul marciapiede che mi sono annotato "forma estrema di arredo urbano", "intervento nel e sul territorio", "street art tutta milanese" casomai Marali mi chieda un dpliant per il Comune.
Nello slargo in fondo alla via si aprono le undici vetrine del negozio, undici insegne luminose bianche e blu che dicono per undici volte: "Fracco Store - Gli Elettrodomestici, Il Futuro".
La postura del capo  braccia incrociate dietro la testa e gomiti in fuori, quindi nelle prime riunioni tutti stavano cos. Lo prescrivono libri e articoli per dirigenti d'azienda, come gestire una riunione con successo. Gomiti in alto e in fuori, mani intrecciate dietro la nuca, cos sta l'uomo che attende si esprimano gli inferiori intorno al tavolo per poi dettare le opportune direttive.
Ma adesso tutti sanno il trucco, e quando non ci si conosce ancora, i ruoli non sono ancora chiari e nessuno vuole passare per quello che non comanda, tutti i presenti assumono la stessa posizione. Gomiti in fuori e mani che premono sulla nuca.
Arrivando una mattina in ritardo, l'immagine che ho avuto attraverso il vetro dell'ufficio era quella di soldati che si arrendono; in realt si trattava di uomini di potere che sgranchivano gli strumenti.
Maurizio Fracco, un ragazzone sui quarantacinque, tranquillo, con i denti larghi,  stato subito sedotto da Marali. Hanno scoperto di avere un sacco di gusti in comune e cio tutti quelli che Fracco ha nominato.
Il calcetto ogni luned sera, la PlayStation 2, le Maldive, la Mercedes SLK per s, la Lincoln Aviator per la famiglia, e per la moglie la Smart, un'auto che anche se la parcheggi sul marciapiede travolgendo un cieco fa comunque simpatia tanto  azzeccato il suo design. Poi: un invincibile spirito reazionario, istintivo pi che meditato, e la grigliata di pesce.
Inutile dire che Marali non ha mai giocato a calcetto in vita sua, alle Maldive c' stato una sola volta perch costretto da Eleonora, la PlayStation  troppo veloce per i suoi riflessi, non guida altro se non la sua Audi del '99, politicamente  d'accordo con chiunque gli stia parlando e il pesce gli procura choc anafilattico. Ma dato che statisticamente  difficile che queste verit saltino fuori tutte insieme, il rischio per Marali di dover dimostrare coerenza  minimo.
Io sono stato presentato da Marali a Fracco nel solito modo e cio mischiando questi due concetti: "Questo  il nostro creativo di punta" e "C' qui questo cretino, io lo comando a distanza, lo usi pure come cosa sua, se dice o fa cazzate mi avverta".
Visto in pianta il Fracco Store di via Mantegazza  a forma di polipo.
Un testone centrale all'ingresso, dove alla cassa la Fracco moglie esercita il potere dei suoi giacchini impunturati su una plebe sofferente di cassiere e commessi in camice bianco e blu. Nei dintorni veglia anche la Fracco madre, signora Lina, una settantenne in piena salute, piccola magra e sospettosa come un lemure.
A raggiera, srotolati lungo le vetrine o incuneati a galleria verso l'interno, si dipanano tentacoli a tema: Grandi Elettrodomestici, Piccoli Elettrodomestici, Telefonia, Video, Home Theatre, Cucine, Hi-Fi, Computer, pi un'altra appendice tozza e larga, nascosta, che si addentra nel cuore dell'edificio.
Questa nicchia moquettata di nero e punteggiata di lucine esoteriche costituisce l'arma segreta su cui punta molto Maurizio Fracco.
 l'area Fracco Next. Nuove cose interessanti che nessun concorrente ha, videocamere da cravatta, laser per affettare il prosciutto, telefoni con dentro un computer con dentro un telefono molto pi aggiornato del primo, occhiali con microdisplay interni, lavandini digitali portatili, sterilizzazione molecolare, sistemi vocali per guidare l'auto, frontiere da superare.
Maurizio Fracco passa molto tempo a cercare oggetti in rete, produttori, inventori.
"Adesso appena passa la legge", mi ha detto, "sar io il primo in Italia a mettere in vetrina la macchina dell'eutanasia".
La partenza dell'operazione Fracco  stata frammentaria perch il Natale ha le sue necessit, l'orda umana che si abbatte con furia disperata contro le casse, avida di palmari, telefonia mobile e schermi al plasma ha impedito ai Fracco di concentrarsi sul lancio nuovo megastore.
A complicare le cose nei periodi di affollamento, c' un'innovazione che, a pi di un anno dalla comparsa, non tutti hanno metabolizzato.
Dopo le torri gemelle, in segno di solidariet con gli Stati Uniti i Fracco Stores hanno cominciato a datare scontrini fatture e ordinazioni all'americana. Oltre a mettere una bandierina a stelle e strisce su ogni documento, il mese viene scritto prima del giorno, come negli USA. Cos dieci maggio non diventa 10-5 come in tutto il resto d'Italia, ma 5-10. Molti clienti e fornitori non sono al corrente o non si sono abituati e leggono cinque ottobre. Da qui rallentamenti, spiegazioni, problemi per garanzie e contabilit generale.
Ci sono state proteste ma la Fracco moglie, che ha avuto l'idea,  stata irremovibile. "Se viene qua un americano a fare acquisti, deve sentirsi a casa.  un piccolo gesto ma se tutti facessero cos..." e non ha chiuso la frase, essendo naturale il seguito: il mondo sarebbe migliore.
"Ma che cazzo vuol dire rovesciare la data, guardi che anche noi siamo di destra", ho sentito gridare un fornitore con un camion di lavatrici ciclo cashmere ordinate dai Fracco per il dodici gennaio e che lui tentava di consegnare in magazzino il primo dicembre.
Il nuovo Fracco Megastore sorger su un'area di settantamila metri quadrati a Brugherio, hinterland a nord est di Milano, inaugurazione settembre 2003, forse ottobre. Ci vuole un lancio indimenticabile.
Dobbiamo tirar fuori una grande idea prima delle vacanze di natale. Marali ha detto che la pubblicit  morta, bisogna andare oltre, ci vuole un concetto internazionale.


4

"Ma  un concetto internazionale? In America, in Francia lo capirebbero? La casalinga di Voghera in Germania lo capirebbe?" Questa  una preoccupazione che Marali non si stanca di sottoporre a tutti noi.
 strana questa ossessione dell'internazionalit perch normalmente le nostre operazioni promozionali coprono una porzione di territorio non superiore al chilometro quadrato. Dev'essere una forma di scaramanzia, un farsi trovare pronti, metti che arriva uno straniero e ci vede.
Cambiati le mutande perch metti che vai sotto un tram, ti portano all'ospedale, arriva un dottore e ti vede, come mi ricorda Marcello Yesterday, Una Vita Con La Nonna.
Nei momenti di superlavoro le mie tv tematiche si mostrano solo a lampi, sono lontane, rettangolini colorati su fondo bianco come finestre illuminate di un transatlantico visto dal molo. Sento il brusio di fondo dei sonori mischiati, cerco di distinguere la voce della ragazza con la giacca di cashmere di Marcello Communications che  molto affascinante. Ogni tanto mi fa domando: ma da dove viene? Chi sar?
Quando 2001 era un futuro inimmaginabile e non la dichiarazione dei redditi di due anni fa, pensavo che avrei avuto una famiglia.
L'unica volta che ci sono andato vicino  stato naturalmente con Claudia, molto tempo fa, quando ancora provavo a scrivere sceneggiature per i fumetti.
Gi questo era un problema perch mi esponeva all'eterna questione: "Sono i personaggi di fantasia una proiezione del loro autore?"
L'atteggiamento di Claudia aveva attraversato tre stadi, equivalenti a mie immersioni in padelle d'olio sempre pi caldo.
Stadio A - Hai messo un personaggio che scappa all'estero. Ergo: tu vuoi scappare all'estero lontano da me.
Stadio B - Ah, s, ho capito che tu non sei i tuoi personaggi. Tutto a posto, tu sei tu e i tuoi personaggi sono altro. Ma allora che bisogno c'era di mettere quel personaggio che vuole scappare all'estero? In ogni caso rappresenta una parte di te, quindi qualcosa vorr dire.
Stadio C - Se avessi un briciolo di coraggio scapperesti tu all'estero, invece di inventare individui finti per fargli fare le cose al posto tuo.
Dopo lo stadio C avevo riposto le ambizioni di sceneggiatore di fumetti anche perch a quel punto avevo gi conosciuto Marali.
Riuscivamo a vederci poco, abbiamo deciso di provare la convivenza. Ma una volta nella stessa casa, Claudia sembrava diventata ancora pi irraggiungibile per me e io non riuscivo mai a farmi trovare da lei.
Orari, uscite, lavori, incontri si frapponevano tra noi, innumerevoli impegni sfalsati, aperitivi obbligatori ci sottraevano alla nostra vista. Dopo due anni di convivenza ci che dividevamo erano operazioni di risveglio e addormentamento e una certa funzionalit, conquistata a fatica, nella gestione di turni: in bagno, a controllare l'acqua del t, a rifornire il frigorifero di acqua minerale leggermente frizzante.
Una volta preso bene questo ritmo, uno di noi due, adesso non ricordo con precisione se io o Claudia, ha ritenuto di aver raggiunto la perfezione nel rapporto di coppia mentre l'altro, non ricordo se io o Claudia, sentiva di aver toccato il fondo della degradazione umana.
Risolto l'equivoco mi sono interamente dedicato, come spesso succede in queste circostanze, al lavoro.
Per scaricare lo stress della routine quotidiana avevo cominciato a torturare un piccolo mammifero, un criceto. In un paio di settimane il criceto si era abituato, quando sentiva la chiave nella serratura e mi vedeva entrare abbattuto per la stanchezza e la frustrazione, capiva al volo e si rovesciava sulla schiena con le zampine in aria, pronto a soffrire.
Evidentemente non ci vedeva niente di strano, si era convinto che essere torturati rientrasse nelle mansioni standard dell'animale da compagnia milanese. Cos ho perso entusiasmo, ho cominciato a annoiarmi.
Aprivo lo sportello della gabbia, lasciavo da parte mollette e spilloni e con la punta dell'indice mi limitavo a grattare la piccola pancia vibrante prima di sistemare una foglia di lattuga fresca nella ciotola.
Anche qui siamo entrati in una fase di stallo del rapporto, dopo qualche tempo nessuno di noi due trovava pi motivi di interesse nell'esperimento, alla fine  stato il criceto a scaricare la frustrazione e una sera mi ha morso.
Nel dicembre 2002 a Milano non piove da tempo. L'aria  esausta perch  sempre la stessa ed  stata inspirata ed espirata migliaia di volte al giorno per tanti giorni dallo stesso paio di milioni di persone e motori, che se la insufflano a vicenda nei tubi dei bronchi e dei pistoni, la aspirano dagli scarichi degli autobus ATM per immetterla nei neonati, i quali si intestardiscono a restituirla ulteriormente impoverita di ossigeno alle caldaie sotterranee che la miscelano con altri combustibili per fornire riscaldamento alla citt e la rilasciano solo quando non  pi aria sporca ma purissimo biossido d'azoto, un'esalazione immobile che avvolge la citt in un involucro verde e trasparente come la cuffia di un chirurgo.
Sono giorni in cui non  consigliabile stare fuori casa respirando, anche il Comune l'ha detto.
Io mi chiudo volentieri nel trilocale della EM, dove su undici persone fuma solo Marali, i suoi famosi sigaretti Caf-Creme con bocchino bianco, una trentina al giorno, e passo l molte ore a lavorare. Qualche pausa solo per dare un'occhiata all'anchorman di Marcello Sindrome di Tourette che in questo periodo  in gran forma, i cordoni del collo che schizzano dalla camicia duri come tiranti di un tendone da circo, occhi rabbiosi fuori dalle orbite e voce roca per le bestemmie continue.
In fondo mancano solo un paio di settimane alle vacanze, penso al sollievo che prover entrando nella mia casetta di Gurmio in montagna, dove l'aria  uno spazzolino che ripulisce alla perfezione ogni alveolo, ripassa rinfresca e libera i condotti interni ed  cos profumata di buono e di nuovo che sembra appena stata creata.
Un altro vantaggio di Gurmio  che, forse per l'angolazione della valle, il mio personale sistema di ricezione non prende molto bene, per cui vedo solo tre o quattro canali, Marcello Classics Ultimate Edition, il canale delle cazzate ma quello non smette nemmeno quando dormo. Qualcosa di sport dove vinco Giro e Tour e nelle interviste tratto gli sconfitti con magnanimit. Marcello Hot si vede meglio in montagna che in citt, in particolare alla sera tardi.
Sulla frase migliore da usare per il lancio c' poco da spremersi perch non potr essere troppo diversa da:
APRE IL NUOVO MEGASTORE FRACCO

SETTEMBRE 2003

BRUGHERIO

(TANGENZIALE EST - A4)

 un concetto che anche all'estero dovrebbe suonare comprensibile. Ma  il resto su cui dobbiamo dare il massimo. Bisogna inventare qualcosa di memorabile per questa inaugurazione. Una festa la fanno tutti, ci vuole un evento madornale. Qualcosa di cui si parli per anni.
Inizia un brainstorming dopo l'altro. La prima legge del brainstorming  massima libert, lasciar fluire le idee, non giudicare, anche quando fioccano assurdit perch ad esempio anche dire "aeroplano" sarebbe sembrata un'assurdit, nel 1700.
Cos alla fine di queste giornate ci che resta nella sala riunioni  quel piccolo surplus di fumo passivo proveniente dai sigaretti di Marali che i nostri organismi ormai saturi non sono pi in grado di assorbire, e una serie di idee che facendo le proporzioni temporali con l'esempio "aeroplano-1700" dovrebbero cominciare a sembrare intelligenti non prima del 2102.
La cosa giusta, come sempre,  venuta in mente a Marali.
"Facciamo un'enciclopedia".
"Che enciclopedia?"
"L'Enciclopedia dei Fracco. Ne facciamo cinquecento copie, mille, dipende da quanta gente invitano all'inaugurazione e la regaliamo l".
"Come Enciclopedia dei Fracco, di cosa parla?"
"Di cosa parla l'Enciclopedia del Rock? Dei divi del rock. Sai quanto ha venduto nel mondo? L'enciclopedia  un concetto internazionale. La gente si appassiona".
"Ma i divi del rock sono persone interessanti. Alla gente non frega niente dei Fracco".
"Alla gente frega di quello di cui si parla. Parla di una cosa, vedrai che alla gente interessa. Creiamo l'aura, intorno a questi Fracco. Un'inaugurazione passa e va, la storia resta. Ci vuole un'opera importante, degna per celebrare 'sta cazzo di famiglia".
"Dinastia".
"Bravo, 'sta cazzo di dinastia di imprenditori-commercianti-innovatori. L'Enciclopedia dei Fracco. La storia, le vite, le cose notevoli di famiglia".
"Cio che la madre di Fracco ha i baffi?  una cosa interessante?"
"Marilyn aveva un difetto all'anca e la gente  impazzita", dice uno dei due stagisti freschi di diploma all'Istituto di Comunicazione Integrata.
"Dobbiamo recuperare tutti i dati su questa dinastia di negozianti. La storia dei loro punti vendita, come si sono sviluppati, fornitori, collaboratori, prodotti venduti per la prima volta, scavare nelle questioni di famiglia, nonni, bisnonni, l'amicizia con le altre famiglie della grande Milano, il rapporto con gli Sforza".
"Mettiamo gi queste idee su un foglio perch sono tante e rischiamo di dimenticarcele".
"Le tante innovazioni apportate, ma io direi anche le invenzioni. Non si sa il nome dell'uomo che invent l'aratro. Eppure l'aratro ha cambiato la storia dell'uomo. E allora chi pu negare che sia stato un Fracco ad avere inventato il portacenere, adesso dico portacenere per dire, o gli sms, o quel coso rotondo d'acciaio degli spremiagrumi che gira al contrario e ferma la polpa e i semi e fa passare il succo?"
"Queste scriviamole".
"I dati che non riusciremo a reperire ovviamente li integriamo durante la revisione dickiana".
"Cos' la revisione dickiana?", chiede una ragazza che  qui da poco.
"Istituire traccia concreta di una memoria reale partendo da dati virtuali".
"Cio?"
"Ci inventiamo tutto. Docu-fiction. Grande Philip K. Dick".


5

Prima di tutto: quanto grande la facciamo questa Enciclopedia?
Quanto sar grande la Treccani? Andiamo a vedere sul loro sito, Treccani, Treccani, ecco qui: trentasei volumi da ottocento pagine l'uno pi una venticinquina di volumi di aggiornamento. Sono quasi cinquantamila pagine. Mh. "Se facciamo cinquantamila pagine tutte su un negozio di elettrodomestici il rischio  diventare ripetitivi", dice uno dei due stagisti freschi di diploma.
Quello no, rispondiamo tutti, per in effetti, a pensarci, sessanta volumi rilegati possono essere poco pratici da regalare a una serata di gala e alla fine si decide per un volume, un volume solo, bello, importante ma agile, cinque-seicento pagine al massimo.
L'idea dell'Enciclopedia dei Fracco  piaciuta in agenzia, ci si lavora. Anche i Fracco, informati a grandi linee, sono sembrati interessati. Hanno detto solo: "Un'enciclopedia su di noi, non sar esagerato?"
"Macch esagerato, noi faremo in modo che il mondo abbia di voi un'immagine importante ma parca, discreta, defilata. Diciamo gli inventori del capitalismo ma senza tanti pim pum pam, nani e ballerine" - Marali al telefono, testuale.
"Ci ho ripensato,  una grandissima cazzata questa dell'enciclopedia. Non ha senso", esordisce a sorpresa una mattina Marali sbuffando nuvole grigie di sigaretto.
In una frazione di secondo lo speciale di Marcello Festa Imprevista  pronto per venire irradiato in me. Mi si presenta davanti agli occhi un dietro le quinte febbrile, edizione straordinaria, l'anchorman con gli occhi lucidi non vede l'ora di dare la notizia bomba:  SALTATO IL LAVORO! Le inviate, bellissime, sono in strada sorridenti, si preparano al collegamento per le interviste volanti, la gente gi balla e festeggia mezza brilla, flash della stradina che porta alla casa di Gurmio dove qualcuno imbacuccato saluta verso le telecamere ancora spente e gi brinda SI VA IN VACANZA PRIMA!
Io per non mi illudo, non traggo conclusioni e neppure sospiri di sollievo perch ho guardato la barba di Marali e non  floscia e vizza, il brizzolato non  color sabbietta di gatto come dovrebbe in caso di dbcle accertata, anzi la barba  semigonfia, in standby, il brizzolato  un grigio luminoso, i peli sono flessi ma in tensione, la muscolatura orrorizzante pronta a farli erigere. In pi Marali ha lasciato la frase in sospeso,  chiaro che ci sar un seguito.
Negli studi di Marcello Festa Imprevista si trattiene il fiato. Sono tutti nervosi. Ultimamente non hanno avuto molto lavoro.
Marali scuote il sigaretto, tira una boccata profonda ed emette il fumo col resto della frase.
"Non ha senso fare l'enciclopedia e buttarla via in questo modo. Bisogna farla, e sfruttarla molto di pi. Prepariamoci a fare gli straordinari".
A gran voce io mi dichiaro d'accordo con gli altri e aspiro a pieni polmoni la nuvola di sigaretto come so che viene consigliato ai condannati nelle camere a gas per abbreviare le sofferenze.
Il personale di Marcello Festa Imprevista  paralizzato, gli studi congelati, pronti per un collegamento che non ci sar pi, i festoni pendono dalle pareti, si spegne qualche luce,  il quartier generale del candidato alle presidenziali un minuto dopo l'annuncio della sconfitta, l'anchorman  bianco in faccia, si snoda la cravatta con un gesto violento come se volesse slogarsi le vertebre cervicali, qualcuno piange, qualcuno ha reazioni di rabbia, le inviate per strada bellissime, affrante, ascoltano le novit all'auricolare, sullo sfondo due ubriachi si orinano addosso l'uno contro l'altro invitando il cameraman a riprenderli. In studio ci si scambia una pacca sulla spalla, sar per la prossima volta, qualcuno alla macchinetta del caff dice ai colleghi che vuole farsi spostare in un altro canale.
Quando Marali ha un'idea,  come quando un acido corrode una sostanza plastica: parte un fenomeno irreversibile. Niente resta com'era, basta distogliere lo sguardo due ore e quando torni scopri che l'idea si  allargata, ha divorato altro spazio, coinvolto pi tempo, pi soldi, pi vite umane.
L'ultima evoluzione dell'idea : l'Enciclopedia dei Fracco va bene, grande cosa. Ma perch limitarsi a regalare un volume illustrato a un migliaio di provinciali che se va bene lo useranno pagina dopo pagina per attizzare le loro grigliate domenicali?
Facciamo spendere qualcosa in pi a questi Fracco, sono o non sono gli inventori del capitalismo, i soldi li hanno, la voglia di farsi vedere anche, stampiamo cinquantamila, ottantamila copie dell'Enciclopedia, la venderemo a fascicoli in edicola, insieme a dei gadget accattivanti, non so, delle miniature.
"S, le miniature!", ruggiamo tutti come belve ammaestrate, "La gente va matta per le miniature!"
Cosa si pu miniaturizzare? Tutto.
Le storiche insegne dei negozi Fracco. Procurarsi foto.
Gli elettrodomestici anni '30 '40 '50 '60 eccetera through the decades fino a oggi. Procurarsi cataloghi, folder, chiamare le case produttrici.
I commessi. Facciamo le miniature dei commessi storici, inseriamo i loro corpi in scala 1:12 sotto le bolle rigide di plastica sagomata: il Billi, il Gessi, il Farina, e come si chiamava quello con l'occhio di vetro ma attentissimo che raccontava Maurizio Fracco? Qui bisogna per forza chiedere ai Fracco, ai parenti, farsi raccontare, ricercare foto, aneddoti, parroci, anagrafi.
E la vendita al dettaglio dei fascicoli  solo l'inizio.
Non poniamo limiti, al volume rilegato facciamo fare la prefazione da qualcuno di grosso, industriale, ministro, ci muoviamo tra le persone che sappiamo noi, e facciamo adottare l'Enciclopedia dei Fracco come libro di testo in qualche istituto.
 o non  la storia archetipica di un'Impresa? Le tre I, Henry Ford, il taylorismo, la Nascita di Una Nazione.
Prima qualche istituto tecnico qui intorno, poi vediamo a livello regionale se conta ancora qualcosa quell'onorevole l del Psdi. Ma il Psdi non c' pi da dieci anni. C' ancora, ha cambiato gestione ma c'. E se prende piede, diventa libro per i licei, poi l'universit, e poi la Bocconi e se va alla Bocconi  fatta, l'Enciclopedia dei Fracco diventa un classico come IL Castiglioni-Mariotti per il greco. Cio il latino. Cos'era, greco o latino?
"Alleghiamo a un fascicolo anche la miniatura di una molecola...", dice uno degli stagisti freschi di diploma all'Istituto di Comunicazione Integrata, "D ai Fracco un senso di scienza, ricerca, progresso".
"Bello, ma molecola di cosa, bisogna trovare qualcosa che c'entri".
"Poi scusate, non  gi piccola la molecola? Se la miniaturizzi ancora, magari un bambino rischia di inghiottirla, e noi dalle questioni legali  meglio se stiamo fuori per una volta".
"Cio volevo dire, mettiamo la miniatura dell'ingrandimento di un miliardo di volte. La molecola del brillantante per la lavastoviglie, per esempio".
"Allora s".
Alla fine di un pomeriggio, pochi giorni prima di Natale, alla EM accade una cosa strana. Di colpo tutti si rendono conto che finora si  parlato. Come si parla in astratto di quanto sarebbe bello andare su Marte a vedere di che colore  il cielo.
Diventa sempre pi evidente che invece questo lavoro dovr, da qualche parte, essere cominciato davvero.
Un'enciclopedia. Una delle fatiche di Ercole. Bisogna fare tutto e tutto da zero, un piano editoriale, le ricerche, raccogliere una quantit disumana di dati, foto, schede, mettere insieme il materiale. Bisogna cominciare subito. Durante le vacanze. Bisogner che qualcuno salti le vacanze. Qualcuno dei presenti.
Il movimento collettivo  di quando si dice a un gruppo di bagnanti: avete notato quanto  grossa la medusa che dagli abissi sta risalendo dritta verso di voi?
In un baleno sono tutti sulla spiaggia.
Io resto tranquillo a nuotare dove sono, in attesa della trafittura.
"Io direi che la persona pi adatta a seguire bene questa cosa  Marcello, ci sa fare, ha idee, ha il contatto facile, mette gi le cose in fretta,  il nostro Diderot".
Tutti sono d'accordo e anch'io. All'improvviso mi trovo al centro di una rete di solidariet, attenzioni e complimenti per la mia tenuta nervosa che non sperimentavo da quando mi ero rotto un braccio a dodici anni giocando a calcio ai giardini.
"Tanto Marcello, diciamo la verit, per Natale tu andresti sempre in quel buco di culo di posto in montagna, per un anno ti fa bene cambiare un po' aria, cio non cambiarla, cio comunque tu sei quello che cambia aria pi di tutti perch quando vanno via gli altri a Milano c' un'aria fantastica. Vedrai che da domani cominci a divertirti sul serio".
Per Natale Marali ha mandato un Game Boy al Dalai Lama, "sempre mescolare alto e basso", con la precauzione ovvia di far capire al Dalai Lama che l'alto  lui e, separatamente, far capire alla Nintendo che l'alto sono loro.
Alla Fracco moglie vasi di calamondino, limone digitato, pera bergamotta e altri agrumi nobiliari da dama rinascimentale che l'hanno fatta sciogliere.


6

Durante l'infanzia non capivo il concetto di vacanza.
"Siamo in un'altra casa. Abbiamo cambiato casa?"
"No, siamo in vacanza".
"Questa casa  pi piccola e pi scomoda".
"Ma  solo per la vacanza".
"Poi torneremo nella nostra casa vera?"
"S".
Cos mi ero fatto l'idea che la vacanza  un periodo di tempo da passare in una casa peggiore. Anche per questo non mi dispiace lavorare quando tutti sono in ferie.
I primi giorni sono stati di conoscenza generale. Maurizio Fracco era stato avvertito da Marali che mi sarei presentato a casa sua per raccogliere dati per l'Enciclopedia.
Al bivio per Cariate dove i Fracco hanno la villa, ho sbagliato strada per tre giorni consecutivi, il 22, 23 e 24 dicembre.
E s che di metafore della vita non ne posso pi da tempo. Tutto  una metafora della vita, su Marcello Luoghi Comuni le metafore della vita hanno una loro rubrica fissa, io stesso appongo una crocetta indelebile sulla fronte di chi sento dire:  una metafora della vita.
Eppure al bivio per Cariate ho continuato a sbagliare strada lo stesso. I cartelli parlano chiaro, da una parte si va verso Bovisio, Limbiate, Saronno, dall'altra si va a Desio, Lissone, Monza e appunto a Cariate che per non fa parte dei cartelli.
Io ho sempre preso per Bovisio, Limbiate, Saronno, ogni volta chiedendomi: non star sbagliando strada anche stavolta, non sar un'altra metafora della vita?
Sudando nel giaccone gelido ho cercato di rimediare all'errore in modi sempre diversi, complicate svolte a U in un inferno di clacson, derapate sulla destra in spiazzi ghiaiosi dove regnavano scritte enormi PLASTODEK, EDILAGO, ESPOSIZIONE ALL'INTERNO, o gruppi di uomini in tuta infilavano pezzi componibili di porte a vetri tra le valve spalancate di camioncini bianchi. Ho curvato in strade secondarie dove dopo cinquanta metri l'asfalto si dissolveva in campi di fango schiariti dal gelo, ho effettuato retromarce a un centimetro all'ora in direzione contraria alla folata urlante di automobili camion e furgoni commerciali che piombavano su di me, tutto per raccapezzarmi e azzeccare l'uscita giusta da questa superstrada che pi che unire varie localit della Lombardia divide Milano da ogni luogo del mondo.
Tutto questo guardando Domande A Maria, lo speciale di Marcello Sindrome di Tourette sulla nativit, condotto da un pazzo con gli occhi iniettati di sangue che mi fa paura ogni volta che lo vedo.  un programma che sotto Natale mandano con regolarit. Il pazzo lo conduce in piedi sul tavolo.
Vista dal davanti la villa di Cariate sembra l'ingresso del complesso turistico alberghiero Tanka Village di Villasimius (Cagliari), dagli altri tre lati il muro di cinta dell'Ospedale Militare di via Saint Bon (Milano).
Una cameriera dello Sri-Lanka mi ha introdotto in un salone con il pavimento in acciaio inox lucido su cui erano deposti divani bianchi, poltrone bianche, tavolini bassi bianchi, un tappeto bianco, come dadi di mozzarella sul fondo di una pentola nuova.
In un angolo che dava su un altro vasto ambiente, una quantit di addobbi natalizi forniva un incoerente apporto di rosso e verde scuro, un grande abete profumato con decine di palle vermiglie, comete luminose, e oltre la porta, un imponente presepe tecnologico con pecore deambulanti, pastori alti un metro con occhi che si aprivano e chiudevano, stelle intermittenti, appesi alle pareti babbi natale con un display incastonato nella schiena che riportava temperatura esterna e interna, pressione e tasso di umidit.
Maurizio Fracco mi ha accolto con cortesia ma si capiva che gli dava fastidio il fatto che io non fossi Marali, dover parlare con un sottoposto, cos sono stato dirottato prima sulla Fracco moglie - "Siamo pochi e c' tanto da fare, a momenti Maurizio non lo riesco a vedere neanch'io" - e poi sulla Fracco madre la quale mi ha accolto con un'espressione di orrore che ho capito solo in seguito essere una forma di saluto.
A sua volta la Fracco madre - "Per il suo lavoro lei deve conoscere mio marito, la nostra memoria storica" - mi ha consegnato a un'altra cameriera dello Sri-Lanka che mi fatto strada su per un'ampia scala, una larga curva di marmo attrezzata con guida metallica per la salita dei disabili, lungo un corridoio con varie porte, fino alla camera del vecchio Fracco padre, il signor Sisto.
"Io non ho intestato pi niente dall'ottantasei, dal mila-nuf-cent-e-utanta-ses!", ha gridato il Fracco padre appena mi ha visto, con un ansimo da gabbiano sfinito, "Per prima dell'ottantasei sa tutto il Giuberti", e si  mosso dalla poltrona verso la finestra, da cui ho temuto volesse buttarsi.
"Non  finanza, non  finanza", ripeteva la cameriera agitandomi una mano davanti alla faccia come per ripulirla da una maschera spaventosa e poi mostrando al vecchio quanto fossero diventate rassicuranti le mie fattezze grazie a questo procedimento, "signore Maurizio manda lui, signore Maurizio amico lui".
Dopo qualche minuto la cameriera  riuscita ad ammansire il Fracco padre che si  abbandonato di nuovo sulla sua poltrona, "dio di dio, i voren famm mur" e poi quasi in italiano "farmi murire vogliono".
Un uomo di pi di ottant'anni, pochi capelli candidi e forti come lana pressata di un materasso vecchio, camicia bianca sbottonata e calzoni scuri, occhiali larghi che sembravano messi davanti agli occhi all'unico scopo di contenerne l'ansia.
Mi sono seduto di fronte a lui, ho spiegato con tutta la calma possibile la questione dell'enciclopedia, degli inventori del capitalismo, che ero l per raccogliere informazioni storiche e quindi era un privilegio per me poter parlare con l'uomo che rappresentava la memoria viva e diretta di tanti anni di vita e di lavoro della famiglia.
"Famiglia quale", ha risposto il Fracco padre guardandomi fisso un ginocchio.
Dopo un'ora di deliri, proteste per ingiustizie subite nel '59 e nostalgia per cose buone che non ci sono pi come l'alcol di menta, le canzoni di Tajoli e le SS, "il loro errore  stato fidarsi degli italiani", siamo piombati nel buio. Dal tono di piccola emergenza delle voci provenienti da sotto, ho capito che era saltata la luce in tutta la casa.
Il Fracco padre ha smesso tranquillamente di parlare, come se fosse scaduto un tempo prestabilito, l'ho lasciato alle cure di una cameriera entrata con una candela e mi sono incamminato con cautela gi per i gradini di marmo, appoggiandomi alla guida metallica per i disabili.
Quattro o cinque fiammelle vagavano nel buio sotto di me, ogni fiammella si trascinava dietro un alone giallo e dentro ogni alone un volto indiano indaffarato e serio fendeva l'oscurit con gli occhi brillanti.
Arrivato ai piedi della scala ho intravisto l'ombra panciuta di un pastore del presepio, forse la causa del corto circuito, gi rimossa dagli indiani e pronta per la riparazione. Mi sono appoggiato alla statua per trovare un appiglio nelle tenebre.
"Ma che merda di lavoro", ho ringhiato tra i denti.
" nell'altra stanza che deve andare", ha detto la statua del pastore.
"Chi !", ho fatto un salto indietro col cuore in gola.
"La stanza pi avanti, non quella del nonno.  li che deve andare. La stanza in fondo".
L'ombra panciuta si godeva il mio spavento.
"Perch, cosa c' nella stanza in fondo?", mentre cercavo di recuperare il respiro, scrutavo nel buio.
Non era un pastore difettoso, ma un bambino vivo, un bambino sovrappeso, in giubbotto di pelo. Non era una cornamusa che stringeva tra le mani, ma una specie di caricabatteria, con cavi elettrici che finivano in morsetti di metallo.
"I bauli con le carte. L c' tutto. Il nonno prima teneva tutto. Adesso non si ricorda neanche come si chiama".
"Tu sei il nipote di Sisto?"
"Io sono Aureliano".
"Ciao Aureliano, io mi chiamo Marcello".
"Lo so chi  lei".
"Dammi del tu".
"No, perch le dovrei dare del tu?"
"Ma non so, per amicizia".
"Che amicizia, se lei potesse non sarebbe qui. Neanch'io sarei qui se potessi".
"No ma cosa c'entra, io sono qui volentieri".
"... 'Sto piccio, lei  qui per lavoro, lavori".
"Eccola che torna", ha detto una voce adulta, la luce ha invaso l'ambiente ed  stato come risvegliarsi da un'ipnosi pericolosa.
Davanti ai miei occhi strizzati il salone  tornato a dipanarsi lungo le tre dimensioni previste dai suoi architetti, con il suo pavimento acciaio inox, i quadratoni di mozzarella e gli addobbi natalizi al loro posto. Ronzii, scatti e ticchettio di sistemi periferici che si rimettono in funzione, umidificatori, allarmi antifumo, centraline di videoproiettori. I babbi natale appesi alle pareti lampeggiavano tutti insieme dai display che recavano in dono ai bambini del mondo: Memory Lost! Memory Lost!
Maurizio Fracco si  avvicinato ridendo con i suoi denti larghi, ha messo una mano sulla spalla del figlio.
"Ha gi conosciuto il nostro scienziato?  lui il capo di casa".
Il ragazzino taceva, guardandomi.
La luce gli aveva sottratto disinvoltura, l'aveva ricacciato in una certa timidezza da bambino. Sui dodici anni, molto pingue, qualcosa di troppo infantile e qualcosa di vecchio. I capelli di un nero oleoso che sotto l'effetto del giubbotto di montone cominciavano a produrre una patina sulla fronte. Il caricabatteria, i cavi, sembravano un peso sproporzionato che qualche adulto crudele l'avesse costretto a reggere per punizione.
"Cos' che hai fatto Auri che hai su il montone? E quel trasformatore l? Sei stato ancora gi in tavernetta? Hai fatto l'arco voltaico? Hai anodizzato qualcosa? Hai sverniciato? Cos' che hai sverniciato stavolta, la serranda del box?"
A tutte queste domande Aureliano rispondeva con mugugni evasivi.
"Lo sai che poi salta la luce, qua non tiene".
"Ma hai detto che l'Enel ci metteva la corrente industriale, papi".
"E ma ci vuole un po' di tempo, adesso ormai sotto le feste, quelli l non si fanno vedere. A Natale lavora solo chi ha troppi soldi e chi ne ha troppo pochi...", e poi rivolto a me, " appassionato di cose elettroniche, elettriche, sa il computer meglio di me. Mi sa che le domande difficili sui Fracco le deve fare a lui".
La mattina dopo mi sono accorto che la mia macchina aveva cambiato colore per un quarto. Tre quarti erano blu come al solito. Tutta la fiancata destra, la portiera, il davanti, il dietro, era ricoperta da uno strato irregolare di grigio a chiazze con sbrodolate granulose di giallo chiaro, strisciate acide rosa-verde, aloni marroni con bordi neri.
Sembrava che le avessero dato fuoco e poi una mano di cera. Era la mia macchina. E il mio compito per quel giorno era salirci ancora, sbagliare ancora la strada, ritrovarla per miracolo e tornare ancora alla villa di Cariate. Ancora ancora e ancora.
I babbi natale erano stati resettati. Temperature e tasso di umidit e pressione atmosferica brillavano nel salone deserto. Aureliano non c'era. Non c'era Maurizio Fracco, non c'era la Fracco moglie, non c'era la Fracco madre, niente persone extra-cingalesi in vista.
Una cameriera istruita a ci mi ha guidato in silenzio su per lo scalone rotondo, abbiamo oltrepassato la porta del Fracco padre, aperta, ho rivisto di sfuggita la stanza del giorno prima, ma nemmeno il vecchio c'era e sembrava non ci fosse mai stato.
Ho avuto accesso alla camera in fondo, quella dei bauli, quattro grossi affari verdi profilati di nero e borchie metalliche.
1919. Nasce Sisto Fracco, padre di Maurizio.
1933. Nasce Lina Bertani, moglie di Sisto (dal 1956).
1938. Il 25 febbraio apre "Fracco & Mezzani" in via Mantegazza a Milano, negozio di casalinghi, ferramenta e radio. Titolari: Giuseppe Fracco (padre di Sisto e quindi nonno di Maurizio) e Remigio "Gigio" Mezzani, che di Giuseppe ha sposato la sorella Maria Teresa.
Gigio Mezzani entra quasi subito in contrasto con Giuseppe Fracco, viene allontanato a fatica dal negozio (solo "Fracco" dal settembre '39) con strascico di cause e ripicche che durano fino alla morte in guerra di Gigio sul fronte albanese nel 1942. Giuseppe Fracco porge le condoglianze alla vedova, cio alla propria sorella Maria Teresa, con le parole: "Alla fine si  tolto il pensiero anche lui,  meglio per tutti". (Informazioni tratte dal fitto scambio di biglietti tra i due).
1948. Apre un secondo punto vendita in piazza Napoli.
1949. Muore di setticemia Maria Teresa Fracco. Giuseppe Fracco commenta: "Alla fine soffriva troppo senza il suo Gigio,  meglio per tutti" (scambio di biglietti con il figlio Sisto).
1958. Nasce Maurizio Fracco.
1961. Nasce Loredana Gambelli, moglie di Maurizio (dal 1987).
Tra il 1973 e il 1995 aprono altri quattro punti vendita, uno a Milano in viale Marche, tre fuori citt (Settimo Milanese, Assago e Cormano).
1988. Nasce Anna Sabina Fracco, figlia di Maurizio e Loredana. All'anagrafe  stata registrata come Anna Saba, in onore di una marca di televisori che all'epoca Maurizio Fracco considerava il non plus ultra.
1990. Nasce Aureliano Fracco.
La sera seguente, dopo due giorni passati a frugare tra carte, muffe, vecchie fatture, decalcomanie di prodotti estinti, adesivi che il tempo aveva trasformato in lastrine di selce, appuntare date nomi e cose senza alcun interesse, ho sentito una presenza dietro di me.
Mi sono voltato piano, sicuro di trovarmi davanti qualche mostruosit.
Era la Fracco madre con la sua espressione di orrore ammorbidita da una vena di interesse.
"Sono quasi le dieci, ha fame?"
"Ah. Grazie, s, veramente".
"Che ho visto che lavora sempre".
"Ho un po' perso il senso del tempo, sono qui da stamattina".
Mi sono rialzato dalla voragine del baule, la schiena a pezzi e lo stomaco improvvisamente vuoto, ho detto che mi andava bene qualsiasi cosa, di non disturbarsi a cucinare. La Fracco madre ha corrugato la fronte come di fronte a canti incomprensibili di un popolo lontano e ha dissipato l'equivoco.
"Perch se ha fame c' una pizzeria qui vicino, in macchina ci mette meno di dieci minuti, adesso che non c' traffico. Glielo dicevo perch se va subito fa a tempo a tornare per la messa di mezzanotte".
Era una tradizione di famiglia, mi ha spiegato la Fracco madre, tutti quelli che sono in casa la sera del 24 devono vedere in tv la messa di mezzanotte.
Ho fatto un rapido conto mentale di quanto il mio comportamento potesse influire sul proseguimento del lavoro e in generale sui rapporti EM-Fracco e non c' stata discussione.
Dopo un quarto d'ora ero davanti alle luci in via di spegnimento della Pizzeria Poker di Cesano Maderno: "Mi rincresce ma stasera chiudiamo un'ora prima, vada verso Ceriano, Carimate, Como, Chiasso che c' un bar aperto, la strada  una, non pu sbagliare".
Davanti agli occhi, un flash di Marcello If, Dove Sarei Adesso Se.
C' un'intervista a me stesso. Sono in una bella casa, tranquillo su un divano, l'intervistatrice  di France 2, una ragazza con i capelli raccolti sulla nuca in un delizioso viluppo di seta. Si scusa per la banalit, ma quando le dimensioni di un successo sono tali,  naturale domandarsi: il segreto, qual  il segreto di un successo simile? Io sono molto modesto e simpatico, dico, ma non so, nessun segreto.
E la ragazza di France 2: ma forse c' un momento che lei ricorda come svolta nella sua vita, l'attimo in cui ha preso corpo l'intuizione giusta.
E io: aspetti, ora che ci penso, forse s,  stato quando ho massacrato a calci una vecchia la vigilia di Natale di tanti anni fa mentre guardavamo la messa in tv. Ricordo che i suoi domestici, gente in gamba dello Sri Lanka, mi hanno aiutato a finirla con stile e parsimonia di gesti. Sorridiamo insieme, la ragazza ha un sorriso che colpisce al cuore, lo guarisce e torna a colpire.
Dopo aver vagato cinquanta minuti nella notte ero di nuovo nel salone inox, digiuno, a dividere con due domestici lo spigolo di un tavolino bianco. Davanti a noi, l'enorme lenzuolo bianco del videoproiettore con la messa di mezzanotte.
Sul divano bianco erano accomodati la Fracco madre, un bel cane chiaro e mansueto e quella che evidentemente era la capa delle cameriere. Intorno, il resto della comunit cingalese, tutti vestiti di bianco che guardavano con interesse quel rito lontano.
Mi sono sporto di lato per attingere una ciotola di noccioline e un'onda di turbolenze magnetiche ha sconvolto le immagini sul grande schermo.
Mi sono bloccato, i disturbi si sono attenuati. Ho ripreso il movimento verso la ciotola: scariche, distorsioni, inversione dei colori, la messa sembrava trasmessa da un sottomarino.
C' stato qualche tentativo del personale di servizio di agire sui comandi, regolazione fine, puntamento parabola, controllo antenna, niente da fare.
Ho mosso la testa verso destra.
I preti sono diventati verdi.
Ho mosso la testa verso sinistra.
La veste del papa si  incendiata di un carminio velenoso.
Mi dispiaceva ma non potevo farci niente.
Da qualche minuto era in onda nella mia testa, a tutto volume e in formato 11:9, uno speciale non previsto di Marcello Sindrome di Tourette: Lo Chiamarono Tra Le Altre Cose Ges.
Spostandomi disturbavo la trasmissione e la trasmissione disturbava me. Quando i preti viravano sul verde, le ossa del mio cranio vibravano di un ronzio intollerabile.
Quando il papa si tingeva di rosso, le sillabe del parlato di Lo Chiamarono Tra Le Altre Cose Ges mi rombavano nella testa violente e distorte come espettorate dalla gola di una tigre.
Senza farmi notare, cercavo di mettermi in un modo che evitasse ai sacerdoti di sembrare gli uomini-rettile dei racconti di H.P. Lovecraft e a me di perdere il senno, e alla fine ho trovato la posizione: lontano dalla ciotola.
Rimanendo immobile, le trasmissioni sono proseguite regolarmente, fuori e dentro di me.
Due forze umane fondamentali e contrarie - broadcast e narrowcast - due emisferi opposti del creato ribollivano ognuno nel proprio alveo, sfogavano la propria furia senza turbarsi l'un l'altro a una condizione: che io non tentassi di mangiare le noccioline.
Verso la fine della messa ha fatto la sua comparsa il vecchio Sisto, in vestaglia, sostenuto da un domestico. Appena mi ha visto mi ha salutato "buonasera don", e si  addormentato prima di toccare lo schienale della poltrona.
A "scambiatevi un segno di pace" la Fracco madre si  girata verso di me con la mano mezza tesa, mi ha guardato, ha fatto un cenno con la testa: per lei girarsi  fin troppo, ha ritratto la mano, si  voltata dall'altra parte e per non sprecare il movimento ha fatto una carezza al cane.
Finita la messa ci siamo alzati tutti, tranne il Fracco padre che si  rianimato e consultava una guida tv.
Con il cappotto in mano mi  venuta in mente una cosa.
"Signora Lina, non voglio mettermi a parlare di lavoro qui sulla porta,  solo un chiarimento. Quanti sono di preciso i negozi Fracco, cinque o sei?"
La Fracco madre si  irrigidita.
Sul grande schermo era in corso un veloce zapping diretto dal Fracco padre che sventolava la guida tv insultando un cameriere incapace di trovare il canale desiderato.
"Via Mantegazza e piazza Napoli a Milano. Settimo Milanese, Cormano, Assago. Cinque in tutto".
"Le chiedo questo perch nel baule ho trovato delle carte di un punto vendita Fracco anche in viale Marche".
"Ah no no", la Fracco madre ha avuto un brivido nel golfino, "niente,  un errore. Non  pi nostro viale Marche, da un sacco di tempo".
"Antenna 3, cretino di un cretino", smaniava il vecchio Sisto contro il cameriere impassibile.
"Ma ho trovato carte recenti, fatture di due mesi fa".
"Niente, no. Non  pi nostro. C' l'insegna Fracco ma  stato un errore. I nostri negozi sono cinque e stop.  qui in macchina o le chiamo un taxi?"
"Shaft! Eccolo! Lascia l". Il vecchio Sisto era rinato, si era anche fatto portare una birra. La sigla di Shaft il detective, episodio enne, replica enne alla ennesima, risuonava nel salone insieme ai bagliori dei primi spari.
Tanto per sciogliere l'imbarazzo generato dalla questione negozi, ho detto: a proposito di macchina, lo sa che l'altro giorno suo nipote Aureliano me l'ha sverniciata con uno dei suoi esperimenti? Una smorfia di compatimento si  fatta largo nella complessiva espressione di odio della Fracco madre: se parcheggi l'auto proprio sotto un nido di piccioni come credi di ritrovarla, piena di petali di rose? Va l che hai delle pretese.
Ha fatto un gesto con la mano che voleva dire: hai gi rotto le palle con la storia di viale Marche, per stavolta far finta di niente. Ha detto: buon Natale, buon Natale mi saluti la moglie se ce l'ha, e mi ha spinto fuori, nel gelo e nel dubbio.
Quanti sono i negozi Fracco?


7

Gennaio. Al ritorno negli uffici della EM di piazza Lavater, il mio lavoro  risultato inutile.
Marali aveva raccolto notizie molto pi significative sui Fracco, tramite le sue conoscenze.
Maurizio Fracco e Loredana Fracco, quella che ho sempre creduto essere la Fracco moglie, sono separati.
Il loro matrimonio  durato tredici anni, durante i quali sono nati Anna Saba, poi Sabina, e Aureliano.
Dopo un periodo di crisi, nell'estate 2000 Maurizio  andato da solo in vacanza in Turchia. L ha conosciuto Nadjia, una diciannovenne rumena, ha perso la ragione, due giorni prima di tornare l'ha condotta al primo ufficio pubblico fuori dal recinto del Valtour, l'ha sposata - matrimonio poi risultato non valido in Italia - e l'ha portata a Milano.
Immediata richiesta di divorzio da parte di Loredana, con un tale carico di richieste per danni alimenti e rimborsi che nel settembre 2000 la catena Fracco Stores chiude una settimana "per inventario".
Si svolgono consigli di famiglia frenetici e squilibrati: da una parte l'universo Fracco, moglie madre padre figli, un fronte dove si mischiano in vario grado furore e indifferenza, dall'altra solo Maurizio, orso confuso.
Nadjia, estranea a tutto come un meraviglioso uccello tropicale in coda alle poste, trascorre i primi giorni all'Ikea di Corsico per arredare il trilocale in zona Fiera dove Maurizio ha per il momento stabilito il loro nido.
Maurizio Fracco viene in breve costretto ad accettare tutte le condizioni poste da Loredana.
Lei rinuncia a chiedere il divorzio e la valanga di contanti se: diventa proprietaria dei due negozi di Milano e Maurizio accetta una separazione di fatto, con divisione immediata di case, patrimonio e letto coniugale.
Altre clausole: Maurizio deve guardarsi bene dal provare a rendere valido anche in Italia il matrimonio con Nadjia e dall'immettere la ragazza negli affari di famiglia. Per il resto "puoi scopartela finch dura".
In un confronto con il marito, a Loredana scappa anche un "figlio di puttana" presente la Fracco madre.
" un modo di dire, Lina, ormai lo dicono anche in tv", si giustifica Loredana.
"S s per carit, a un dato momento cosa vuoi", dice la Fracco madre.
Si sono anche incontrate un giorno, Loredana e Nadjia.
Consapevole dell'abito Max Mara grigio antracite che la ringiovaniva, dei collant Philippe Matignon in lycra e microfibra che comprimevano e modellavano nei punti giusti, delle creme rassodanti usate con regolarit, dei litri e mezzo di acqua naturale bevuti tutti i pomeriggi contro la ritenzione idrica, del collagene, degli acidi della frutta e di ogni principio attivo assorbito, degli esfolianti, dei massaggi luned mercoled e venerd, Loredana avrebbe voluto morire l'istante dopo essere entrata nel trilocale in zona Fiera.
Un'adolescente bruna dal corpo perfetto e gli occhi d'oro, in canottiera blu, calzoncini Decathlon e calzine di cotone bianco, sedeva diritta a gambe incrociate sul divano Ikea - collo, spalle, seno, braccia, gambe splendenti, oggetti di valore inestimabile trattati con noncuranza da miliardario - e la guardava seria.
Travolta dall'onda di freschezza e luce irradiata dalla pelle della ragazza, Loredana Fracco ha deposto la volont di "dirgliene quattro" e ha cominciato a parlare di condizioni d'affitto. Ha offerto a Nadjia un bilocale a Novate Milanese, a un canone vantaggioso, dove beninteso la ragazza avrebbe vissuto da sola.
A questa frase  seguita una pausa di sospensione in cui sarebbe potuto cadere il mondo. Le due donne si sono guardate.
Poi Nadjia ha obiettato in un italiano elementare ma corretto che aveva acquistato mobili per tre locali. In due locali, dove mettere i mobili in pi? Oltre a questo, Novate Milanese  lontano da via Spiga?
"Non molto", ha detto Loredana, "in certi orari ci si mette di pi a andare dalla Fiera a Citt Studi, per dire due punti in Milano, che da Novate fino in centro".
Maurizio Fracco presente e silenzioso, assentiva con forza dopo qualunque frase delle due, cercava di convincersi che si stesse lavorando di fino su accordi gi presi e che tutto andasse per il meglio.
In una fantasia demente si era anche immaginato, e pi di una volta, l'incontro fra Loredana e Nadjia come una cosa eccitante, la furia di gatte selvagge che si disputano il maschio a morsi e unghiate. Ora invece si trovava in mezzo a una contrattazione puntigliosa tra marmotte, divise da questioni di catasto marmottile ma unite da un pensiero: tornare al pi presto ognuna nella propria tana.
Loredana si  offerta di acquistare le poltrone Klappsta, il tavolo Gide e sei sedie Bror valutando il tutto al 50% del prezzo di listino. In meno di mezz'ora le due donne si sono accordate per l'80% - e per un monolocale ma non a Novate bens in citt, zona Farini, vicino all'Alcatraz e al de Sade - e si sono salutate con una stretta di mano.
Fracco ha scambiato baci sulle guance con Nadjia, uno di qui uno di l, ed  uscito dall'appartamento insieme a Loredana che se ne  andata sulla Smart e l'ha lasciato sul portone a chiamare un taxi col telefonino.
Sistemata Nadjia nel monolocale dove "tanto quando vogliamo vederci ci vediamo", Maurizio Fracco le ha procurato una Polo Volkswagen e aperto un negozio di pane pizza e focacce. Per recupero ironico delle vecchie cose, sopra il pane pizza e focacce ha voluto mantenere inalterata la vecchia insegna dell'esercizio fallito che in precedenza occupava i locali, Spazio Omnitel.
In una versione superbingo della fantasia demente, Fracco aveva sognato che la furia delle gatte trovava sfogo in un letto dove finivano tutti e tre insieme, e dopo questo Loredana e Nadjia amiche e placate, venivano a vederlo giocare a calcetto.
A quanto Marali sa, oggi tra Maurizio Fracco e Nadjia ci sono ancora buoni rapporti, forse ogni tanto anche sesso, lo Spazio Omnitel vende parecchia focaccia, ma  chiaro che n a lei n a lui la cosa interessa pi. Maurizio Fracco, organi genitali a parte,  tornato definitivamente dalla Fracco moglie. E la porzione di marito recuperata  quella che la Fracco moglie desiderava, n pi n meno.
E poi c' l'episodio del Fracco Store di viale Marche.
Nicoletta Ravezzoli  stata la prima vera fidanzata di Maurizio Fracco, si sono conosciuti nel 1978, ultimo anno del liceo scientifico di Maurizio, e sono stati insieme fino a quando lui ha conosciuto Loredana, nel 1985.
A un certo punto, intorno all'83, il matrimonio tra Maurizio e Nicoletta era sembrato ineluttabile, con approvazione di tutti i Fracco madre e padre, e anche dei nonni, allora viventi.
Maurizio aveva venticinque anni, i genitori gli stavano facendo fare pratica come capo del negozio di viale Marche, sette vetrine di tutto rispetto, clientela fissa e di passaggio.
Una notte d'estate Fracco ha riaccompagnato a casa Nicoletta, che viveva ancora con i genitori. Avevano trascorso la sera a un tavolino appartato di una gelateria, avvinti in un'intensa sessione di preliminari sessuali destinati a non avere seguito. Arrivati al portone, il cervello immerso nella montata di liquido seminale Fracco aveva ringhiato nelle orecchie della fidanzata dei suoni il cui senso era "tu bella, io farei tutto per te". Nicoletta, che conosceva bene il proprio aspetto per averlo tante volte studiato allo specchio aveva risposto con altri suoni che volevano dire "si prenda atto di questa dichiarazione, resa spontaneamente e senza assunzione di sostanze psicotrope".
E la mattina dopo: ad esempio cosa faresti per me?
Nel luglio 1984 Maurizio Fracco, di nascosto dai genitori, ha intestato a Nicoletta Ravezzoli il Fracco Store di viale Marche. Subito scoperto, Maurizio ha vissuto il primo grande scontro in famiglia.
Per la Fracco madre erano stati indicibili la sorpresa e il tradimento, come venire pugnalata da un neonato durante la poppata.
La mattina dopo aver saputo del cambio d'intestazione, gridava dal tavolo della cucina coperto di carte bollate, planimetrie e tazze di Orzoro: chiamare subito il notaio, tirar gi dal letto i carabinieri, allertare gli avvocati, il Giuberti - il commercialista - far cancellare le firme, rimettere tutto come prima, non scherziamo.
Gli occhi pieni di paura e odio, cerchiati di bianco e di nero, i capelli grigi lasciati andare dietro, senza le forcine, le forcine che nella gerarchia materna degli accessori indispensabili alla comparsa in pubblico venivano superate solo dalla pi intima biancheria, la voce deformata dalla rabbia della madre avevano riempito di sgomento Maurizio Fracco che in un angolo del cervello stava gi annaspando alla ricerca di uno straccio di modo per spiegare a Nicoletta che c'erano delle difficolt, che viale Marche restava intestato a lui.
Ma a quel punto era intervenuto il Fracco padre.
Un'ora di urla e mani sbattute sulle carte per dire: Maurizio non  pi un bambino.  un uomo. Gli abbiamo dato in gestione viale Marche e lui ha deciso di intestarlo alla moglie, ha fatto bene, c' anche dei vantaggi sulle tasse.
"Che moglie! Non  la moglie", aveva gridato la Fracco madre.
" vero, non  la moglie", aveva detto piano Maurizio.
"Non  la moglie, lo diventer", aveva chiuso il discorso il Fracco padre, e con il dito sotto il naso della Fracco madre accasciata, "e ti ricrdes: Fracco  mio padre, Fracco sono io, Fracco  mio figlio Maurizio. Te sei una Bertani".
E con questa vittoria il vecchio Sisto ha dato fondo alla scorta di energia vitale riservatagli dal destino, tanto pi che due mesi dopo, durante un'uscita serale al lago di Como insieme ad amici - Nicoletta bloccata a casa dal compleanno della nonna sorda - Maurizio conosceva Loredana, in seguito divenuta la Fracco moglie.
Quando Nicoletta ha saputo della nuova fidanzata di Maurizio, in ventiquattro ore ha fatto cambiare una serie di porte, codici e serrature, si  appropriata in tronco di Barzan, Fumagalli e Rivolta, esperti lavoranti, "i tre moschettieri del circuito elettrico", che i Fracco le avevano prestato per avviare l'attivit - contro i moschettieri traditori i Fracco si sono accaniti negli anni successivi negando pensioni, bollini e contributi vari -, e si  accaparrata il negozio di viale Marche. Di invariato sono rimasti l'insegna Fracco perch "la clientela  abituata" e l'addebito delle bollette di luce e telefono su uno dei conti bancari di Maurizio "perch questo  stato un suo preciso impegno".
A nulla sono serviti gli strascichi legali.
Una sera, qualche mese dopo il crac, gli avvocati hanno fatto capire ai Fracco che il danno era fatto, che non valeva la pena e la spesa cercare di ottenere le briciole da "quella l". Conveniva lasciar cadere lentamente la cosa.
Usciti gli avvocati la Fracco madre ha guardato Maurizio e il Fracco padre, gi seduti al tavolo apparecchiato, il Fracco padre con il tovagliolo infilato nella camicia, Maurizio con gli occhi piegati in gi, in attesa del colpo.
"Io sono una Bertani, voi siete due pirla", ha detto la Fracco madre. Da allora il Fracco padre non  pi riuscito a pensare al domani.
Nicoletta si  tenuta il negozio e ce l'ha ancora. Dal 1984 le parole viale Marche suonano alle orecchie dei Fracco come Valle della Morte, Transilvania, Waterloo, un luogo segnato, una ferita aperta sul Tuttocitt. In viale Marche non si va, non si consegna, non si passa.
Dopo tanti anni, sbiadita la rabbia, esaurita anche l'energia necessaria a farsi sopraffare dai ricordi, la Fracco madre si sveglia ogni tanto di notte.
"Cosa c'", chiede il vecchio Sisto nel buio.
"Quando penso a viale Marche", dice lei e scuote la testa.


8

"Ma a chi credi che interessi questa roba?"
"Non so. Per se alleghiamo le miniature dei commessi ai fascicoli, forse la gente far a pugni per comprarli".
"Vanno caratterizzate queste miniature, ci vogliono dettagli, accessori. I bambini vanno matti per gli accessori, ti ricordi lo scudo delle Tartarughe Ninja?"
"Per esempio: Barzan, il commesso inglobato in viale Marche, aveva dei grossi baffi neri, ho visto una foto. Non sono caratteristici?"
"E la vedova dice che fumava sempre".
"Certo, l'eterna sigaretta di Barzan. I baffoni, una sigaretta staccabile che si pu togliere e mettere dalla bocca alla mano e viceversa, sono bei dettagli, nella miniatura possono venir bene".
"I bambini impazziranno, a togliere e mettere la sigaretta in bocca, o in mano, a Barzan".
"Quante voci abbiamo raccolto finora per l'Enciclopedia dei Fracco?"
"Saranno cento".
"Equivalenti a quante pagine?"
"Undici, usando un carattere grande".
"Ci vuole qualcos'altro, qualcosa di forte".
Avvolti nel fumo dei sigaretti di Marali, si fa il punto della situazione, tra gennaio e febbraio, negli uffici di piazza Lavater della EM.
Chiarito il mistero sul numero dei negozi, il Fracco Store da lanciare sar il sesto e non il settimo della serie.
"Peccato, sette  un bel numero", ha detto Marali in riunione a Maurizio Fracco, "avevo gi pronto il concetto di lancio, ma se i negozi non sono sette, non si pu pi usare".
Tornati in ufficio, il concetto di lancio che non si pu pi usare  risultato essere "Ci facciamo in sei anzi in sette".
"E non possiamo usare Ci facciamo in cinque anzi in sei?", ha chiesto uno dei due stagisti freschi di diploma.
"No.  un'altra cosa, questione di equilibri, sette numero magico, Pitagora, i sette samurai", ha detto Marali e nessuno ha pi sollevato l'argomento.
Si organizza la ricerca del materiale per l'Enciclopedia e intanto c' dell'altro lavoro da sbrigare. E proprio da un altro lavoro arriva per caso qualcosa di forte.
Da un gruppo di avvocati vicino a un gruppo di parlamentari vicino a un gruppo di imprenditori vicino a un pozzo pieno di soldi  arrivata alla EM la richiesta per una campagna sociale.
"Caratteristica della nostra epoca  la mancanza di senso della responsabilit personale", dicono gli avvocati vicini ai parlamentari vicini agli imprenditori vicini al pozzo di soldi, " il momento di fare qualcosa per sensibilizzare la gente".
Ci hanno inviato un filmato ripreso dal vero, con telecamera nascosta. Lo vediamo in sala riunioni, attraverso i fumi di sigaretto.
Centro di Milano. Un giovane uomo ben vestito parcheggia una macchina sportiva nello spazio per gli handicappati, arriva un vigile e gli fa presente che deve spostarsi.
"Perch se no?", dice l'uomo ben vestito in tono di sfida.
"Devo farle il verbale, sono cinquanta euro di multa".
"Uuu cinquanta euro! E fammi la multa, morto di fame. Anzi guarda, ti d cento euro, cos fai cinquanta di multa e cinquanta te li ficchi nel culo".
L'uomo ben vestito butta due biglietti da cinquanta euro in faccia al vigile e se ne va al bar, dove gli amici hanno seguito la scena dai tavolini e ora si complimentano con lui.
Che brutta cosa, si concorda intorno al tavolo.
Ora, come educare la gente, ci chiedono gli avvocati vicini ai parlamentari eccetera, come insegnare che si pu parcheggiare nel posto degli handicappati senza diventare antipatici, ma comportandosi da affascinante avventuriero, da anticonformista che si burla delle regole, un Butch Cassidy, un Cary Grant in Caccia al Ladro.
Il concetto da far passare all'opinione pubblica : quest'uomo in fondo in fondo obbedisce alle regole. Trasgredisce ma paga.
La legge odierna  assolutistica, impositiva: "Questo parcheggio  riservato agli handicappati".
Noi gruppo di avvocati vicini eccetera, preferiremmo un'interpretazione pi aperta, liberista: "Questo parcheggio sarebbe riservato agli handicappati, ma bisogna che chiunque abbia il diritto di scegliere".
Tu cittadino devi poter decidere, se obbedire alla legge come un pecorone qualsiasi, o se puoi permetterti, pagando naturalmente il dovuto, la libert di trasgredire.
Questo  il tipo di responsabilit personale che il cliente intende promuovere. Il giro del tavolo si mette in moto, vengono pronunciate le parole antiperbenista, maverick, controcorrente, Eminem, inizia inesorabile la produzione di idee.
"Ritocchiamo questo filmato, perfezioniamolo. Manteniamo la freschezza dei pezzi veri, ma mischiamoli con del girato nuovo".
"S, docu-fiction".
"Facciamo vedere che era tanto tempo che lui girava per le strade e che non aveva trovato parcheggio e che invece di andare al bar doveva visitare un parente con una grave malattia".
"Ma se togliamo che va al bar gli togliamo il fatto che sa godersi la vita".
"Allora facciamo che il parente con la grave malattia lo aspetta al bar".
"S,  un po' tirata ma ci pu stare, oggi al bar va chiunque".
"Poi, non facciamogli dire le parolacce, in quei punti mettiamo della musica che copre".
"Anche nel rapporto col vigile ci vuole un ritocco, mettiamo che il vigile  molto militaresco dogmatico e intollerante, un sergente sturmtruppen, mentre lui invece  ironico, e quando dice E fammi la multa togliamo morto di fame e mettiamo mein kapitan che diventa anche satira".
"Poi, sottolineare che il parcheggio  destinato a persone con caratteristiche fisiche indesiderabili. Quindi se tu - che invece sei un bel ragazzo - accetti di andarci, gi ti sottoponi all'esperienza di parcheggiare in una zona dove non vorresti mai stare, e questo volendo  un danno psicologico per te. Quindi in un certo senso sei tu in credito".
"E comunque il punto  che lui paga, e il doppio persino, quindi non si vede proprio dove sia in colpa. A un uomo libero nessuno pu impedire niente".
"Si pu mettere una scritta in sovrimpressione, quando lui butta i cento euro in faccia al vigile, che i cinquanta euro in pi vanno a finanziare qualche ente?"
"Buono".
"Ci vuole un concetto memorabile che firmi la campagna".
"Com' vietato vietare?"
"Ottimo".
A "vietato vietare" parte dentro di me uno speciale di Marcello Potrei Dire.
"Ma no, ma scusate, ma porca di quella troia...", dice un uomo vecchissimo su una carrozzella, con una coperta a scacchi sulle gambe, "ma a parte il disgusto per tutto, a parte che il concetto Le leggi vanno rispettate solo da chi non ha i soldi per infrangerle non era previsto neanche dai legislatori del tardo medioevo per manifesta iniquit, ecco a parte questo, vi prego: vietato vietare no, lasciatelo stare, era in una poesia di Rodari, un gioco per i bambini, quarant'anni fa, una frasetta ingenua e libertaria".
"S, s, ingegnere", un'infermiera impugna i manici di gomma della carrozzella, "pensi che adesso invece quella frasetta  diventata un pacchetto di leggi, promulgate da avvocati marci fino al midollo, con una rete di amicizie spaventose, clientele, ricatti, favori, una trama di cui per capirci la massoneria  la parte che ama la luce del sole. Vede che non c' niente pi efficiente della destra per rendere operative le cazzate a effetto dette dalla sinistra? Vuole realmente che le descriva ancora gli effetti pratici di la fantasia al potere sulla vita di questa nazione? Su su, che  ora del semolino".
Il vecchio comincia a piangere e la ragazza lo spinge via, e io mi devo essere perso un momento importante nella sala riunioni della EM di piazza Lavater perch vedo che Marali ha la sua faccia all'erta, la barba gli si  gonfiata, un palloncino grigio.
Liquida la campagna di sensibilizzazione alla responsabilit personale, emette nuvole impazienti dal sigaretto, "Ma s s, vietato vietare va bene, sbrigatevela voi in due giorni, a me di questa roba non mi frega niente. Tanto questi avvocati  gente troppo piena di soldi, i ricchi alla fine non ti pagano mai. Per mi hanno fatto venire un'idea per i Fracco. Andiamo Marcello."
In un baleno siamo tutti davanti a Maurizio Fracco a parlare di fotocopiatrici, scanner, pixel per mm e milioni di colori.
Oltre a me, Marali si  portato dietro anche uno dei due stagisti freschi di diploma. Lo presenta come "artista che lavora sulla riproduzione-provocazione, l'accumulo, materico, concettuale, Duchamp, Fluxus, Joseph Beuys che era un amico".
Saltiamo tutti su vari taxi e passiamo il pomeriggio in giro per i Fracco Store: Cormano, Settimo Milanese, Assago. Lunghi trasferimenti attraverso tangenziali intasate che solcano l'hinterland, svincoli, strade provinciali che sfociano in centri urbani dove palazzi negozi vie e centri commerciali sono stati progettati da e per gente affetta da grave deprivazione sensoriale.
Il pomeriggio di febbraio  un arco breve. La luce esterna si deteriora in fretta, in compenso la visione si fa pi nitida a ogni ingresso nei taxi, bolle amichevoli di lucine colorate dove si pu respirare finalmente aria filtrata da qualcosa, funzioni di ricircolo, carbone attivo, profumanti per auto, polmoni di terzi.
Per Maurizio Fracco il tour  un trionfo, il re degli atolli in visita a leali trib che del sovrano sono abituate solo a sentir parlare.
Ogni trib offre prodotti locali, gustiamo caff di diverse macchinette, bevande calde e fredde, deferenza e festa, la tensione sociale dell'evento  alta, non si sa pi che omaggi offrire, ad Assago le cose prendono una piega per cui se rimaniamo ancora un po' a Fracco saranno servite due giovani cassiere perch disponga dei loro corpi come meglio crede.
L'impressione  che se Fracco chiedesse "Disturbo se le squarto e ne divoro le interiora?", loro stesse risponderebbero "Ma ci mancherebbe, se non si ci svaga mai, che vita ?", e cos come sono, senza neanche mandare un messaggio a casa col telefonino, si distenderebbero sul bancone in attesa del primo colpo di zanna, guardando il soffitto con le ciglia cariche di mascara.
Per tutto il tempo lo stagista fresco di diploma all'Istituto di Comunicazione Integrata ha tenuto sotto il braccio la Guida Colori Pantone, con due segnalibri uno sui verdi e uno sugli arancioni. Proviamo decine di apparecchiature, toner, lettori laser, stampanti, grammature di carta.
Alle otto meno un quarto di sera siamo di nuovo a Milano, al Fracco Store di piazza Napoli, saracinesche mezze abbassate, allarmi inseriti, due commessi lividi d'impazienza bloccati con il mazzo di chiavi in mano. Marali confronta due stampe appena partorite da una Epson 9500 con gli originali Pantone 334 verde e 123 arancio e fa un gesto con una mano: che bella cosa, che grande cosa.
Poi dice ai presenti che Maurizio Fracco  papa Giulio II, lo stagista  Michelangelo", e lo stagista fa segno "be', esagerato", "e il Fracco Megastore che aprir a settembre  la Cappella Sistina".
Si fa silenzio, tutti aspettiamo il resto.
Marali  lanciato, proietta lapilli di saliva attraverso la barba, grida: l'opera d'arte nell'era della sua riproducibilit, Oggetto e Supporto, Nouveau Ralisme, Azimut, una spallata che costringe l'arte a regolare il passo con il passo della vita, il falso che nell'uso diventa vero e quindi vero due volte.
"In sintesi?", chiede alla fine Maurizio Fracco.
"In sintesi riprodurremo i pass per parcheggiare nelle aree per disabili, e li regaleremo a duecento supervip selezionati tra i vostri invitati all'inaugurazione del Fracco Megastore di settembre".
Il parcheggio, ma certo. Il regalo pi ambito, la merce pi preziosa al momento in citt. Piazzare la macchina davanti, sopra, al posto di qualsiasi cosa, marciapiede, bar, ufficio, cinema, centro, Navigli, Brera, corso Como, dovunque.
Ovviamente questo pass per parcheggiare nelle zone disabili sar un dono segreto, un ghost-gift dice Marali, come la ghost-track da ricercare nei cd. Sar un piacere riceverlo, un doppio piacere non farlo sapere agli altri, e un triplo piacere il fatto che gli altri sapranno comunque e scoppieranno di invidia.
Il giorno dopo negli uffici della EM di piazza Lavater, Maurizio Fracco  sempre pi convinto di essersi imbattuto in un genio.
Sul tavolo della sala riunioni due cartoncini uno verde e uno arancione. Quello verde misura 18X12, quello arancione  pi piccolo ed  bordato di bianco al centro, stampato con un largo tratto nero c' il simbolo internazionale dell'handicap, l'uomo stilizzato in carrozzella. Santo omino in carrozzella, il tuo sacrificio non sar inutile, attraverso la tua sofferenza altre persone vivranno meglio.
Ho solo un dubbio, dice Maurizio Fracco: in genere questi pass disabili li vedi su auto come Panda, Punto, Kangoo, Micra, Ibiza, cose sfigate da reddito fisso, praticamente le nipotine della DAF Variomatic, - le nipotine della DAF Variomatic!, ridiamo tutti, grande la DAF Variomatic, dice Marali, tra l'altro per dei minorati era una gran bella macchina, lo dico con affetto, l'ha progettata un mio amico.
Ecco, riprende Fracco, i nostri ospiti e destinatari del pass falsificato invece guidano ben altro e pronuncia parole come: Cruiser, Lander, Rover, Chrysler, Patrol, Jaguar, Boxster, Maserati 4WD sei cilindri, otto cilindri, duecento cavalli, duecentocinquanta cavalli. Il dubbio : tutte queste auto che costano minimo cinquantamila euro, con pneumatici ribassati, battistrada scolpiti per guida sportiva, da 0 a 100 km/h in 5,8 sec, tutti questi bolidi extralusso che sgommano per la citt sbatacchiando l'omino con l'handicap appeso al lunotto posteriore non saranno sospetti?
Marali assorbe con calma una lunga tirata di sigaretto.
"Ma sai Mauri,  anche ora di sfatare certi luoghi comuni. Non  che se uno non ha le gambe deve per forza comprarsi una macchina brutta. Il nostro pass falsificato, ma non mi piace dire falsificato, non  falso e non  vero,  di pi,  reale [corsivo nel tono di voce], il nostro pass reale  una provocazione espressiva sul corpo urbano, non poniamo limiti all'arte".
"Ma i vigili non faranno problemi?", chiede Fracco.
"Tu hai mai avuto problemi con i vigili?", gli chiede Marali.
"Se pagavo no".
"E allora".
 tornata la ragazza con la giacca morbida di cachemire, stavolta azzurra, e il sorriso tagliente sulle belle labbra. Era tanto che non la vedevo, mi ha fatto piacere.
"Il pass  reale, ha detto Marali. Non  vero e non  falso. Assolve realmente la funzione dell'oggetto che imita e quindi  reale. Marali ha ragione. Per quanto viviamo in tempi basati sulla ripetizione di menzogne finch non diventano vere, il lavoro di Marcello non  mentire.  dire la verit in uno stile particolare, lo stile stomachevole. Cos stomachevole e contorto che la gente si stufa di sentire la verit trattata in questo modo e preferisce una bella falsit, schietta e veloce da capire. Ma della falsit si occupano altri colleghi. A Marcello  toccata la verit. Tanto vi dovevo per la completezza dell'informazione. Restate con noi, su Marcello Communications".
 davvero una bella ragazza, ha qualcosa di didascalico ma mi piace, mi chiedo con chi abbia rapporti sessuali, e in quei momenti dove si trovi la giacca di cachemire, sbattuta in giro o ben piegata su una sedia.
Dopo un paio di settimane una tipografia amica di Marali ha raggiunto un'imitazione soddisfacente del bollino dorato "Comune di Milano", indispensabile sul pass.
A proposito, viene chiesto di passaggio a Marali, ma perch non siamo andati direttamente in tipografia per realizzare tutto in una volta, perch tutto questo sbattimento in giro per i Fracco Stores alla ricerca del perfetto verde e del perfetto arancione quando basta un'occhiata in giro per rendersi conto che verdi e arancioni dei pass disabili di Milano sono tutti uno diverso dall'altro, i verdi in particolare. Tenue, carico, fosco, acqua, prato, smeraldo, menta, palude, bandiera, pisello, abete, tutti i verdi contenuti nell'occhio umano sono stati usati per fare da sfondo all'omino in carrozzella.
"Voi dimenticate la figura di Giulio II", dice Marali, "Maurizio Fracco deve sentirsi coinvolto di persona,  attraverso le sue attrezzature che deve nascere l'opera, cos  mecenate, fautore delle arti, fucina di artisti, la Factory di Wahrol, colui che mischia i colori per Vermeer, la ragazza col turbante di perle".
Per riprodurre il numero di concessione dei vigili  sufficiente un timbro numerico normale, per la firma del funzionario si vedr, dovrebbe bastare anche uno sgorbio mezzo cancellato da un timbro qualsiasi, "qualcosa alla Isgr", ha detto Marali.
L'Enciclopedia dei Fracco progredisce.
Ho compiuto ricerche, ho telefonato ad aziende produttrici. Il mio tavolo si  riempito di dpliant vecchi. Centinaia di oggetti bianchi su sfondi neutri. Frigoriferi, frullatori, televisori, lavatrici, forni a microonde dalle radiazioni mortali allora in voga.
Ho visitato famiglie e famiglie di dipendenti, ex-dipendenti, pensionati, congiunti degli scomparsi, ascoltato ricordi, elogi insensati alla famiglia Fracco credo dovuti al malinteso che io fossi una specie di spia, racconti, pettegolezzi, rivendicazioni, bevuto limoncelli e montenegri a tutte le ore.
Qualcosa di pi si  venuti a sapere: innovazioni apportate dai Fracco nei campi della tecnologia, del commercio, o dell'imprenditoria in genere? Nessuna.
Idea commerciale migliore avuta in sessant'anni di attivit?
Dopo Natale fare i saldi.
Questo fino a cinque anni fa, poi l'idea ha conosciuto un'evoluzione: fare i saldi anche prima di Natale, ma anche i dipendenti pi invasati per il culto dei Fracco hanno ammesso che molti altri negozianti si sono comportati cos, non  stata un'idea originale.
Dipendenti notevoli? Ansedani Vittorio, Milano 1919 - Cesano Boscone 2001, idraulico, uno dei pi validi installatori di lavastoviglie, grande conoscitore di vini.
Uno ancora pi notevole? Ferrari Carlo, detto cos non lo riconosce nessuno, ma se si dice "il Carletto" c' un coro di aaah in via Mantegazza, Milano 1936 - vivente, specialista in piccoli elettrodomestici, ottimo cantante, partecip a un'eliminatoria per il Festival di Sanremo nel 1963.
E per alleggerire questa atmosfera nozionistica, una curiosit: perch quasi tutti gli elettrodomestici hanno quelle strane sigle invece di nomi? Non si sa. Forse una cosa degli ingegneri.
Verso met febbraio alla EM di piazza Lavater, senza che sia successo niente di particolare, sembra che le cose non stiano andando come dovevano.
Si svolgono pi riunioni del solito, il clima  sempre pi d'emergenza.
Secondo i libri per dirigenti d'azienda durante le riunioni bisogna entrare nella mente dell'altro per ampliare le proprie vedute e moltiplicare le capacit del gruppo. Alla EM di piazza Lavater si applica la teoria ma gli effetti non sono quelli previsti.
Ognuno cerca di entrare nella mente dell'altro ma gi l'operazione in s risulta faticosa, come infilarsi nel cavo di una quercia attraverso il foro prodotto da un picchio.
E una volta caduti dentro, la mente dell'altro si rivela un ambiente intollerabile, segatura tossica sospesa nell'aria, resine infette, insetti velenosi, si vorrebbe uscire, si getta lo sguardo verso lo spiraglio di luce da cui si  entrati, ma il buco si oscura, dev'essere tornato il picchio, il foro  ostruito, si soffoca. Dalla mente dell'altro alcuni non sono pi riusciti a scappare.
A volte ci sono riunioni molto affollate. Fracco, Marali, tutta la EM e anche qualche collaboratore esterno. In quel caso  diverso.
Quando c' cos tanta gente entrare nella mente dell'altro  fuori discussione, come infilare la testa in un guanto di gomma per lavare i piatti, ma qualcosa di speciale succede comunque.
Si entra nella stanza, si sente un clic e si oltrepassa la soglia di un universo parallelo dove tutto  uguale ma peggio.
La luce cala di un diaframma, di colpo tutti i Q.I. perdono il venti per cento, tutte le frasi suonano lontane e generiche come tradotte a grandi linee da una lingua troppo difficile. I sensi si ottundono, gli odori percepibili da un naso diventano tre o quattro, i concetti sono solo grandi concetti, le canzoni sono solo hit, ai cani si opacizza il pelo.
Ogni ragionamento  lentissimo, sembra di vedere attraverso ogni fronte i circuiti cerebrali interrotti con il segno luminoso INCIDENTE! la macchinina riversa su un fianco, e i pensieri superstiti che sfilano di fianco a fatica, fermandosi a curiosare sui rottami.
Se uno dicesse - e la voce suonerebbe soprannaturale come quella del signor Waldemar morto e mesmerizzato del racconto di Poe: seeeentiiiiteeee queeeestaaaa, cosa ne pensate se per comodit sulle agende invece di scrivere luned, marted, mercoled, mettessimo delle abbreviazioni, tipo lun, mar, mer? Gli altri si strapperebbero i capelli per l'entusiasmo: ma  un'idea della madonna, tu qui sei sprecato.


9

Con il passare dei giorni Maurizio Fracco appare nervoso, la storia dei pass ha gi esaurito il suo fascino? l'Enciclopedia non ingrana? Cos' successo per cui si sta passando dal bello al brutto senza accorgersene? Il panico  calato nei cuori della EM, Fracco  strano,  strano. Anche il gadget del History by the Meter non l'ha smosso troppo.
L'History By The Meter  un metro di legno pieghevole, come quello dei falegnami. La differenza  che invece dei centimetri porta incisi duemila anni di storia. Dallo zero al duemila, dieci anni per centimetro, ogni decennio con la sua frasetta: "901. I Normanni scoprono la Groenlandia", e il centimetro dopo: "910. Giappone, collezioni imperiali di poemi" e cos via fino ai due metri.
Questo gadget dovrebbe essere copiato da noi, sostituendo la storia umana con la storia della famiglia Fracco, e distribuito in omaggio con il primo fascicolo dell'Enciclopedia.
Carino, ha detto Fracco dopo la mia presentazione entusiastica. Ha considerato l'History by the Meter per un tempo valutabile sullo stesso in 0,00000032 decimi di millimetro e l'ha riposto sulla scrivania passando ad altro argomento.
Come un valletto caduto in disgrazia a corte, l'History by the Meter  stato dimenticato in batter di ciglia. Alla fine me lo sono portato a casa io e qualche sera dopo l'ho usato per misurarmi il pene.
Senza intenzione di mancare di riguardo a nessuno ma per puro rispetto della convenzione cronologica, ho posto la base di ci che doveva essere misurato in corrispondenza della nascita di Cristo. Uso delle perifrasi perch accostando religione e scienza si  sempre scatenato un conflitto, anche Galileo usava cautela annunciando le proprie scoperte. Dunque, preso congedo, con rispetto, dall'anno Zero l'oggetto sottoposto a misurazione si  incamminato lungo l'et di Augusto e, in stato di riposo, ha oltrepassato la distruzione di Gerusalemme per attestarsi dalle parti dell'invasione dell'Impero Romano in Scozia.
Venuto meno lo stato di riposo, ha proseguito il suo viaggio nel tempo per qualche decennio fino a ritrovarsi in piena Epidemia di Peste in Italia. Oltre non si  spinto.
Non  stata una prestazione eccezionale. Nell'intervista successiva su Marcello Discovery mi sono sentito dichiarare che in un'atmosfera meno clinica avrei potuto visitare l'anno in cui Tolomeo pubblic la sua Geographia, e con uno sforzo in pi forse avrei potuto percepire nell'aria anche i fermenti della temperie che, parecchi millimetri dopo, avrebbe condotto Settimio Severo a rovesciare il Senato Romano e stabilire una monarchia militare.
Il cronista di Marcello Discovery mi ha ascoltato con simpatia: "Guarda, per oggi accontentati dell'Epidemia di Peste e gi mi sa che qualche annetto l'hai rubato. In ogni caso Marcello, che tu arrivi a Settimio Severo o ti fermi a quando i Cinesi hanno inventato la carta, noi saremo sempre l con te. Alla prossima!"
Sveglia, sveglia. Marali ci d la carica. Qualche viaggio in macchina Milano-Cariate per riaccompagnare a casa Fracco gli ha chiarito il quadro, ci sono casini in famiglia.
Tra pochi giorni  il compleanno della figlia Anna Sabina, quattordici anni, e lei vuole in regalo un portavoce. Una persona specializzata, un p.a., personal assistant, che organizzi quel po' di vita sociale che dopo le medie comincia a diventare articolata, le feste, i compiti a casa di questa invece che di quella, la settimana bianca qui o l, l'invito, gli ingressi, i locali. Trattare amici, accattivarsi nemici, valutare le famiglie, dosare la presenza.
Anna Sabina  una brava ragazza, va bene a scuola, si  discusso del perch, del come negarle il portavoce, con quali motivazioni. Altre sue compagne ce l'hanno, Anna Sabina non finirebbe per sentirsi una mosca bianca, senza portavoce?
Magari prenderne uno in comune con altre due tre famiglie, ha suggerito Marali con un whisky torbato tra le mani nel salone in acciaio inox della villa di Cariate. Tanto un portavoce per una ragazzina di quattordici anni quanto dovr lavorare?
 vero, ha convenuto la Fracco moglie, metti che domenica Anna Sabina non vuole andare alla festa della Fede, ha bisogno di una scusa e l siamo d'accordo,  lavoro per il portavoce, facciamo telefonare da lui, ma il resto della settimana cosa ci sta a fare?
Si decide che  una buona idea, pagare il portavoce in pi famiglie, e non solo per educare Anna Sabina al condividere, ma anche per evitare di tirarsi in casa uno che in fin dei conti non si sa chi , gi abbiamo avuto problemi col coso come si chiamava, dice Fracco, quello che avevi voluto assumere tu per la festa dei dieci anni di matrimonio, "il toastmaster" dice la moglie, il toastmaster! Fracco ricorda ridendo forte come se gli fosse riapparso davanti agli occhi un costume di carnevale un tempo trovato divertente. Il toastmaster selezionato e mandato proprio dall'agenzia inglese dei maggiordomi, "la British Butlers" dice la Fracco moglie consapevole del peso sociale di ognuna di queste sillabe straniere, ti ricordi la faccia del toastmaster?,  stato qui un mese giorno e notte, sempre con quell'aria di tacere ma criticare tutto. "Ah l l' el toastmaster? me ne fa per cortesia uno col condiriso?", gli aveva chiesto il vecchio Sisto in buonissima fede, il secondo giorno di lavoro, e questo non aveva aiutato a distendere l'atmosfera.
Si decide per il s, si prender un portavoce in condivisione con altre famiglie - quali? i Magnaghi no che poi lo usano come spia e si comprano un forno pirolitico come il nostro, i Formenti, mh, pu essere, se abbassano un po' la cresta, i Peregalli anche a loro lo possiamo proporre, a patto che paghino una quota maggiore visto che hanno due gemelle, adesso bisogna trovare la persona adatta, un bel portavoce per Anna Sabina. Per un momento Marali ha guardato me e il sangue mi si  fermato, poi per fortuna si  parlato d'altro.
Anna Sabina  una ragazza con i denti larghi del padre, i capelli increspati e gli occhi opachi, non sono bella mamma, dice.
Ma non dire stupidaggini, la rincuora la Fracco moglie, vedrai che minimo diventi un'icona gay.
Una sera al termine di una riunione, Marali mi ha detto che Fracco aveva chiesto dell'Hystory by The Meter, dov'era finito?
Col nitore di una foto giudiziaria sparata sulla parete del tribunale mi  apparso davanti agli occhi il metro da falegname mezzo aperto, cos come l'avevo lasciato sul cubo dell'Ikea di fianco al letto. Ho simulato amnesia.
"Hystory By The Meter quale? Ah s, quell'Hystory By The Meter. Quella specie di metro di legno. S, da qualche parte devo averlo ancora, forse  a casa", ho chiuso la frase quasi gridando ma Marali non se n' accorto.
"Ecco, allora domani portalo a Cariate che Fracco lo vuole regalare al figlio. Va bene per un ragazzino di seconda media?"
"Penso di s. Comunque se non gli serve adesso, tra un paio d'anni lo user pi di quanto non immagini".
"S, come idea promozionale  un po' tortuosa, come cosa didattica ha un suo senso".
"Si memorizzano un sacco di dati".
Ho portato l'Hystory By The Meter ad Aureliano un pomeriggio di pioggia, la Fracco madre e moglie stavano parlando di case, ho colto le parole:
"Compri Moro vendi Lennon".
 un'abitudine di un certo tipo di persone inserite in un certo giro sociale di un certo tipo di citt. Non dicono "via Manzoni, corso Italia, viale delle Milizie" ma "Manzoni, Italia, Milizie".
Questo modo di dire, senza contare il risparmio di tempo, mostra senso di possesso, familiarit con oggetti piccoli come le vie.
Stai su Vittorio Veneto. Giri intorno a Don Bosco. Imbocchi Martin Luther King.
E se disponi di pi case, una delle quali situata in viale Romagna, essa viene designata con il semplice nome: Romagna. Chi ha una casa sola dice: casa. Io abito in via Lattuada e non posso dire: alle tre arriva l'idraulico devo andare in Lattuada, ma: devo andare a casa.
A Cariate la modernit ha visitato le stanze comunali ed  nata non solo via Aldo Moro (statista 1916-1978) gi via XX Settembre, ma  nato anche largo John Lennon (musicista 1940 - 1980) gi piazza Palmiro Togliatti in tempi di giunta rossa, poi piazza Donizetti in tempi di nomi famosi a caso purch non ascrivibili a qualche universo di sinistra, poi John Lennon voluto dal sindaco che  dalla parte dei giovani. Adesso anche John Lennon  in discussione perch a Cariate qualcuno ha parlato e si  finito per sapere che Lennon si drogava e questo per i giovani non  un bell'esempio. Si parla di ribattezzare il luogo largo Socrate, disposti a chiudere un occhio su quelle storie con i ragazzini,  passato tanto tempo,  ora di sdoganarlo Socrate.
"Vada vada che Aureliano  di sopra, la strada la sa".
La stanza di Aureliano era vuota. Il letto in ordine, una scrivania con il computer spento. Scaffali, quaderni, libri. A parte quelli scolastici, erano quasi tutti di fantascienza. Raccoglitori sulla scrivania sigillati con una striscia di carta Do Not Open XXX Secret. Su un tavolo pi basso una certa quantit di filo elettrico, cesoie, nastro isolante, strumenti dall'aria misteriosa, lancette, display istoriati da simboli, O, A, Vv +, -.
Una felpa Fuck You. Qualche videogioco. Nba, mostri, guerra. Pennarelli fluorescenti.
Su una parete la tavola periodica degli elementi. Ossigeno. Zinco. Rutenio. Niobio, numero atomico 41, metallo biancastro, molle, duttile, anno della scoperta 1801. Sotto, un foglio A4 stampato con ghirigori di computer, e la cartolina di una squadra di basket.
Una foto di classe, I A Scuola Media "V. Alfieri". Su ogni faccia di alunno o professore era stato incollato un teschio disegnato a matita. Unica eccezione, su un corpo maschile abbastanza in carne con le braccia conserte, era disegnato a pennarello un cappuccio nero con fori per gli occhi.
Conosci Aureliano Fracco? Certo, il giustiziere della I A.
"Adesso arriva piccolo signor", alle mie spalle una delle mille silenziose cingalesi presenti in casa mi ha fatto scattare all'ins come un coltello a serramanico.
La cameriera  andata verso una porta chiusa oltre il corridoio e ha chiamato Aureliano. Dall'altra parte  arrivata la voce seria del giovane Fracco.
"Sto facendo la cacca. Un evento in collaborazione con: romagnole Barilla, filetti di sogliola Marepronto, mais Bonduelle poi, cosa c'era di frutta, ah: Melinda la mela del trentino e prugne Saratoga".
"Le prugne sono main sponsor dell'evento o mi sbaglio?", ho chiesto per fare amicizia, ma Aureliano non ha raccolto e mi  sgusciato davanti per controllare che non avessi toccato niente dei suoi possedimenti.
Gli ho strappato qualche decimo di secondo di interesse con l'Hystory by the Meter. Per un ragazzo che studia  l'ideale, ho detto.
"Lei ha figli?", Aureliano controllava date sui segmenti lignei.
"No".
"E allora cosa sa di quello che  l'ideale per un ragazzo?"
"Conosco tanti bambini di miei amici", ho detto subito in difesa, conscio di quanto suonasse falsa la mia voce.
"Io non sono come nessun bambino che conosce lei. Non sono un bambino...", Aureliano ha deposto il metro e alzato per la prima volta gli occhi su di me, "E lei di amici non ne ha, credo".
Aureliano  uno strano ragazzino. Mi spaventa leggermente perch mi ricorda me stesso e un'altra serie di persone da cui vorrei tenermi lontano. Emana una tangibile voglia di non far parte del consesso umano che l'ha prodotto e per consesso umano non intende solo la sua famiglia. Marali mi ha detto che in casa se ne sono accorti tutti e gli stendono attorno una specie di amorevole cordone protettivo.
Verso gli otto anni erano cominciati i primi segni di qualcosa che non stava andando a dovere. Aureliano non mangiava a tavola come gli altri, portava il suo piatto di riso in bianco davanti al televisore piccolo della cucina e mangiava ripetendo a memoria i testi delle videocassette "Oceano".
Poi ha smesso di prendere il piatto di riso e si accontentava di una lattina di coca. In tempi successivi, integratori vitaminici e buste di sali minerali gli erano stati scoperti in uno zainetto. In questo periodo  nato in Aureliano un interesse sempre pi inteso per altri mondi. Fantascienza, figurine, superpoteri, cloni. Sono un droide, non sono umano, vengo da un altro pianeta. Rifiuto della scuola, influenza dei cartoni, Digimon, la vista continua dei parenti, tutte queste cose insieme.  una fase, ha detto la famiglia.
Una sera, dalla casa dei nonni dove il bambino veniva parcheggiato quando Fracco e la moglie mettevano ancora in cantiere attivit sessuali, una telefonata aveva scatenato la corsa al pronto soccorso del San Raffaele: Aureliano ricoverato d'urgenza. Dopo quaranta minuti di caute lubrificazioni e delicati scavi, dall'ultimo tratto dell'intestino di Aureliano sono emerse due batterie alcaline da 1,5 Volt, formato stilo AA.
Il vecchio Sisto ha accolto i Fracco in sala d'attesa con la sua aria disarmata. Sotto il fuoco di accuse, domande, rimproveri e minacce di interdizione  esploso: "L' tut al d ka 'l dis: sun strakk sun strakk, ka 'l se sentiva gi, ka 'l gheva bisgn de ricaregss, e ala fin al s' pica i pil in t'al c. L' no un droide? E alura, se l' un droide un pu' d'energia ga l'avaran d sti pil, kosa and a cerc de m?"
Ogni tanto, soprattutto quando c' qualche compagna a portata d'orecchio, Anna Sabina va dal fratello: "Auri ti vedo un po' gi, non  ora di cambiare le pile?", e Aureliano patisce in silenzio.
"Per non far capire a Fracco che abbiamo parlato di suo figlio, soffre l'argomento", si raccomanda Marali. Pu stare tranquillo, far finta di non aver capito  la mia specialit.
Un sabato mattina di febbraio io e Marali siamo a Fracco Mansion. Dalle vetrate un sole bianco e velenoso si riversa nel salone inox come un liquido scintillante tossico in s ma ideale per sterilizzare i metalli. Ci sono parecchie cose da discutere.
La campagna pubblicitaria, il come dove e quando della festa d'inaugurazione, gli invitati, i falsi pass per disabili sono sufficienti o ci vorr qualcosa d'altro?, c' tanto da lavorare per un particolare  sicuro: la frase d'inizio del discorso che la Fracco moglie pronuncer il giorno dell'inaugurazione del megastore. "Oggi siamo tutti di Brugherio".
Marali l'ha voluta perch richiama il celebre Ich bin Berliner di Kennedy negli anni '60, l'ha usata anche Hillary Clinton a Palermo negli anni '90: Sono palermitana, crea unione, scalda,  una bella partenza.
"Eh, Kennedy s", dice Fracco come se parlasse di un amico d'infanzia diventato famoso. Per far vedere che si interessa al discorso inaugurale della moglie, si siede tra noi sul divano: "C' quel libro dei dittatori che abbiamo regalato a Natale a Aureliano con tutte le frasi pi belle, c'erano anche quelle di Kennedy. Chiamalo che lo va a prendere! Auri! Vediamo se si trova anche un'altra frase come chiusa".
"Non era i dittatori, pap. Era i grandi protagonisti", dice Anna Sabina, e Fracco fa un gesto: "Non posso ricordarmi il titolo esatto di tutto".
"Dov'! Aureliano, corri qui!"
" fuori con il golden retriever".
Aureliano rientra con il bel cane chiaro che gli salta intorno. Di questo cane, una femmina, non sapr mai il nome, la chiamano tutti golden retriever e basta. C' un alterco con Anna Sabina, titolare del Golden Retriever - "Cosa le hai messo?" "Dove?" "Al collo" "Niente, sto giocando, non le faccio niente" "Che filo , elettrico?" "Niente,  un filo" - che si mischia con la discussione con i genitori - "Vai a prendere il libro dei protagonisti" "Che protagonisti?" "Il libro dei dittatori" "Ah, quelli. No, sto giocando,  su in camera" - alla quale Aureliano pone fine unilateralmente e scappa fuori inseguito dal cane.
Marali mi guarda, io capisco e dico: vado io, so la strada, accompagnato dal sollievo di tutti e dalla voce della Fracco moglie: "Lo scaffale alto".
Sullo scaffale alto il libro non c'. La camera di Aureliano  in disordine, sul letto rifatto sembra che abbiano saltato in parecchi. Quaderni aperti sulla scrivania, compiti di algebra. Mi cade l'occhio sul computer acceso. C' una fila di ghirigori.
 
Il font indicato nella barra strumenti  Hoefler Text Ornaments. Provo una fitta di curiosit colpevole. Sostituisco Hoefler Text Ornaments con il primo carattere leggibile che mi capita sotto il mouse, l'orribile Andale Mono, e leggo il risultato.
Sabato 19 febbraio
Sento scattare qualcosa da qualche parte nel cervello, dove ho gi visto questi ghirigori? Non ci vuole un grande investigatore, sulla parete vicino alla foto di classe con i teschi, c' il foglio A4 che avevo gi visto la volta scorsa, i ghirigori si ripetono per una ventina di righe.
Guardo nel corridoio, non c' nessuno, dal giardino arrivano gli abbai del cane e gli incitamenti di Aureliano. Con il cuore che mi pulsa, non so perch, entro nel disco fisso, apro un paio di cartelle, compiti, giochi. Un file ha come titolo  . Lo apro.
 
 
Confronto la prima riga con la prima riga del foglio appeso alla parete,  uguale. Seleziono il testo, cambio carattere. I ghirigori si mutano in lettere.
Cara mamma, caro pap, non dite che non siete stati avvertiti. Questa lettera  sotto gli occhi di tutti da un sacco di tempo. Quando la leggerete cio la capirete io non so dove sar. Di sicuro non sar nello stesso posto dove siete voi. Sempre SE la leggerete. Io so che mi domanderete perch l'hai fatto. E voi sapete che io risponder non lo so ma lo dovevo fare. Vedo anch'io la tv, e so cosa dicono genitori e figli quando un figlio fa qualcosa di molto grosso. Quello che vi voglio dire da adesso prima che succede tutto  questo: io non volevo attirare l'attenzione su di me, non volevo affetto, io so che l'affetto me l'avete dato e anche l'attenzione, quello che io volevo era solo eliminare tutti. Perch? Non lo so ma lo dovevo fare. Auri. PS: io non faccio parte di voi. PS2: e anche per provare veramente il deviatore.
Trovo il libro dei protagonisti e dittatori mischiato ad altri sotto la scrivania, sistemo il computer come l'ho trovato e torno nel salone.


10

Il portavoce per Anna Sabina  Gianmaria Botta, un attore che viene dalla scuola del Piccolo Teatro. L'ha segnalato Marali a Eleonora, l'eterna fidanzata, che aveva l'incarico di selezionare i candidati. Eleonora ha visto il curriculum, la foto di un ragazzo prestante con il ciuffo nero sugli occhi l'ha interessata, nelle esperienze di lavoro si parlava di qualche sceneggiato per la tv svizzera, poi genericamente di "molto teatro". "Ultimamente Botta alterna l'esperienza di teatro alla ricerca personale sull'immagine". "Spiccata attitudine al contatto con la gente". Eleonora e Gianmaria Botta si sono sentiti per telefono, si sono piaciuti.
Una sera  apparso alla EM di piazza Lavater un pony express in l con gli anni, rattrappito nel giubbone gonfio di umidit invernale, spuntoni di barba biancastra sotto il casco. Qualcosa da consegnare? Lui stesso.
"Sono Gianmaria Botta!", ha sparato con voce da baritono, per essere ben sicuro che non ci saremmo dimenticati quell'informazione per tutta la vita.
"Ma lei non  della scuola del Piccolo Teatro?"
"Certo che s!", Botta ha tirato su con il naso con suono di tempesta, facendo passare la strombata per una necessaria operazione di training moderare la quale sarebbe da non iniziati. Al tepore della reception il corpo del vecchio pony ritrovava vigore, sembrava pi alto di minuto in minuto. "Mi sono diplomato con il grande Meravigli!", ha gridato, "Il povero Meravigli!"
"Ah, Meravigli", ho mormorato da intenditore, senza la minima idea di chi si stesse parlando.
Botta si agitava, estraneo alla pettorina di plastica zebrata, si  divelto il casco di dosso con il gesto del condottiero che per una beffa del destino si trova umiliato da finimenti impostigli da una trib di inferiori. Ci  apparsa una grossa testa spoglia di capelli, a parte poche ciocche grigie, ravvivata da una sguardo fiero che le rughe non riuscivano a smorzare. Con un sorriso sprezzante ha guardato noi che non riuscivano a non confrontare il ragazzo con il ciuffo della foto con l'uomo bisognoso di cure che avevamo di fronte e ha gridato "Nel 1974! Il curriculum  aggiornato, la foto no ma ci sono legato!"
Il foglietto di minacce di Aureliano mi ha messo in uno stato d'animo adatto alla contemplazione.
Chi di noi non ha avuto pensieri ostili verso la propria famiglia?
Marcello Classics mi rimanda un brano che non vedevo da tempo. Ci sono io - telecamera nascosta in camera di mio fratello Francesco - che gironzolo tra camera mia e camera sua. Guardo con insistenza in alto, verso l'armadio grande che contiene vestiti e giochi di entrambi. L'armadio  in camera di Francesco perch  una stanza pi grande, in origine camera di tutti e due. Quando mio fratello ha avuto quattordici anni e io dodici i nostri genitori hanno deciso che meritavamo una stanza per uno. Come risultato Francesco ha avuto camera nostra tutta per s e io sono stato sfollato nel posto dove prima stava la lavatrice, un cubicolo che fino a quel momento veniva chiamato "la lavatrice" tout court e da quel momento in avanti si sarebbe chiamato "dentro da Marcello" o anche "dove prima c'era la lavatrice".
Ci si incastravano il mio letto, un tavolino tra la piccola finestra e il muro, qualche scaffale per libri e quaderni. Uno scatolone per i giochi pi usati, un tappetino in lana azzurra a righe bianche molto consumato che io amavo senza riserve.
Mi si vede sbirciare verso l'alto, in punta di piedi, come se cercassi di farmi un'idea di com' fatto l'armadio nella sua parte superiore. Un rumore mi scuote, distolgo lo sguardo in fretta, fingo di guardare ancora lo stesso punto ma per un motivo molto pi innocente, abbasso gli occhi, studio il disegno delle piastrelle del pavimento che conosco a memoria una per una, torno verso il mio territorio cercando di non pestare certe righe.
"E qui a cosa pensava il giovane Marcello?", chiede il conduttore a una donna magra con le occhiaie. Siamo tornati nello studio di Marcello Classics.
"Qui  quando Marcello pensava a quello che sarebbe successo se un giorno io fossi andata davvero a casa sua a fare i compiti".
" mai successo?"
"No no", ride la donna. Guardo quei lineamenti, quel caschetto nero, quella figura ossuta nell'abito rosso. Laura Del Fante, la compagna che avrei voluto invitare a casa alle medie. Venticinque anni dopo non  cambiata cos tanto.
"Gli avrebbe dato fastidio avere i familiari tra i piedi perch temeva commenti pettegoli, risatine, allusioni. Una ragazzina in casa. Non capitava spesso. Cos Marcello aveva pensato che il pomeriggio in cui fossi venuta io, avrebbe potuto avvelenare i genitori e il fratello. Qui sta cercando un buon posto dove nascondere i cadaveri prima del mio arrivo".
"Sopra l'armadio in camera del fratello, per esempio".
"Certo, cos oltretutto i poliziotti avrebbero dato la colpa a Francesco".
"Di avere assassinato i genitori, poi anche se stesso e poi di avere accatastato il proprio corpo tra i loro in cima all'armadio?"
"Marcello non aveva studiato con precisione i dettagli. Questo passaggio era risolto con: Se non trovano i corpi in camera mia  impossibile che risalgano a me. (Ridono.) Comunque l'armadio come nascondiglio non era male, io l non sarei mai andata a guardare. Il nostro pomeriggio sarebbe stato incantevole".
Per gli appassionati di parallelismi facili devo aggiungere che anch'io come Aureliano in seconda media avevo appeso in camera la mia foto di classe, ma il parallelismo finisce qui. Sulla mia parete non apparivano segni di strisciante nevrosi come teschi appiccicati sulla faccia dei miei compagni o cappucci da boia sulla mia. Al posto del mio insignificante primo piano avevo applicato una normalissima foto del calciatore Gianni Rivera, mentre le facce dei miei ventiquattro compagni erano ovviamente sostituite da ventiquattro facce dell'arbitro Michelotti impegnato in un fischio. Nel campionato '71-'72 dopo un Cagliari-Milan perso a causa di un rigore inventato, Rivera aveva parlato contro gli arbitri e si era preso una valanga di giornate di squalifica. Il rigore l'aveva fischiato Michelotti, diventando mio nemico ufficiale del periodo.
Tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo alla EM di piazza Lavater si discute di storia. Il capitalismo sta chiaramente tirando gli ultimi, regger fino a settembre quando si inaugura il Fracco Megastore? Ma s s che regge, Marali rassicura tutti, sa le cose dall'interno, e comunque i progetti avviati come questo dovrebbero godere di una specie di deroga, cio anche se il capitalismo crolla, i progetti gi approvati dal cliente possono crollare un po' dopo. L'inaugurazione in ogni caso te la fanno fare, insomma il lancio bisogna prepararlo, inutile girarci intorno.
Uno dei due stagisti mi mette sotto gli occhi una possibile copertina per un dpliant da presentare ai Fracco.
Quando la vedo mi commuovo.  un'idea talmente vecchia che emana un'aura sacrale, come trovarsi davanti a un aratro fenicio; io le sono affezionatissimo, ogni volta che me la ritrovo davanti faccio di tutto per appoggiarla.
 la famosa idea L'Agenda Che Descrive La Personalit. L'ingrediente base  una bella fotografia di un'agenda aperta dove sono appuntati gli impegni dell'ipotetico proprietario dell'agenda, ovviamente un proprietario dalla personalit molto affascinante. Il concetto consiste nell'inserire tra gli impegni di questa meravigliosa creatura il fatto di consumare il prodotto pubblicizzato.
Nel corso dei decenni la gamma delle attivit della virtuale persona di successo ha conosciuto qualche aggiustamento, dal lavoro l'attenzione si  spostata alla cura di s e del proprio spirito, senza dimenticare per il ruolo di uno che sa decidere cose importanti.
Cos da:
ore 19 dare ordini a Capo di Stato straniero
ore 20 vedere figa
ore 21 ricordarsi bere J&B
siamo passati a:
ore 18 pausa per volermi bene
ore 18 e 30 trasmettere energia positiva a collaboratori appena meno importanti di me
ore 19 ricordarsi elogiare lentezza
ore 20 vedere figa (ma un certo tipo di figa)
ore 21 un momento tutto per me e il mio J&B
ore 21 e 15 bombardare Seul
Sulla proposta che mi mostra lo stagista non c' l'agenda, ma un palmare. E sulla schermata del giorno 14 settembre c' scritto: CANCELLATO OGNI IMPEGNO. OGGI APRE IL MEGASTORE FRACCO DI BRUGHERIO!
"E di chi sarebbe questo palmare?"
"Del re".
"Quale re?"
"Non so, di un re che non citiamo perch poi sono rogne se siamo troppo specifici. Per vedi che c' una corona in alto, impressa sul bordo del palmare. Un palmare ovviamente molto bello".
Davanti a questa proposta, nemmeno alla EM di piazza Lavater si riesce a esultare. C' addirittura una moderata onda contraria al palmare del re, sono io che mi impongo e dico: Non sar nuovissima ma  giusta per il cliente; questa la portiamo.
Quando c' Fracco, Marali parla con una voce diversa, mondana e piena di sottintesi di amicizia. Il minuto dopo che Fracco  uscito dalla porta, Marali smette di essere brillante, ritira la cordialit non necessaria e diventa un se stesso pi chiuso, stanco, spento. Per in questo periodo sembra pi sereno.
Anche se l'Enciclopedia non sembra fare grandi progressi, siamo intorno alle cinquanta pagine che nessun sano di mente potrebbe essere indotto a leggere, e anche se sul pass dei disabili c' stato qualche contrattempo - si  venuti a sapere da un barista del quartiere Ticinese che prima di agire bisogna prendere contatto per via privata con qualcuno al comando dei vigili -, Marali canticchia nella barba.
Una mattina appena arrivato sento la sua voce mondana, piena di sottintesi di amicizia: "Facciamo fronte comune, Marcello". Io d'istinto cerco Fracco con lo sguardo ma negli uffici della EM di piazza Lavater non c' nessun altro, Marali sta usando quella voce con me. Io so che il suo far fronte comune consiste nell'aver qualcuno sottomano a cui poter dare la colpa, per mi sento coinvolto, interessato, suo amico. "Vi sto preparando una bella sorpresa".
Nel salone inox vedo Maurizio Fracco seduto di schiena che ascolta Marali. La riunione  una di quelle importanti, la EM si  trasferita quasi al completo da piazza Lavater alla villa di Cariate ed  sparsa tra salone giardino e membri della famiglia Fracco. Si parla, ci si aggiorna, ci si fa nutrire dal personale cingalese.
Guardare Fracco di schiena  come trovarsi nel backstage di un film del terrore.
Sei fuori dal raggio diretto della tensione, e puoi considerare separatamente gli elementi che la generano, capire da dove nasce l'incubo. Il largo dorso di tweed immobile, la nuca protesa in avanti, i capelli pettinati all'indietro che visti da qui non significano niente, una gamba dei pantaloni di vigogna, il retro di una scarpa marrone inglese.
Marali gli  seduto di fronte, concentrato e sereno come un veterinario davanti a un toro non del tutto sedato, emana parole come un fluido ipnotico.
"La pubblicit  diventata inutile Mauri, e questo  un risultato", dice Marali.
"Cio, non funziona pi il lavaggio del cervello?", ride Fracco.
"Mauri, il pubblico non ha pi cervello sufficiente perch qualche ente subdolo glielo possa lavare. Ti ricordi We Don't Need No Thought Control?"
Marali accenna le note di The Wall. Fracco lo segue al volo. Fracco e Marali cantano insieme i Pink Floyd.
Passa Anna Sabina succhiando un tetrapak di t freddo e si ferma a guardarli, attonita come se si stessero baciando.
"We Don't Need Your Education, utopia, Eighties. Ci siamo arrivati,  un gran risultato".
"Che risultato? Arrivati dove?"
"Qui, oggi. We Don't Need No Thought Control nel pi puro senso del termine: la gente non ha bisogno di controllo del pensiero, come i calvi non hanno bisogno di bigodini. La gente  libera ormai. La pubblicit serve a se stessa e a far girare un po' di soldi, ma come strumento per fare pubblicit, scusa il gioco di parole, ha dato tutto".
"Quindi?"
"Quindi, ascolta Mauri: dodici puntate. Dodici puntate da due ore l'una. Prima serata. Raiuno o Canale 5. Vedremo. La vostra storia. I vostri negozi. Una fiction su di voi tratta dalla vostra vita. La vita dei Fracco in tv. Altro che enciclopedia".
"Cio dovremmo andare noi in tv a farci pubblicit di persona, tipo Cesare Ragazzi?"
Marali non batte ciglio, lo ammiro. Ha davanti uno che non capisce quasi niente, e riesce a non perdere la calma. Sorride, mi fa un cenno: avvicinati. La mia venuta interrompe il campo di forze che aveva avvolto i due. C' un giro di saluti, arriva anche lo stagista, vengono portati vassoi con tazze di t, biscotti, spremute, succhi.
Marali sembra subito pi disteso, mi dice: allora, a che punto siamo con la tua Enciclopedia. Io capisco al volo, sono felice di rendermi utile. Faccio in modo di far cadere nella conversazione che l'idea dell'enciclopedia l'ho avuta io, espongo i progressi compiuti, abbiamo anche una cartina storica con le conquiste tecnologiche divise per decadi.
L'Enciclopedia non  affatto una cattiva pensata, dice Marali, ma ha un che di polveroso e provinciale, mi addita con ironia benevola: "L'Enciclopedia! Ah! Quell'illusione illuministica di concentrare tutto il sapere in un libro!".
Maurizio Fracco mi guarda con rimprovero: anche un illuminista tra i coglioni ci doveva capitare, col poco tempo che c'. Torna a rivolgersi a Marali speranzoso.
"Cos' che stavi dicendo Elio, noi in tv? Come degli spot con noi? Ma lunghi?"
Marali beve d'un sorso tutta la spremuta di pompelmo.
"Maurizio, ascolta. Noi dobbiamo andare oltre, molto oltre a tutto. Non pensare agli spot. Oppure s, pensa agli spot, partiamo da quello. Immagina uno spot di 30 secondi. Ti costa molti soldi e ti d in cambio poco. Ci siamo?"
Fracco fa s con la testa.
"Adesso immagina uno spot di ventiquattro ore che invece ti fa guadagnare molti soldi dal primo minuto perch lo paga un produttore".
Fracco tace.
"Come ventiquattro ore? Filate?"
Marali tritura il ghiaccio con i denti.
"No Maurizio, non filate.  solo un modo per dire che dodici puntate da due ore l'una sono come uno spot di ventiquattrore. Non filate, ovvio". Marali chiarisce di corsa perch Fracco ha ricominciato ad agitarsi. " duemilaottocentottanta volte trenta secondi. Voglio dire che in un certo senso  un superspot, ma in realt  molto, molto di pi".
"Ah, certo che  di pi. Ventiquattro ore invece di trenta secondi,  di pi", Fracco ripete pezzi delle frasi di Marali come per un esperimento linguistico.
"Maurizio,  una cosa che non si  mai vista al mondo. Non  uno spot,  una fiction su di voi. Ci saranno attori che interpretano voi. Si vedranno i negozi Fracco".
Fracco assorbe i concetti uno a uno come se bevesse una pozione di argilla.
"Tipo televendita. Un negozio dove si ambienta la scena".
"S. Ma Mauri questa fiction sta alla televendita come il canotto sta all'astronave. Sono entrambi mezzi di trasporto ma c' differenza, pensaci un attimo. E cazzo. Dico cazzo perch mi entusiasmo, intendiamoci".
Marali prende un cubetto dal portaghiaccio e se lo passa sulle tempie. Fracco riflette. Guarda le finestre, il giardino. Non  interrotto da nessuno quindi non pu dire: ecco mi avete interrotto e ho perso il filo.  domenica mattina, non ha nemmeno l'amata scappatoia "adesso devo andare in Mantegazza - o Piazza Napoli, Cormano, Settimo, Assago - che mi aspettano".
"Ma han gi fatto le fiction dei mestieri, commesse, avvocati, medici, tutti. Ci mettiamo anche a fare la fiction dei negozi di elettrodomestici?"
"Mauri, quelli sono sceneggiati,  tutto finto. Qui metti in scena: negozi veri, un marchio vero, una vera famiglia. Corto circuito. Realt, finzione. Fascino. La gente impazzir, potr entrare davvero nei veri negozi Fracco e fare davvero compere tra luoghi e persone che ha visto la sera prima in tv. Persone di cui conosce la storia, la vita".
"Ma no, ma noi non abbiamo niente da dire in tv dei fatti nostri privati", nello sguardo di Fracco appare nitidamente il fantasma di Nadjia.
"Mauri!", Marali grida offeso, si alza, fa un giro del salone, prende in mano un cigno swarosky, lo rimette nel piatto di cera viola con i lustrini, "Ma anche il telegiornale ormai  fiction, dobbiamo essere noi a fare i sinceri a trecentosessantacinque gradi?  chiaro che sar un mix. Metteremo quello che vorrai tu, che vorrete voi come famiglia, integreremo la verit storica, docu-fiction, elementi narrativi ex post".
Dopo ex post Fracco non pu che lasciare spazio al rumore di fondo.
 combattuto. Marali lo sta lasciando girare al largo, gli d lenza, come il marlin arpionato.
"Chi fa me?", dice Fracco.
"Kevin Costner", dice Marali.
Silenzio. Marali d uno strattoncino alla lenza.
"Abbiamo gi sentito Kevin. C' un accordo di massima. Cio il suo agente in Italia. Kevin  entusiasta di fare te".
"Kevin Costner conosce i negozi Fracco?"
"So che ha un frigorifero in casa. Adesso non ti garantisco che l'abbia proprio comprato da voi. Ma il settore  quello. Economia di scala. Far girare i soldi".
Fracco inspira dal profondo.
"Kevin Costner  quello che ha fatto quella pubblicit l, di balla con le Valleverde?"
"Ha avuto una valanga di nomination per l'oscar. Uno o due li ha anche vinti mi pare".
"Kevin Costner, mah...", Fracco si gratta il pomo d'Adamo, gli angoli della bocca in gi, "Se si toglie un po' di grigio dai capelli. Pu anche essere".
Nello studio a pianterreno la Fracco moglie  in piedi con un foglio in mano. Marali, io, uno dei due stagisti e la Fracco madre sul divanetto in attesa. Con voce carica la Fracco moglie dice: "Oggi siamo tutti di Brugherio".
"Siamo tutti a Brugherio Loredana, no di Brugherio", corregge paziente la Fracco madre.
"Lina,  un modo di dire".
Marali  al settimo cielo. "Ma  anche vero che siamo a Brugherio, perch no, di/a". Superare le frasi storiche. Il mio regno per un cavallo.
Questa scena si ripete per tutto il giorno ogni trenta minuti con poche variazioni, come le rappresentazioni didattiche nei parchi a tema, dalle nove e mezza di mattina fino a dopo la merenda delle cinque.
Il mio esercizio di rilassamento preferito  stracciarmi la camicia che indosso. Ho provato tecniche note per lo sviluppo armonioso di corpo e mente. Yoga e training autogeno, tai-ji, qi gong, le flessioni, il controllo della respirazione, il cranio-sacrale, la preghiera.
Ma quando sento che sto accumulando un eccesso di tensione niente mi dona quel senso di serena fluidit, di stabilit energetica, quel "pulire una camera e poi tenerla in ordine" - Jiddu Krishnamurti, Libert dal conosciuto, Ubaldini, Roma 1973, citazione che ho ripreso dal sito SpazioYoga - come il gesto di afferrarmi con le mani il bavero della camicia e poi con uno scatto di rabbia spalancare violentemente le braccia digrignando i denti e bestemmiando. I bottoni saltano uno dopo l'altro con un effetto delizioso, la camicia si lacera in un punto sempre diverso e di l lo squarcio saetta con volutt seguendo un misterioso itinerario che sembra gi scritto nella tessitura del cotone.  un gesto per certi versi simile a quello con cui Clark Kent si libera di giacca e cravatta per mostrare la sua natura di Superman, solo che nel mio caso sotto ci sono sempre io, e con la camicia a brandelli.
All'inizio dell'esercizio lo spasmo  da invasato, la camicia sembra intrisa di fuoco e veleno e devo liberarmene il pi in fretta possibile, poi quando il gesto di strappare pu essere obiettivamente definito come irrevocabile, mi placo e procedo con calma a fare a pezzi la camicia gustandomi ogni striscia, ogni variazione negli squisiti suoni di stoffa stracciata, lampi mozartiani, note gravi che rincorrono note sempre meno gravi poi acute poi acutissime nel volgere di un ricciolo.
Anche grugnire parole come PULARNE! MEGDOS! GHINDI-GHINDI-GHINDI! mi aiuta a ritrovare la pienezza di me.
Da circa un anno porto sempre con me nella valigetta una camicia di ricambio. Non tutti i giorni, mi serve. Quando occorre mi chiudo in qualche stanzino. Straccio la prima camicia, raccolgo i resti, infilo la seconda. Le compro a quattro per volta tutte uguali, nessuno si  mai reso conto di niente.
Sono passate da poco le cinque. Con un sorriso tranquillo e una camicia identica a quella con cui sono entrato esco dal piccolo bagno al pianterreno per tornare nel salone inox. Dal giardino arriva un rumore secco, come di fune che si spezza. Le luci di casa vacillano, si riaccendono, fioriscono urla femminili. Corriamo tutti fuori.
Aureliano  vicino ai vasi di calamondino, limone digitato e gli altri agrumi nobiliari, incolume e inespressivo. Guarda in direzione del giardino, troppo fissamente perch da quella parte sia successo davvero qualcosa.
Io per non sono ancora abituato ai suoi modi obliqui, seguo la falsa pista e mi perdo in un gruppetto di oleandri. Anna Sabina capisce al volo e corre nella direzione opposta.
Giro stordito tra i rami come un cane in cerca di bastone, mi graffio, poi altri suoni mi riportano verso la porta a vetri.
C' un assembramento di persone verso la parete destra della villa, vedo uno spezzone di stoffa trasparente che pende dal tetto, una specie di tulle nero che palpita lentamente nell'aria del tramonto che odora di primavera precoce.
Mi avvicino, nel naso mi entra un aroma di griglia, cenere e ferro caldo. Non  tulle.  un pennacchio di fumo scuro che si espande a ventaglio e si dissolve scoprendo la sfumatura arancio del muro.
Scendo con lo sguardo, seguo a ritroso il percorso del fumo che da ventaglio si restringe e incanala in una trecciolina nera e spessa che sale e freme.
Un gruppo di schiene nasconde l'origine del fumo, davanti a me ci sono pose preoccupate, attonite, i Fracco, lo stagista fresco di diploma, Marali - sento la sua voce dire "come i pompieri di New York". Domestici si affannano con coperte, vedo un estintore non utilizzato, una piccola fiamma calpestata finch non viene inghiottita ancora riottosa da una zolla di prato violaceo.
Mi faccio largo, urto contro la giacca di Maurizio Fracco che sta ripetendo "te ne prendo un altro" e non capisco se stringe a s o si difende da Anna Sabina che gli si  avvinghiata addosso, gli d colpi con una mano e si preme l'altra sulla bocca.
Sui sassolini bianchi del vialetto finisce di bruciare un fagotto scuro e oblungo, un grosso cuscino paraspifferi, fiammelle azzurre delimitano il confine tra cuscino e atmosfera terrestre prima di avvolgersi in un rotolino grigio.
Su un lato del cuscino sono infitte zampe da cane stilizzate dal fuoco. Indicano perentoriamente direzioni diverse.  il golden retriever di Anna Sabina. Esala ancora un filo di fumo.
"Bastardo, bastardo", guaisce Anna Sabina e cola moccio e lacrime.
Fracco fa come se non avesse sentito. Nell'ombra della sera, buttato sulla ghiaia c' del filo elettrico attorcigliato a spire, collegato a una specie di ombrellino luccicante, composto solo di stecche metalliche.
"Questo vediamo di farlo sparire...", dice Fracco a un domestico, "Prima o poi pu farsi male qualcuno".


11

Sta cambiando la stagione. Iniziano le fenditure nel nero profondo dei cappotti e dei giacconi sui supplementi femminili. Spuntano tenere gambe nude, qui un inguine depilato, qui una calza chiara con i trafori, qui una maglietta fluo. Si affacciano le prime pubblicit di prodotti per il controllo del giro vita, cellulite, interno coscia. Nei pomeriggi ogni giorno meno bui, sui viali Bianca Maria, Majno e Vittorio Veneto sono sempre pi numerosi i motorini che sbucano rientrano e risbucano intorno alla fila compatta di auto ferme al semaforo, come giovani vermi intorno a un ramo.
L'idea della fiction  piaciuta. I Fracco hanno fatto sapere che ci stanno, anzi non vedono l'ora di cominciare.  ovvio che Marali stava tramando qualcosa da tempo e si era tenuto tutto per s.
Anche le due art director della EM, anche Roberta, la segretaria tuttofare di Marali, dovevano sapere qualcosa perch mi dicono frasi come "domani ci sono gli autori, c' il casting delle madri di Fracco in via Gastone Pisoni, c' da sentire quelli dei soldi di Roma" come se fossero questioni di cui io gi sappia qualcosa.
Marali  sbrigativo. Gli  piaciuto il mio atteggiamento dai Fracco, essermi attribuito quell'immensa cazzata dell'enciclopedia va bene, solo che adesso comincia a credere anche lui che sia colpa mia e quando sono costretto a presentargli lo stato delle cose dell'Enciclopedia mi ascolta con degnazione. Sorbiamoci la menata intellettualoide di questo mezzo cretino che si  messo in testa di fare il fenomeno.
Ci sono problemi con le miniature dei commessi da allegare ai fascicoli dell'Enciclopedia. Gli stampi sono risultati difettosi, ci che abbiamo sulla scrivania sono umanoidi in gomma dura alti quindici centimetri, i lineamenti sono appena abbozzati e neutri come quelli dei manichini per i crash test delle auto. Per un eccesso di drappeggio, quello che doveva essere il camice bianco e blu dei negozi Fracco sembra una tunica sacerdotale che unita all'inespressivit dei volti d alle miniature l'aplomb dei membri una setta suicida concentrati sul Grande Passo. Uno ha la sigaretta che si pu mettere e togliere. Si mandano a rifare le miniature.  venuta invece molto bene la molecola di brillantante.
Ignoro tutto dell'universo della fiction televisiva. Marali si appoggia ad amici suoi, che hanno in mano il mercato in Europa e in America. Durante una telefonata con un tizio di Firenze che dovrebbe essere il produttore esecutivo, parte dentro di me uno speciale abbastanza importante. Lo capisco dai toni seri e dal fatto che ci sono collegate varie reti.
Sono presenti in tanti, Marcello Classics, Marcello Analisi e anche la terribile triade Marcello Potrei Dire, Marcello Potrei Fare e Marcello Invece Niente, difficile che vengano in blocco.
Il tema  quello che ho cercato di evitare ma mi aspettavo. Aureliano.
 pericoloso. Ha scritto che vuole ammazzare tutti. Cosa intendiamo fare?
Ma niente, cosa volete fare,  un ragazzino.
S, e in particolare  un ragazzino che ha appena incenerito il cane della sorella. Non per fare del terrorismo psicologico ma, a parte il foglio di minacce appeso al muro, vi ricordate com'era stata quella sua poesia di Natale? (tutti ridono)
Ah s, ce ne aveva parlato la Fracco madre, ma sdrammatizzando.
Appunto, quindi vuol dire che era un dramma.
Allora, pranzo di Natale: parenti schierati, si alza Aureliano e annuncia una poesia dedicata a tutti, scritta per l'occasione. La famiglia si dispone ad ascoltare parole come bambinello e grotta, Aureliano dice: "Per quanto abituati a dire vinco, vi aspetta alfine requie tra lo zinco" e si risiede a mangiare il panettone.
"Cosa vuol dire, normali conflitti con una figura paterna di successo, piccole liti, problemi di ogni famiglia - interviene una brunona di Marcello Dangerous Symptoms - anche Marcello alle medie, quando suo fratello gli aveva usato e rotto la Porsche Carrera, - la Porsche Carrera amaranto telecomandata! si intromette rivoltante come sempre quello di Marcello Nostalgia e tenta di far partire un servizio sui giocattoli, per fortuna gli altri lo massacrano - dicevo anche Marcello sulla spinta della rabbia aveva scritto su un quaderno segreto: Sistemi di Omicidio Perfetto. N. 1. Impiantare un seme di albero ad alto fusto nella schiena della persona da uccidere, l'arbusto cresce e lo pugnala lentissimamente. Segretezza: Ottimo. Efficacia: Ottimo. Ma scrivere un biglietto del genere per un ragazzino  un gesto liberatorio e in fin dei conti innocuo".
"S s, intanto il seme di mela Marcello l'ha incollato alla schiena di Francesco, per vedere se lo uccideva".
"Ma era un gioco".
"Anche la polvere pirica  nata per gioco. Marcello non  riuscito a nuocere perch il seme di mela incollato con il peligom  un sistema idiota. E tra l'altro Francesco si  fatto il bagno proprio quel mese e ha lavato via tutto se no a quest'ora avrebbe un melo di due metri infitto nel costato. Ma l'intenzione c'era. Aureliano  realmente pericoloso. Sa quello che fa, studia, traffica di continuo con quei fili, quegli aggeggi. A Marcello ha sverniciato la macchina in mezz'ora".
"E quindi?"
"E quindi bisogna fermarlo. Aureliano vuole sterminare tutti".
I falsi pass per i disabili dovrebbero essere pronti entro aprile.
I vigili che dovevano essere avvertiti lo sono stati. All'inizio si sono arrabbiati per questa trovata, in parte perch approfittare in questo modo della fortuna degli handicappati  davvero brutto, in parte perch la nostra tipografia non risultava nella lista di quelle accreditate per i lavori di questo tipo. Poi  stato fatto in modo che risultasse nella lista quindi non si sono arrabbiati pi.
Una mattina ero pronto per la gita a Cariate - presentazione del dpliant con il palmare del re cui tenevo tanto - ma Marali mi ha fermato e dirottato al comando dei vigili di corso di Porta Vigentina a portare una busta per un certo Salviotti.
"Perch io no?", ho chiesto a Marali.
"Ma non andiamo sempre i soliti dai Fracco, facciamo gioco di squadra...", ha detto Marali guardando in un'altra direzione, "Tu vai da Salviotti, lui sa gi".
Una vigilessa di corporatura larga sporgeva dietro il bancone di formica e alluminio. Con il movimento di una giovenca distolta a forza dalla mangiatoia mi ha rivolto un testone riccioluto, pronta all'ennesima grana della mattina.
"Cerco Salviotti da parte di Marali".
Nel suo sguardo si  acceso qualcosa di molto intenso, come un desiderio sessuale, non per me, mi  parso, ma per ci che la mia presenza rappresentava, ai suoi occhi dovevo essere simbolo di qualche forza superiore, un invito cifrato a congiungersi a un universo ultraterreno tramite una cerimonia carnale.
Subito donna e non pi vigilessa ha sussurrato: un attimo, eccomi, vediamo, Canestrari! Fai tu qui! Venga signore.
Lungo il corridoio, tra i manifesti Milano  Tua e cestini della spazzatura che sorridevano, la vigilessa mi faceva strada. Ogni due passi si voltava a met, come se stessimo attraversando un intrico di rovi e io mi potessi smarrire.
Mi pareva intimamente posseduta dalla voglia di parlarmi, fare domande, abbozzava mugolii, ma entrare in contatto con me doveva esserle proibito da qualche regolamento segreto cos smorzava i mugolii in un lamento interiore e proseguiva tutta affannata guidandomi per il corridoio con le inferriate alle finestre. Sembravamo personaggi secondari di qualche scritto di de Sade.
In preda a evidenti manifestazioni di estro, la vigilessa mi ha introdotto in un ufficio con i muri verdi. A una scrivania scura sedeva una donna dai capelli rasati bianco paglia e occhi celesti senza espressione.
" il signore di quello", ha detto, umile e senza senso, la vigilessa alla donna bianco paglia e ha taciuto, chinando la testa.
 seguito uno scambio di informazioni in codice tra le due donne in divisa. La donna rasata bianco paglia inquisiva, la vigilessa corpulenta rispondeva senza alzare gli occhi, sembrava sentirsi in colpa per la propria mancanza di appetibilit fisica di fronte alla dominatrice.
La donna rasata bianco paglia mi ha rivolto uno sguardo improvvisamente di ghiaccio. "Teddy vai a prendere il mio frustino e slacciati quei pantaloni" mi sarei aspettato, invece ha detto: "Salviotti adesso non c'. Pu dire a me?"
"Non so", ho mormorato sicuro di avere sbagliato risposta.
Marcello Tomorrow ha mandato un flash di me prigioniero in una cripta sotterranea del comando dei vigili di Porta Vigentina, con una scodella di brodo crudelmente deposta oltre il raggio della catena che mi assicura al muro.
Poi voci in corridoio, un tono maschile profondo: "Bisogner decidere, aspetta che vedo un attimo in ufficio", e dallo stipite ha fatto la sua comparsa la testa di un uomo serio sui cinquanta anni.
La testa di Salviotti ha aspirato in s tutto il potere presente nella stanza, riducendo la donna rasata bianco paglia a schiava e la vigilessa corpulenta a semplice materiale biologico per esperimenti.
"Lei  di Marali?", mi ha detto Salviotti con l'alito di caff appena preso.
"Interamente", gli ho messo in mano la busta che dovevo e sono scappato.
Fuori ho trovato la multa sul parabrezza.
La Fracco moglie ha fatto sapere che vorrebbe essere fatta da Penelope Cruz perch " bella ma ha molta classe".
La fiction  un mondo complicato, noi della EM di piazza Lavater sappiamo solo quello che si legge sui giornali. Che ha grande successo e che nessuno la guarda, almeno nel nostro giro.
Marali  spesso a Roma a parlare con quelli della produzione. Bisogna scegliere bene i ruoli chiave.
"Ci vuole un capo di tutto e per quello vado bene io", ha sintetizzato Marali, "per c' anche bisogno di professionisti".
Per le sceneggiature sono gi all'opera una decina di autori tra Roma e Milano, il loro lavoro sar guidato da Beniamino Fattori e Annalisa Del Bo, amici di Marali, due che hanno lavorato molto tempo in teatro, tv e cinema e alla fine si sono affermati come "due delle voci pi interessanti nella nuova drammaturgia italiana", anche per averlo ripetuto loro stessi in anni di comunicati stampa.
Fattori e Del Bo si sono formati in teatro applicando una formula consolidata. Si mettono due personaggi che non si conoscono tra loro e li si fa parlare di qualcosa di quotidiano. La pioggia, il modo in cui la vernice mostra le crepe nel corso degli anni, la digestione lenta - e gi ognuno di questi argomenti diventa facilmente una metafora. Poi si infila poco a poco nel discorso quotidiano qualcosa di enorme. Un omicidio avvenuto anni prima, il fatto che uno dei due  padre dell'altro, o madre o figlio - avuto o non avuto -, o una choccante combinazione di vari gradi di parentela, o che i due personaggi sono la stessa persona scissa.
 necessario, anche per arrivare a una fine, che tutto ci si svolga in una data significativa per chiunque tranne che per i due - capodanno, Natale, Italia-Germania dell'82, la morte di Stalin, l'undici settembre, l'esplosione del Challenger, la festa del pap.
Al cinema lo stesso, ma pi lungo e con pi gente. In tv lo stesso ma talmente pi lungo e con cos tanta gente che ci vogliono delle puntate di due ore per farci stare tutto. La formula si pu ripetere all'infinito variando un po' gli elementi e garantisce sempre un buon risultato.
Marali ha organizzato alla EM di piazza Lavater un giornata di seminario creativo con Fattori e Del Bo, lui allampanato con i capelli grigi e la pelle del volto che sembrava ricavata da una borsa di camoscio chiaro, lei pi tarchiata con occhiali da sole e avvolta in teli colorati uno sopra l'altro.
"Ascoltate la gente, questo vale per noi dello spettacolo ma anche per voi della comunicazione. Parlate come parla la gente, leggete ad alta voce la cosa che avete appena scritto e ascoltate se suona come la voce della gente, vivete come la gente, mangiate come la gente, siate come la gente", ci hanno ripetuto per tutta la mattina Fattori e Del Bo, finch non ci siamo sentiti organismi extraterrestri che hanno appena nascosto i loro pseudopodi frangiati sotto forma umana allo scopo di conquistare subdolamente il pianeta.
Dopo il sushi dell'una il seminario  proseguito con una selezione.
Marali ha preso da parte me, i due stagisti, una delle due art director e un account. "C' un modo per avere successo, e un modo per avere ancora pi successo", ha detto Marali introducendo rotoli di alghe nel proprio corpo, e il tono voleva dire: siete la crme, meritate che questi due miei amici vi spieghino un segreto, io lo so gi ma non voglio rovinarvi la sorpresa.
Dopo il giro di caff, nella sala riunioni piccola  iniziato il seminario di secondo livello mentre la parte meno evoluta della EM ha ripreso il lavoro normale guardandoci in cagnesco.
"Il fatto cruciale  sovrapporre l'autore all'opera", ci hanno detto Fattori e Del Bo con una voce pi disincantata, la voce del secondo livello, siamo tra gente con cui si possono mettere le carte in tavola. "Farsi vedere, firmare ogni singola riga o fotogramma, far capire quanto tu come autore sei infinitamente meglio di ci che in quel particolare momento sta offrendo la tua opera. Devi usare delle didascalie invisibili, questa frase  per farvi ricordare che ho vinto quel premio, questa scena  perch non dimentichiate che sono l'erede di Chaplin, questa citazione  perch teniate presente che sono un esperto di lirica, filosofia, cose che non potete capire. Devi mettere in minoranza il fruente".
"Il?"
"Fruente. Il fruente  impegnato a leggere il tuo libro, a guardare il tuo film? E tu accerchialo. Dagli una tramuzza, dei personaggetti e mentre  impegnato con quelli, dai in pasto a un'altra zona della sua mente qualche indizio del fatto che tu sei gi da un'altra parte, voli pi alto. Butta l nomi, luoghi, opere che il fruente non si sogna neanche. Che non gli venga in mente di giudicarti attraverso quella paginetta che sta vanamente cercando di assimilare tramite i suoi limitati sensi. Feyerabend, Slavoj Zizek, Marsilio Ficino".
"E chi sono?"
"E chi se ne frega, tanto  sempre di te che stai parlando. E ovviamente quando tiri in ballo Marsilio Ficino, non deve esserci dubbio sul fatto che quello di cui parli tu  altro, ma ben altro, rispetto allo stantio Marsilio Ficino degli accademici".
Dopo la pausa caff delle quattro e mezzo colgo una circolarit di sguardi tra Beniamino Fattori Annalisa Del Bo e Marali che dice "Zeitgeist, multilevel, frullato".
Mi avvicino, Annalisa Del Bo mi ringrazia per essere intervenuto e spera che ci rivedremo. Fattori dice a Marali che lui comincerebbe subito la terza parte perch hanno l'aereo per Roma alle otto. Marali mi guarda con un sorriso che gli conosco e che con me non usa mai.
"Marcello, mi faresti una grandissima cortesia personale?", mi prende una mano e se la mette sulla giacca "C'era quella cosa per l'Amsa da presentare per domani, ho dato il lavoro a dei minus, hanno fatto uno schifo, dagli un'occhiata tu adesso, ti prego. Ci metti due orette al massimo e ti prendi la mattina libera domani. Mi dici di s? Dai".
Io resto con la mano prigioniera tra le sue, sembra che gli stia auscultando il battito cardiaco. Del Bo e Fattori si sono momentaneamente assentati dai loro corpi.
"Poi guarda, Annalisa e Beniamino devono ancora dire due cosette e poi se ne vanno. Tanto tu cosa vuoi imparare di pi, tu sai gi tutto. Eh Annalisa?"
Del Bo e Fattori tornano tra noi con un sorriso: be' col cazzo che sai delle cose importanti come quelle che sappiamo noi, diciamo che fingiamo che sia vero per lasciarti andare senza farti pesare la condizione di tagliato fuori.
Io dico che non ci sono problemi e ritiro la mano dalla giacca di Marali. Sospiro di sollievo del crocchio.
"Grande", dice Marali e fa qualche commento spiritoso su quanto  brutto il lavoro per l'Amsa che questi freelance di fuori ci hanno mandato.
Io guardo una delle due art buttare il suo bicchiere di plastica nel bidoncino apposito, tornare lentamente nella sala riunioni, insieme all'account. La sala dove ho passato migliaia di ore della mia vita, da cui sono stato appena escluso. Guardo il pezzo di parete che posso vedere da qui.
Sono il clandestino pustoloso che agonizza nel buio della stiva tra il puzzo di nafta corda e salmastro e volge gli occhi feriti dalla luce verso il ponte di prima classe dove signore con grandi cappelli bianchi si pavoneggiano al sole.
Guardo quello scorcio di parete grigia con gli infissi verdi, quelle sedie di metallo, un pezzo del tavolo, una prospettiva che so a memoria e adesso che mi sembra di non avere mai visto.
Marcello Yesterday and Today mi manda lo spezzone di quando dopo una lite con mio fratello mi ero rifugiato in cima all'armadio. Da lass avevo scoperto la nostra stanza dall'alto.
La prospettiva diversa di un panorama pi che conosciuto, anzi il panorama per eccellenza, mi aveva colpito per il senso di spaesamento e di familiarit insieme. E poi avevo pensato che ad apparire estranee sono soprattutto le cose pi consuete quando sgarrano di mezzo millimetro dalla disposizione in cui siamo abituati a vederle.
La prima volta che si , per caso, avvistato da lontano il proprio padre camminare chiacchierando con un amico in viale Montenero, semplicemente un adulto insieme a un altro adulto. I propri vestiti appesi in fila con quelli degli altri nello spogliatoio dell'Ausonia. E poi avevo pensato che tutto  estraneo, in fin dei conti.
 passato uno dei due stagisti freschi di diploma. Anche lui diretto verso la sala riunioni. Ha visto me che mi muovevo in direzione opposta e ha guardato Marali: "Ma Marcello non viene?"
Marali ha guardato lo stagista: "No, Marcello non viene. Tutto a posto. Bene cos".
"Sei pronto?", ha detto Fattori allo stagista, usando la voce da terzo livello. Io sono andato dalla segretaria a prendere l'incartamento dell'Amsa.
Ciao, sono il tuo sacchetto della spazzatura. Sono anche il tuo shopper di plastica. Accompagno i rifiuti. Ma porto anche le tue spese. Sei in grado di cogliere la differenza? AMAMI. Non abbandonarmi dove capita. Sono nelle tue mani. Il mio utilizzo evita il consumo di materie pi utili e preziose, se lasciate alla natura. Mi puoi utilizzare molte volte. Sono igienico, vado molto d'accordo con gli alimenti e li proteggo amorevolmente. Non inquino e non sviluppo sostanze o gas tossici, anche se bruciato vivo. Prodotto con polietilene per uso alimentare conforme dm 21.03.73.
Il testo  corredato dal disegno di un mostruoso sacchetto della spazzatura che piange perch non  stato smaltito nel modo appropriato.
"Grande quel bruciato vivo, l'inorganico, l'organico", ha detto il giorno dopo Marali rileggendo il mio testo. "Poesia metropolitana, Kerouac, DJ Spooky".


12

Si deve andare a Brugherio a vedere come procedono i lavori del megastore Fracco. Marali ha convocato anche me. A parte la solita menata sull'Enciclopedia - i primi sette fascicoli sono pronti, manca solo un senso - c' da parlare di inaugurazione, lista degli invitati, area della festa, tanti problemi.
Dopo che oltre alla mole di lavoro promozionale si  abbattuto su di noi anche il lavoro sulla fiction, Marali ha rispolverato il personaggio del buon pap nazista, un carattere tipico che tanta fiducia infonde negli italiani. Pi attivo del solito, pragmatico, veloce, pronto a promettere attenzione e cure purch non gli si chieda di farlo davvero. E infatti la EM di piazza Lavater  galvanizzata. La fiction, i seminari creativi, gli autori.
Io non ho avuto coraggio di chiedergli perch mi ha escluso dall'ultima parte del seminario, ma Marali ha capito lo stesso e me ne ha parlato lui in macchina verso Assago.
"Ti ho fatto un favore. Era una rottura di coglioni. Tanto Fattori e Del Bo non contano un cazzo. Loro si smazzano il lavoro bruto, sopra c' Gavarone che riporta direttamente a me".
"E chi  Gavarone?"
" il writer producer. Responsabile di tutto lo script.  un avvocato di Pesaro. Grande esperienza di spettacolo, contratti, diritti, passaggi di royalties. Per anni ha trattato acquisto e vendita di soggetti, sceneggiature. Poi ci ha messo direttamente le mani e ci ha preso gusto.  un fantastico narratore".
"Cos'ha fatto finora?"
"Ha lavorato parecchio nel settore ragazzi, questo gli d quella leggerezza, quella piacevolezza, quel senso di cosa  spettacolo e cosa no. Quando uno ha esperienza con il mondo dei ragazzi sa parlare a tutti".
"Certo. E cos'ha fatto Gavarone per i ragazzi?"
"Eh, tante cose. Anni fa collaborava con l'ufficio legale della Disney e si  messo a cercare tracce di antisemitismo nei cartoni della Warner. Non ne ha ricavato abbastanza per una causa ma si  fatto una bella esperienza. Ha visto migliaia di trame, personaggi, ha assorbito il gusto della storia. Poi ha curato una bella vertenza per il merchandising di Capitan Harlock. A Taiwan avevano prodotto dei Capitan Harlock con due occhi e pensavano di farla franca perch c' un presequel dove Capitan Harlock ha effettivamente entrambi gli occhi. Ma Gavarone ha tenuto un'arringa spettacolosa fondata sulla sineddoche, ha dimostrato che i bambini amavano la benda sull'occhio, che Capitan Harlock era la benda sull'occhio. Ha costretto i cinesi ha cavare un occhio a milioni di Capitan Harlock, uno per uno. Il nome di Gavarone ha cominciato a girare e alla fine  stato lui che ha seguito per la NippoNetwork la storia di Ayumi, ti ricordi quel cartone giapponese? Ayumi era questa ragazzina con dei poteri, che alla fine trova un ragazzino che la bacia lei perde i poteri ma trova l'amore. Un successo devastante in Giappone. Solo che in America hanno bloccato tutto perch hanno detto che il ragazzo baciava sulla bocca una bambina e quindi era pedofilia, in America su queste cose sono tremendi. Rischiavano di saltare milioni di dollari. I giapponesi hanno chiamato Gavarone. Gavarone si  fatto fare una perizia medico-legale sulla lunghezza dei femori e la circonferenza del polso di Ayumi e ha dimostrato che le misure erano non incompatibili, cos ha detto la sentenza: non incompatibili, con quelle di una ragazza di sedici anni. Sedici anni. La stessa et accertata ufficialmente della Bella Addormentata nel Bosco, che il principe non solo se lo bacia ma se lo sposa, come documenta inequivocabilmente un filmato che Gavarone ha fatto proiettare in tribunale. Gioco partita e incontro. Vinta la causa. Ayumi  passata anche in America e ha sbancato. Milioni di dollari. Spaccato il culo agli americani. Questo  Gavarone".
"Fin qui sembra il curriculum dei fratelli Grimm".
"S s scherza, intanto se sei dove sei  perch esiste un Gavarone che guida la carretta".
"Veramente  lui che  dove  perch ci sono migliaia di idioti come me che la spingono".
Dall'inizio di aprile Maurizio Fracco appare pi rilassato. Lo vediamo con le pile cariche, l'idea della fiction si  fatta strada nelle menti della famiglia Fracco come il germoglio di una pianta che regaler frutti principeschi. Per la Fracco moglie soprattutto, che a questo punto della vita ha ancora tre sogni da realizzare:
 apparire a un check-in molto oltre l'orario d'imbarco e far ritardare l'aereo tra i sorrisi del personale di terra consci della necessit di tale ritardo;
 poter pronunciare la frase "venga a trovarci a palazzo";
 vivere una serata veramente speciale.
E si capisce che la serata della prima della fiction si avvia a essere davvero speciale.
Quando andiamo a prendere Fracco ad Assago, o nel negozio di via Mantegazza lui si infila nella macchina di Marali e chiede: "Si sa qualcosa di Kevin Costner?"
La famiglia Fracco ha gi tentato un approccio con il mondo dello spettacolo. Una decina di anni fa la Fracco moglie aveva pensato di chiamare il regista Pasquale Squitieri per fargli girare il filmino del primo giorno di scuola di Anna Sabina.
La Fracco moglie aveva appena visto in tv il film di Squitieri su Claretta Petacci l'amante di Mussolini, due sue figure guida, e se ne era entusiasmata. Cos, iscritta Anna Sabina alla prima elementare il pensiero della mamma era stato immediato: primo giorno di scuola, quindi filmino, quindi chiamare Squitieri, l'unico che pu farlo bene. Consiglio di famiglia, idea approvata con entusiasmo. Non si badi a spese.
I Fracco hanno mobilitato tutte le conoscenze vicine e remote, messo in moto chiunque potesse entrare in contatto con attori, agenti, impresari, tecnici, comparse che forse potevano portare a Squitieri. Lunghi giri di telefonate, mezzi contatti, illusioni ma nessun risultato.
Quando poi ci si  resi conto che dal giro Fracco si arrivava pi frequentemente a persone che invece di Squitieri avevano conosciuto la Petacci e Mussolini in persona, la cosa  definitivamente caduta. Del primo giorno di scuola di Anna Sabina sono rimaste due polaroid scattate da uno zio.
Maurizio Fracco ci porta a vedere come procedono le cose al cantiere di Brugherio. Il nuovo megastore Fracco  in via di costruzione su un'area periferica al posto di due grandi spazi abbandonati, un'ex concessionaria Daewoo e i resti di un grande deposito di mangimi. In mezzo, uno spiazzo ancora sterrato, futuro parcheggio con annesso piccolo parco gioco.
"E proiettare l'anteprima della fiction su di noi lo stesso giorno dell'inaugurazione?", dice Fracco.
"Great idea. Realt, finzione, corto circuito, Debord", dice Marali.
Per non si pu fare tutto nello stesso posto, qui  il luogo del commercio, la fiction va presentata in un luogo del cuore.
"L'Aquafan di Rimini", dice uno dei due stagisti freschi di diploma. Si fa finta di non aver sentito e vien fuori che c' un parchetto grazioso a Cariate, discreto, curato, fuori mano ma a due passi da villa Fracco. Solo che  area pubblica, l'uso dipende dall'amministrazione.
"Bisogner incontrarci con il sindaco di Cariate...", ha detto Fracco, "Ma state tranquilli,  una persona civile, niente vecchia politica, niente mazzette alla cazzo".
Gianmario Botta, il portavoce di Anna Sabina, si  inserito bene.
Il suo primo incarico  stato occuparsi delle esequie del Golden Retriever e partecipare la notizia alle amiche nel modo giusto - "Un'automobile sulla provinciale, povera Golden Retriever, tra l'altro un esemplare di razza purissima, almeno non ha sofferto...".
Botta ha aderito immediatamente al nuovo personaggio e svolto il compito come se in vita sua non avesse fatto altro che seppellire cani.
Anna Sabina  soggiogata dalla sua voce da doppiatore, alla Fracco madre piace il gesto virile con cui solleva la tazza di t - residuo di un'edizione delle Tre Sorelle in cui Botta era il tenente Tuzenbach -, la Fracco moglie ascolta volentieri i suoi consigli mentre esegue il "siamo tutti di Brugherio", persino il vecchio Sisto  rimasto impressionato dalla sua signorilit, "el par el cardinale Schuster".
Questo ha fatto guadagnare punti a Marali e alla EM.
Non so se anch'io ho guadagnato punti.
La mia posizione con Fracco  sempre in bilico, mi ascolta tutte le volte con una specie di sopportazione. Vede che sono di fianco a Marali, quindi capisce che sono nella squadra giusta, ma noto che cerca di stabilire un contatto oculare, telepatico con Marali, come aspettando un suo cenno, "Ok, adesso! Ha detto una cazzata, puoi colpirlo, sfogati, fagli pagare tutto".
Marali dice che  colpa mia, sono io che sto sulle mie, che devo aprirmi di pi. Che Fracco ha una grande considerazione di me.
"E perch allora non mi hai pi fatto venire alla villa di Cariate?", ho chiesto a Marali.
"Ma l Fracco non c'entra. Quella  una mia precauzione di non farti incontrare la moglie per qualche giorno".
"La moglie? E cosa le ho fatto?"
"A lei niente, ma ha pescato Aureliano che si faceva una pippa".
"E io cosa c'entro?"
"Si stava misurando il pisello con quel metro che gli hai regalato tu".
"Ma dai".
"Ovvio non  che lei pensa che gliel'hai suggerito tu, perch  proprio una cosa che solo un bambino pu fare".
"Direi".
"Per insomma, sai, possono esserci equivoci sgradevoli. Magari la madre fa collegamenti assurdi, pensa irrazionalmente che le metti il figlio su una cattiva strada,  brutto, i cattivi maestri, Morte a Venezia".
"Ma che cazzo stai dicendo?"
"No, lo so che non  vero, ma lo dico per inquadrare storicamente la cosa. Gi Aureliano  un tipo strano. Ci manca anche che..."
"Cio tu pensi che la madre di Aureliano pensa che io gli ho regalato l'Hystory By The Meter come primo passo per farmelo? A parte che quel metro di merda me l'hai ordinato tu di portarglielo".
"Ma stai calmo. Respira. Non  successo niente.  stato un mio mettere le mani super super avanti. Anzi guarda, per stemperare, adesso appena c' occasione a Cariate vieni anche tu cos chiudiamo la cosa nel modo migliore. Sai come sono le madri".
La Fracco moglie ha espresso il desiderio che il suono dei registratori di cassa del nuovo megastore sia composto da Brian Eno.
"Brian  un amico, con lui non ci sono problemi", ha detto Marali. "Per devo sentire i miei per le questioni dei diritti".
Anni fa, le prime volte che sentivo Marali dire "i miei" non potevo evitare di pensare che parlasse dei suoi genitori. E ancora oggi non posso impedire di avere per un istante l'immagine di due anziani con la coperta sulle ginocchia che lasciano raffreddare la minestra perch devono discutere di royalties con gli avvocati di Brian Eno.
Il sindaco di Cariate  un uomo giovane alto e profumato, abito scuro, cravatta grossa, capelli corti. Ha un sorriso doloroso, impresso sul volto come make up permanente. Entra nel salone inox dove comincia a fare caldo, tutte le vetrate sono aperte e infatti "Che caldo!",  la prima dichiarazione che rilascia.
 accompagnato da due sue versioni meno disinvolte, pi grigie, con le borse sotto gli occhi, abituate a non esistere in pubblico.
Ci siamo io, Marali uno dei due stagisti, quello che ha partecipato al terzo livello del seminario, evidentemente ha staccato l'altro nella classifica dell'importanza, Maurizio Fracco e la Fracco madre.
Aureliano non s' visto. Passando dalla cucina abbiamo incrociato Anna Sabina. Sta addestrando il suo telefonino nuovo e passa tutto il pomeriggio a scandire: rispondi, occupato, non sono in casa e altri comandi vocali.
Il sindaco ci rivolge un sorriso doloroso confezionato specialmente per noi e dice: "Essere qui non vuol dire essere d'accordo".
Noi assumiamo pose ammirate per questa sentenza che fa pensare a una schiettezza simpatica, a un rigore che non bada alle meschinit, qualcosa di anglosassone e protestante.
[Se avete scelto la modalit "anglosassone e protestante" potreste gradire anche questi atteggiamenti ad essa correlati: integrit, sobriet, ferma difesa della libert d'opinione].
Dopo dieci minuti, vista la persistenza della nostra ammirazione per l'anglosassone protestante e atteggiamenti correlati, il sindaco ci fa capire che invece in qualche modo, dandogli dei soldi ad esempio, ci si pu venire incontro.
Ci sciogliamo subito e la nostra posa diventa da italiano duttile felice di venire incontro.
[Se avete scelto la modalit "italiano duttile" potreste gradire anche questi atteggiamenti ad essa correlati: dire che si  integri, dire che si  sobri, dire che si  fermamente per la libert d'opinione].
Il sindaco beve un caff freddo, che da quel momento diventa ai miei occhi la bevanda ufficiale dei potenti della terra, accetta qualche contributo di Fracco per la prossima campagna elettorale e assicura interessamento per concedere l'area pubblica del parchetto di Cariate.
Ai saluti fa partire con un'altra edizione personalizzata del suo sorriso doloroso, dice: "Siate disubbidienti". Strizza l'occhio e se ne va.
Uno dei due che lo accompagnano si volta sulla porta: "Il sindaco  uno che sta con chi non ci sta", fa una strana risata con il naso che capiamo essere il suo equivalente della strizzata d'occhio, la versione ridotta concessa a un subalterno, e segue il sindaco.
Quando usciamo anche noi incontriamo un uomo imponente, vestito di bianco come Poirot sul Nilo, che porta un cestino di vimini. Marali lo ferma con un'esclamazione, si abbracciano, cerimonie e complimenti.  Gianmario Botta, non l'avevo riconosciuto.
"Il nuovo Golden Retriever!", grida felice Anna Sabina. Dal cestino salta fuori un cucciolo color panna.
"Ma Fracco non aveva detto niente mazzette alla cazzo?", chiedo a Marali tornati in piazza Lavater.
"Infatti non sono mazzette alla cazzo. Sono banconote non segnate che vengono dal geometra dei lavori del megastore tramite un suo giro pulito. Queste banconote vanno a un benzinaio del lago di Como dove il sindaco ha una casa, questo benzinaio a sua volta ha un giro pulito dal quale saltano fuori tre normalissimi assegni circolari al portatore ognuno sotto i diecimila euro che spariscono in conti di persone di fiducia del sindaco. A fine lavori il geometra caricher di trentamila euro il consuntivo e Fracco non avr niente da obiettare. Quali mazzette".


13

La lista degli invitati per l'inaugurazione promette di essere un lavoro duro. Che vip conosce Marali? Tutti. Chi pu venire? Chi lo sa. Gira un foglietto giallo con un numero che comincia per 001.
" Jimmy, dell'Alabama, l'amico americano dei Fracco, bisogna chiamarlo un giorno di questi, vedere che impegni ha per settembre". Subito dopo la crisi matrimoniale del 2000 Fracco e la moglie erano partiti per due settimane in America lontani da tutto.
Uno di quei viaggi che servono a dimenticare e quindi vengono ricordati per sempre in una casella a parte rispetto ai viaggi normali. "Qui siamo noi sulle Ramblas", "Qui  la spiaggia di Sharm, guarda che colori", "Qui  quando Maurizio si  fatto la rumena, il nostro matrimonio  naufragato ma per un numero congruo di convenienze reciproche abbiamo concordato di non divorziare e siamo andati via per dimenticare tutto questo".
In spiaggia a Santa Monica i Fracco avevano conosciuto un signore di una certa et molto simpatico. Chiacchierando - in una lingua che non si riesce a immaginare - era saltato fuori che questo tipo aveva lavorato tanti anni in uno di quei famosi carceri americani, e loro erano rimasti sorpresi perch civile e evoluto com'era quest'uomo non aveva affatto l'aria del secondino e, infatti, era stato boia.
"Lo dicevo io", si era complimentata la Fracco moglie, "si vede che lei ha delle qualit eccezionali. Per fare il suo mestiere ci vuole coraggio, ci vuole fermezza per allo stesso tempo piet. Ma  vero che i condannati mangiano cos tanto tre ore prima della sedia elettrica, che gli brucia la testa?  vero che si pisciano addosso, che gli scoppiano gli occhi? Is it really that the eyes bang out?"
Aveva cercato di ammaliarlo, agli uomini piace che si parli del loro lavoro.
L'ex boia si chiamava Jimmy e anche questo aveva toccato una corda speciale nel cuore della Fracco moglie perch pronunciato da lui quel nome non aveva niente a che vedere con il suono GIMMI sentito tante volte dai doppiatori della tv, ma era una specie di DZJ-ME, un effetto acustico carico di autentiche risonanze yankee che richiamava grandi spazi, automobili lunghe, economia di mercato, sanit privata.
E adesso che si godeva la pensione cosa faceva DZJ-ME nella vita? Consulenze. Ah consulenze, e in qualit di boia? - risate -, no, no, in qualit di esperto di elettricit. Le aziende di antivirus assumono hacker, quelle di antifurto i ladri, grandi aziende di elettrodomestici si rivolgevano a DZJ-ME l'uomo elettrico per migliorare i sistemi di sicurezza. Frigoriferi, forni, lavatrici e lavastoviglie, l'eterno problema acqua contro elettricit, cose del genere.
"Ma no, elettrodomestici!", era trasecolata la Fracco moglie - ma io, ma noi, e gli aveva recitato tutto il repertorio: i negozi, l'import-export, gli elettrodomestici del futuro - "Venga a trovarci in Italia"
"Jimmy ospite al megastore  come avere No alla sagra del vino", ci ha detto Fracco. " un dio nelle cose elettriche, e pensare che tanti anni fa nel Delaware aveva cominciato con le vecchie impiccagioni a corda".
"Be', impiccagione in fondo  sedia elettrica unplugged", ha detto Marali.
Si convocher Jimmy, si indagheranno i ceppi umani necessari a un'inaugurazione - il cantante, il calciatore, la modella, il giornalista, l'opinionista, il religioso, tutto di categoria adeguata. Come cantante si potr pescare nelle serie C o forse B se il cantante  a fine carriera e abita entro i 20 km. Per i calciatori sar difficile andare oltre la C/2, in compenso se vengono lo faranno in tanti. Come ragazze siamo a livello di finaliste regionali per Miss Italia. Giornalisti e opinionisti non sono un problema, le tv locali ne producono come un armadio le tarme. Prete va bene chiunque vestito di nero tanto di faccia non li conosce nessuno.
"E se esponessimo all'entrata la tabella dei ranghi come in Dostoevskij?", butto l un pomeriggio. "Quattordici gradi di funzionari statali".
"Mh. Non  una cattiva idea", dice Marali
"Certo che non  cattiva,  dello zar. Pietro il Grande. Scriviamo il nome di tutti gli invitati e di fianco quanto sono importanti cos uno si regola. Calciatore di terza fascia, riserva, Stilista di seconda categoria, famosa nella zona Monza-Limbiate, Conduttore di aste sul Canale 92, Semplice megera".
Marali aspira il sigaretto.
"Questo no, ma la cosa di tirar dentro lo zar in qualche modo nei comunicati stampa teniamola".
Gli unici a essere spostati di continuo dentro e fuori dalla lista dei privilegiati sono quelli che i Fracco conoscono effettivamente, vedono spesso e ai quali sono legati da vera solidariet. Famiglie di altri negozianti, vicini di villa, fornitori, tecnici, vecchie conoscenze. Ma a loro si pu diramare un invito anche un quarto d'ora prima della festa tanto vengono di sicuro. Gianmario Botta ha chiesto a Anna Sabina di fargli pervenire un elenco di compagne sicuramente s e un elenco di compagne sicuramente no.
"Devi andare a Praga", mi dice Marali una mattina e dentro di me si fa il buio.
Io viaggiare, prendere l'aeroplano. Tentare il decollo, tentare l'atterraggio. Ma cos' successo? Praga. Cosa bisogna fare? Perch?
Mentre Marcello Goodbye manda immagini sgranate di soccorritori tra rottami di un velivolo in un foresta, vengo a sapere che ieri sera  arrivata alla EM di piazza Lavater una mail da un certo signor YourFriend, oggetto Stolen, con un file presentato come assolutamente necessario da scaricare, nome del file YouEarnMoney!.
Anche ai tempi dei primi elaboratori Univac sarebbe venuto il dubbio a chiunque che si trattasse di qualcosa di sospetto, ma lo stagista che ha staccato l'altro come importanza si era fermato fino a tardi per mantenere il vantaggio sul collega e senza batter ciglio ha scaricato il file YouEarnMoney!, cio un virus ben tornito che in pochi attimi ha disintegrato e sparso nel nulla tutti i sistemi informatici dell'agenzia. In un certo senso questo me l'ha reso pi simpatico, vuol dire che non finge.
D'altra parte questa cosa di Praga mi getta in uno scompenso energetico grave. L'aereo. Perch bisogna andare a Praga?
Perch a Praga c' un pezzo della produzione della fiction sui Fracco. Paesi dell'est, emergenti, meno spese, spiega Marali. Dovevamo mandare un prezioso documento ma con i computer rotti non si pu. Il documento deve arrivare nel pomeriggio.
"E non si pu spedirlo da Milano da un altro computer?", chiedo io.
"Mh, questioni di riservatezza, questa  roba che deve rimanere tra noi. I computer sono dei colabrodi", dice Marali.
"Ma come dei colabrodi, ieri sera eri disposto a mandarlo per e-mail".
"Ieri s ma oggi guarda questo disastro, direi che se non  un segno questo", indica i due tecnici che stanno trafficando intorno ai computer feriti.
"E per fax?"
Marali tira fuori dal cassetto un volume alto come un vocabolario, rilegato con una gigantesca spirale di plastica verde.
"Cinquecento pagine di fax?"
"Cos' quel mattone?"
"La bibbia della fiction Fracco. Descrizione ambienti, personaggi, sfumature psicologiche, gusti, attitudini, comportamenti. Tutto. Per la troupe di Praga".
"Come descrizione personaggi non bastava vari stronzi? Le sfumature psicologiche ci sono tutte ah ah", ride l'altro stagista, quello in ritardo nella classifica dell'importanza, ormai cos'ha da perdere. Ride anche Marali, ma  il sorriso di Caligola davanti alla spiritosaggine buttata l dal cristiano che vuol farsi notare prima che entrino i leoni.
Io penso: morendo oggi cosa mi perdo, vediamo. Ecco, non sapr mai chi vince il campionato, mancano un paio di giornate, ma onestamente non mi interessa, poi che altro? Al momento non mi viene in mente altro.
"Ci sar qualcuno della produzione a ritirare il pacco al bar dell'aeroporto. Vai e torni in serata. Ti fai un giro. Ti vedi Praga. Grande Praga. Malastrana. Cimitero ebraico. Kafka".
"Ma non ci poteva andare un altro?"
Arriva il primo stagista, quello in vantaggio, sento che evita di guardarmi. Dice a Marali che ha pronta quella cosa per Fracco, quando vuole si pu andare a Cariate. Poi mi guarda: Ah ciao Marcello.
Sono stato sorpassato.
Io vado in bagno un attimo, esco con una camicia identica a quella con cui sono entrato e torno di fronte a Marali.
"Parto da Linate o Malpensa?"
Come succede sempre, una volta in viaggio sono svaniti i cattivi pensieri. A Milano Malpensa il tempo era bello, l'aereo in orario, il posto comodo, il tempo di contare piangendo fino a cinquemilasettecento e siamo atterrati.
Non avevo mai visto Praga. L'aereo cadeva, alla velocit prevista dal piano di volo, verso i filamenti giallastri e lanuginosi che nei cieli del mondo vogliono dire qui c' una citt. Ho scoperto dal biglietto di avere il ritorno per Milano quaranta minuti dopo l'arrivo a Praga, quindi non sapevo quanto cimitero ebraico e Malastrana sarei riuscito a vedere.
Al bar dell'aeroporto, il colpo. Una ragazza incantevole che sembrava fatta di onde, con i capelli chiari fluttuanti appena sopra le spalle, un movimento morbido nel vestito bianco a piccolissimi fiori rossi ha guardato proprio me.
"Una familia?", ha detto la ragazza sorridendo.
"In che senso?"
"Tu sei della una familia? Frako? Milano?"
Io avrei voluto continuare cos per tutta la vita. Lei a chiedere informazioni e io con la luce blu genziana dei suoi occhi nei miei a non capire e provocare altre domande, farmi ristorare dal flusso di quella voce leggera.
Ho risposto che no, non ero della famiglia ma comunque s, Fracco, Milano, ero io la persona che cercava.
"Allora s, tu sei di una familia", insisteva lei e io mi dicevo: be' non ha il cervello ma non sarebbe umana senza difetti. Finch mi ha messo sotto il naso la copertina del librone che le avevo appena consegnato. C'era scritto UNA FAMIGLIA e sotto Fiction tv. E sotto Bibbia.
"Ah  il titolo della fiction, non lo sapevo, non l'ho neanche guardato!", ho gridato con la gente che si girava, "Ho contato tutto il tempo!", e sono scoppiato a ridere come se fosse accaduto un evento molto comico.
Per un istante la ragazza  sembrata contenta di essere in un luogo ampio con vie di fuga.
"HO L'AEREO CHE TORNA A MILANO TRA POCO, BEVI QUALCOSA?"
"Sapete che Marcello non  in grado di notare le tette.  fatto cos. Nelle ragazze vede tante cose, ma le tette devono proprio indicargliele loro stesse".  partito un noioso speciale su Marcello Hot, quelli di approfondimento dove si parla. "Per queste le ha viste cazzo porco se le ha viste", ha detto un ragazzo spiritato che non riusciva a stare fermo con le gambe, "eh che le ha viste?" "Vediamo di calmarci" "Indubbiamente si  notata un'irregolarit nella cadenza dei fiorellini".
Unendo con una matita i fiorellini rossi sull'abito della ragazza fatta a onde, si sarebbe ottenuto un disegno a rombi regolari. Ma in corrispondenza del seno i fiorellini tendevano ad allontanarsi uno dall'altro come nel diagramma che illustra l'espansione dell'universo, le galassie che fuggono alla deriva ognuna distaccandosi dalle altre sulla superficie dell'immensa bolla.
Guardando questa stoffa tesa, ho pensato alla stoffa della camicia che avevo stracciato alla EM di piazza Lavater prima di uscire, neanche tre ore prima, e mi  sembrato di non aver fatto una cosa giusta.
Si chiamava Vero - "Ma Vero nel senso di Reale, Effettivo?", "Vero nel senso di Veronica". Al bar dell'aeroporto con le belle mani sensuali aveva appoggiato sul tavolino un portafoglio da signora pi che da ragazza, un prezioso rettangolo di pelle bordeaux, morbido e piacevolmente turgido. Il portafoglio emanava la potente carica seduttiva di tutte le altre parti del suo corpo. Abbiamo parlato. Ho guardato l'incavo del gomito, nitido e delicato. Forse sarebbe venuta a Milano per la conferenza stampa. Sono salito senza rendermene conto sul volo del ritorno, ho cominciato a contare e al trentacinque ero gi tra le luci della Malpensa di sera. Continuavo a non avere visto Praga ma sapevo che era la citt pi bella del mondo.
Per tutta la notte su Marcello Classics hanno dato il pezzo di me al bar dell'aeroporto che emetto versi come uno scimpanz: Ah!  il titolo della fiction! Har! Har! Non lo sapevo! E gli occhi blu di Vero che mi guardano come se fossi un estraneo.


14

Alta concitazione alla EM di piazza Lavater. I collegamenti con l'esterno si sono moltiplicati, l'atrio  sempre ingombro di pony in arrivo o in partenza con le loro imbragature da moto, i caschi pressati sulle larghe facce asiatiche che li fanno sembrare comparse dei film di 007 anni '60, quelli che difendono la base dei cattivi e nel finale vengono sterminati a decine con una serenit e una noncuranza che la storia del cinema ha riservato a ben poche etnie.
Comincia a formicolare il sospetto che sia tardi per tutto.
I mesi di aprile e maggio sono stati risucchiati dalla preparazione del brutto materiale promozionale per il Fracco Megastore di Brugherio.
I manifesti per le affissioni - dopo migliaia di presentazioni ha vinto "Ci facciamo in cinque anzi in sei" -, i dpliant - ok al palmare del re e sotto: ci facciamo in cinque anzi in sei -, i volantini, le locandine interne, l'Enciclopedia e i suoi mille fascicoli.
Pi il consueto rivolo di lavoro per gli altri clienti. (Il mio "Imbottigliata come sgorgherebbe dalla fonte, se solo la fonte esistesse" per una bevanda composta quasi solo da elementi transuranici che per voleva un'immagine naturale mi ha fatto recuperare qualcosa presso Marali).
Ma il grosso  la fiction. Non  chiaro quello che la EM come agenzia deve fare.
Lo si intuisce per contrasto dalle telefonate di Marali.  sempre attaccato al cellulare, quelli della produzione, o l'avvocato Gavarone, o la coppia Fattori-Del Bo, o dirigenti di qualche rete tv. Quando si arriva al punto in cui Marali urla: "Di questa cosa non ho mai detto che ce ne occupavamo noi!", capiamo che a noi toccher quella cosa.
Si sono svolte alcune riunioni con l'avvocato Gavarone, il writer-producer che ha in mano soggetti e sceneggiature, un uomo che porta come applicato sulla testa un blocchetto di capelli marroncini e ondulati simile al contorno delle alpi nelle cartine geografiche in rilievo.
Gavarone ha una voce stranamente unidirezionale, con le frequenze basse tagliate, sembra che la si possa udire solo mettendosi in una certa angolazione, e allora si riceve fin troppo forte, altrimenti si sente solo un brusio indistinto. Parla in fretta, a gruppi compatti di parole. Poi fa una pausa. A quel punto segue o la risposta dell'interlocutore o un altro gruppetto di parole di Gavarone, che  bravissimo a non sovrapporsi mai alla voce degli altri.
L'effetto sonoro, anche per le frequenze tagliate,  simile alle comunicazioni astronautiterra, a parte i bip che chiudono ogni frase e i fruscii dei raggi cosmici. Anche nella calura Gavarone ha la cravatta sempre a posto.
Effettivamente siamo in ritardo, dodici puntate da due ore in onda in autunno a quest'ora dovrebbero essere gi girate e montate. Di Una Famiglia tutto ci che si sa finora  che l'agente di Kevin Costner alla fine ha detto no, anche se Maurizio Fracco non  ancora al corrente della defezione e sappiamo che continua a guardare cassette su cassette di Kevin Costner e a valutarne il lavoro attorale.
Marali per  tranquillo.
Si  agganciato a Gavarone anche perch da un paio d'anni l'avvocato possiede una societ che gira spezzoni filmati di qualsiasi cosa senza badare al fatto che facciano parte di una trama o no e li vende alle produzioni di fiction tv di tutto il mondo. Gli spezzoni durano dai tre ai trenta secondi, Gavarone li chiama u-enne, unit narrative, e chiama bank l'archivio che li raccoglie.
La bank di Gavarone  sterminata, ogni u-enne  descritta in sintesi.
Una donna seduta che guarda in basso, poi si mette una mano sugli occhi e piange? Ecco qua. Due uomini uno sotto i quaranta uno sopra i settanta che di spalle si dirigono verso un edificio? In campo lungo? In campo medio? A mezzobusto? Pronti.
Un parco con bambini, uno dei quali  biondo,  bruno,  creolo (Adobe Photoshop 7.0) saluta, si sbuccia un ginocchio, corre, ride, piange,  abbandonato dai genitori, ritrova i genitori,  orfano ma non lo sa, invece lo sa, ha una rara malattia,  guarito, ha una ricaduta, va sull'altalena, rifiuta l'altalena, subisce incidente fatale sull'altalena (ProFX 5.0), vive con turbamento la preadolescenza (baffi finti e cotone nei calzoni),  abulico? Basta ordinare. Chi sono questi uomini, queste donne, questi bambini? Figuranti incapaci pagati a peso.
"Ma poi non ci sono problemi nel far combaciare questi spezzoni astratti con i pezzi dove invece recitano gli attori protagonisti di ogni singola fiction?", mi sono ben guardato dal chiedere, ma era una domanda cos ovvia che, la prima volta che Gavarone ci ha parlato delle u-enne, se l' fatta lui da solo, come un imbonitore che si  preparato un discorso di vendita per una platea di rozzi villici.
Pur provenendo dal suo stesso organismo, la domanda l'ha comunque messo in difficolt. Dopo essersela posta Gavarone ci ha guardato con freddezza per qualche minuto. Silenzio. Si sentivano i blip del suo salvaschermo con i pesci. Poi ha raccolto dal suo catalogo interiore le informazioni necessarie e ce le ha fornite con la sua voce dalle frequenze tagliate.
"Ogni u-enne evita i primissimi piani. Filmiamo tutte e dodici le fisionomie umane pi diffuse nelle fiction, impegnate in un'infinit di azioni.  sufficiente che la produzione scelga protagonisti con massa corporea equiparabile. Stessi abiti. Nessuno vede la differenza. E se la vede, cambia qualcosa?"
Pausa. Non si capiva se toccasse a noi o se Gavarone dovesse aggiungere ancora qualcosa.
"Abbiamo un archivio molto vasto. Giriamo materiale tutti i giorni. Troupe dappertutto. Le u-enne sono libere da diritti. Pagando un utilizzo si possono usare infinite volte.  un supporto per gli autori. Tutte le u-enne portano con s un quantum di trama: un uomo corre, un uomo cammina, un uomo zoppica. Perch? Ci sar un motivo. Ogni u-enne fa fare un passettino avanti alla storia.
"Quale storia?"
"Qualsiasi storia".
Abbiamo dedotto che tre quarti della fiction Fracco  gi stata girata e non lo sa lei stessa. Giace nella bank di Gavarone, a pezzetti, e aspetta che qualcuno rovisti tra i frammenti, scelga quelli da incollare a primi piani di facce di attori veri e parlanti, schiaffi sul tutto una musica ora drammatica ora pi drammatica e mandi tutto questo in onda.
"Grande rivoluzione", diceva Marali in macchina, "questo  intreccio senza fabula, formalismo russo,  senso allo stato puro".
" un po' come le foto di stock, solo che queste sono animate", ho detto io.
Ricordavo ancora quando all'inizio degli anni '90 era per noi normale materia di risate la tipica foto di stock. I due uomini d'affari che si stringono la mano in un ufficio dove nessun oggetto  visibilmente mai stato usato. La ragazza con unghioni rosso-Dallas che finge di parlare al telefono. E soprattutto l'indimenticabile gruppo di americani nell'allegoria "Gente che Lavora". Una decina di individui sorridenti su fondo neutro, l'infermiera, il cuoco, la casalinga, il manager uomo, la manager donna, un vero negro - i primi tempi in costume da operaio edile con caschetto giallo, poi in completo scuro e valigetta -, l'uomo del gas, il pompiere, il medico. Sembravano Village People privati di carica sessuale. La falsit, l'oleografia da propaganda cinese anni '60, la totale assenza di rapporto tra quei figuranti mascherati e i lavori che pretendevano di rappresentare erano cos evidenti che nessuno, nemmeno alla EM di piazza Lavater si sarebbe sognato di usare davvero quelle foto per qualsiasi pezzo di comunicazione. Ma evidentemente qualcosa nel gusto comune era cambiato.
"S,  cambiato", ha detto Marali severo.
Una mattina Marali entra raggiante alla EM: "Wilbur ci sta".
Ci sar una fascetta intorno al primo fascicolo dell'Enciclopedia dei Fracco firmata Wilbur Smith.
La frase concordata : "Uno tra i libri di cui ho preso visione. Wilbur Smith". L'agenzia partecipa alla felicit con brevi domande. Non si poteva ottenere qualcosa di pi, tipo uno dei libri pi belli che ho letto? No, l'agente di Smith  stato inflessibile, le varianti approvate sono Un libro tra quelli esistenti e Un libro.
"Un libro non  male. Si riuscirebbe a strappare Il libro con Il scritto Il?" [Corsivo nel tono di voce].
"No, penso che mettendo di mezzo il nostro avvocato e forzando la traduzione si arrivi al massimo a Libro, ma a quel punto diventa criptico. Libro. Wilbur Smith".
"S. Oppure sembra che Wilbur Smith abbia cominciato a riconoscere gli oggetti con fatica. Libro su un libro. Finestra su una finestra. C' anche un disturbo nervoso cos".
A me mancano circa duecento pagine di Enciclopedia, ma  un lavoro che a volte aumenta invece di diminuire.
Ho dovuto rivedere la prima parte della S, gi impaginata. La Fracco madre ha fatto sapere che avrebbe tanto gradito, per motivi romantici, che tra Siemens e Simac fosse inserita anche una voce su un altro nome di prestigio che ha incrociato la propria storia con quella dei Fracco, il Sifar (Servizio Informativo Forze Armate), cui il vecchio Sisto ha venduto a met degli anni '50 una fornitura di microfoni speciali, "ma doveva vedere che belli" da nascondere dietro ai muri. La voce della Fracco madre al telefono era piena d'orgoglio, al ricordo. Per fare spazio al Sifar si sono dovute ridurre le settanta righe su Sigismondi Carolina, la Sigi, indimenticata ragioniera tra il '56 e l'89, tra l'altro promotrice della Fracco Card, togliere la foto di quando si  sposata e lasciare solo quella di lei col gatto in braccio sul terrazzino. Mi domando se salteranno fuori rivelazioni interessanti quando arriveremo alla T di timer.
Aureliano vuole ammazzare la famiglia. Ogni tanto mi sveglio di notte e penso a quanto sia naturale questa idea per un adolescente. Come dargli torto, tra l'altro, nel caso specifico.
Per in genere questa idea viene un po' dopo, sui quindici anni, l'et in cui si sa di preciso di essere usciti dalla prima adolescenza ma non si sa se si  entrati da qualche altra parte. I coetanei sono tutti molto avanti o molto indietro. Non si  bambini non si  adulti, si  infelici e basta.
Quindici anni. L'et in cui arriva il momento della foto. Uno ha una gran voglia di vendicarsi della propria famiglia perch l'ha immesso in questo mondo e si diverte a tenercelo tra le torture. Si pensa subito all'omicidio, certo, ma  cos impegnativo e si intuisce che anche per il futuro qualche conseguenza pu causarla. Allora la fuga, ma  impegnativa anche quella, oltre che scomoda. E allora il quindicenne sceglie la soluzione pi crudele.
Prende la famiglia e la fotografa. Padre e madre, fratelli sorelle, li ritrae in una scarica di istantanee, un giorno qualsiasi, senza motivo, senza cerimonie, abbattendo i "Ma perch? Cos' successo? No che ho le occhiaie! Vuoi fare il giornalista? L'hai letto in un libro, l'hai visto fare al cinema?"
Si isola un gruppetto di 125esimi di secondo, insignificanti come tante altre frazioni di tempo di ugual durata, e li si trasforma in una condanna per i propri parenti: siete cos e non lo sarete pi. Venticinque anni dopo si riguarda quell'angolo di camicia sotto una guancia, quella montatura, quell'inizio di sorriso, quella ruga d'espressione, tutte cose spazzate via dal tempo con una violenza che non ci si sarebbe aspettati da un meccanismo mite come un giorno dopo l'altro. E la vendetta si  compiuta senza nemmeno che uno ricordasse di averla ordinata. Nel giorno del furore il quindicenne ha scattato una foto anche a se stesso e appena l'ha vista ha detto: merda come sono vecchio, e quando l'ha rivista cinque anni dopo ha detto: merda com'ero giovane.
Aureliano non  un adolescente, mi fanno presente da Marcello Memory, ha solo dodici anni, e a volte ne dimostra molto meno
"A volte di pi", dice una donna ossuta dall'aria impaurita.
"S,  come se la sua mole gommosa gli consentisse di contrarsi ed espandersi anche nel tempo".
"E il biglietto a mammina e papino a che livello di sviluppo vogliamo piazzarlo, pi o meno di dodici anni?"
Eravamo stati un pomeriggio alla villa di Cariate, c'era da presentare un settuagenario che aspirava alla parte di Sisto Fracco nella fiction e veniva recapitato a casa per essere sottoposto al suo vaglio.
Mentre il povero Sisto cercava di capire perch si trovasse di fronte al cugino morto due anni prima - "Sisto, non  il Delio, sei tu, cio  un attore", "Intanto digli cos che cominci a tirar fuori due anni di ICI del laboratorio di viale Sarca" -, si  sentito trambusto in zona giardino.
"Ridammi!", gridava Aureliano. Anna Sabina scappava ridendo tra i tavolini bianchi con un foglio bianco stretto al petto.
"Ridammi!", Aureliano fluiva come una palla di mercurio tra sedie e spigoli rubando centimetri alla sorella, ma all'ultima strettoia Anna Sabina  sfuggita al suo artiglio inarcando la giovane schiena e ha conquistato l'aperto del giardino. Si  voltata a deridere il fratello. Un metro in linea retta, senza un labirinto in cui torcerlo,  un distacco incolmabile per Aureliano. La pinguedine l'ha inchiodato sul pack, minuscolo tricheco in lacrime. Anna Sabina gli ha buttato il foglio in faccia: To' va', bambino, finisci ciao mammina.
Aureliano doveva partire il giorno dopo per una settimana in Svizzera a studiare l'inglese e aveva preparato un biglietto di saluto. Ha aggiunto ancora ingrugnato una ghirlanda di fiori rossi e bianchi e l'ha lasciato a portata di mano dei genitori sul tavolinetto basso del salone inox.
ciao mammina ciao papino,

con la promessa di venire presto a trovarvi

Auri

"Ma che bel biglietto e come l'hai scritto bene, vedi che se vuoi ti viene una bella calligrafia?", ha detto la Fracco moglie e ha rimesso il foglio sul tavolinetto basso dopo una mezza occhiata. Ho notato che il foglio non era scritto a penna, era una stampata di computer con un carattere che riproduceva alla perfezione una elaborata scrittura a mano.
Perch Aureliano promette di "venire presto a trovarvi"? sta partendo, semmai dovrebbe promettere di "tornare presto qui". In una pausa sono sgattaiolato in camera sua. Il vecchio messaggio di minacce criptate sulla parete era ancora al suo posto. Il computer acceso. Ho aperto il programma di scrittura. Compiti. Nessun file ciao mammina ciao papino. Vediamo. Ho aperto "nuovo documento". Ho guardato lo schermo bianco, in attesa. Ho tamburellato sulla tastiera.
Qwerty opiu

Lo stesso carattere calligrafico del biglietto. Cos'? Guardo in alto nome del carattere. TBfont. Non c' nessun TBfont nei caratteri standard. Da dove l'ha preso?
Vado su un motore di ricerca, inserisco TBfont.
Escono una trentina di risultati, rimandano quasi tutti a un sito, CelebritiesHandwritingFont.
 un sito dove si vendono online caratteri tipografici, hanno preso la calligrafia di personaggi famosi, l'hanno trasformata in alfabeto di ventisei maiuscole, ventisei minuscole pi segni di interpunzione e la vendono a 39,99 dollari.
L'home page dice che da oggi puoi scrivere una lettera d'amore con la calligrafia di Rodolfo Valentino, il tuo curriculum con quella di Franklin D. Roosevelt, un suggerimento al tuo principale con quella di Albert Einstein.
Aureliano ha scritto ai suoi genitori vengo presto a trovarvi con la calligrafia di Ted Bundy, un uomo che negli anni '70 in USA comp da trenta a cento omicidi (ventotto confessati).
"S ma  pur sempre un bambino".
"S ma ricordiamo il Golden Retriever trasformato in kebab".
"S ma  pur sempre un bambino".
"S ma ricordiamo il Golden Retriever trasformato in kebab".
"Bambino".
"Kebab".
"Bambino".
"Kebab".
(a sfumare finch non mi riaddormento serenamente)


15

Ne parlo? Non ne parlo? E con chi? Come posso andare dai Fracco e dirgli: buongiorno, so che mi disprezzate perch vengo spesso qui insieme a Marali a proporvi cose di una bruttezza inconcepibile, senza contare che di Marali io sono un misero sottoposto e so quanta considerazione abbiate verso chi non comanda. N serve a risollevare le mie quotazioni il fatto di aver donato a vostro figlio un assurdo metro di legno grazie al quale il ragazzo ha intrapreso una presumibilmente lunga carriera di onanista. Ma oggi ho voluto vedervi per instaurare un flusso di fiducia tra noi, e per inaugurare questa nuova sintonia vi dir che secondo me Aureliano vuole ammazzarvi tutti.
Posso fare questo discorso?
A Marali ho accennato al fatto di Aureliano ragazzo problematico e forse ostile, ma Marali ha altro per la testa, e per quanto riguarda il ragazzo a lui va bene che sia rientrata senza incidenti la questione dell'Hystory By The Meter. Ci pensa, poi dice: "Io so come fargli tornare il buonumore. Coinvolgerlo. La famiglia che unisce".
Marali vuole proporre ai Fracco di usare Aureliano per fargli interpretare il nonno Sisto nel 1934, con il basco e i calzoni alla zuava, due indumenti che Sisto non ha mai messo ma che restituiscono il colore di un'epoca.
Sono arrivati i falsi pass per i disabili. Trecento a sfondo verde, trecento a sfondo arancione. Bollino d'oro del comune, sgorbio del funzionario, tutto perfetto. In alto a destra c' una riga microscopica: Tipografia O. W. - Milano.
"Cos' O.W.?", chiedo a Marali
"Orson Welles. Il genio della burla. F For Fake. Questo rende palese il falso", dice Marali.
"Adesso non  pi un falso pass,  un vero scherzo", interviene lo stagista in vantaggio.
"Orson Welles  un suo tocco", dice Marali, e lo stagista in vantaggio abbassa cerimoniosamente la testa: ricevuta lode - Andiamo a fare uno scherzo a questa citt ingrigita che non sa pi ridere.
L'attore Sandro Bellini sar Maurizio Fracco. Bell'uomo sulla quarantina. Visto in CentoVetrine, pubblicit, teatro, esperienze di doppiaggio. Io e Marali siamo andati a prenderlo un pomeriggio in una casa di produzione per portarlo a Cariate. "Un lavoro per un videogame, playstation, non  VonTrier - risata intelligente - ma mi diverto come un matto", mi ha detto Bellini al telefono con la sua voce calda da fiction.
Era seduto in un atrio pieno di fumo e leggeva una rivista, in attesa del suo turno di doppiaggio. Io e Marali ci siamo presentati, Bellini si  alzato e ci ha stretto la mano come se non aspettasse altro da tutta la vita.
Nella stanza insonorizzata c'era un uomo in penombra che gridava: " proprio cos Giulio! Non mi pare! Anche a me! Gran gesto tecnico! Ma questo  calcio o rugby? (Ironico) Non va! Questo  un giocatore che tutti vorrebbero! Ai limiti della praticabilit! Squadra corta, si aiutano tutti! Buono il drenaggio! Che sole! Che acqua! Si gioca! Del Bara! Dello United! Delle Merengue! del Liverpool! Movimento in panchina!"
L'uomo che gridava era un famoso ex allenatore di calcio, ora commentatore in tv. Nel videogame faceva da seconda voce al cronista sportivo che il giorno dopo avrebbe fornito i:  un grandissimo gol! Sono le regine d'Europa! Tenta il numero! Fuori di un soffio! Non sembra anche a te Claudio? Proprio sotto gli occhi dell'arbitro! Pubblico caldissimo oggi! Per l'Inter! Per il Benfica! Per l'Arsenal! Ultimi palpitanti minuti! E il giallo ci sta!
L'ex-allenatore ha finito e se n' andato.  entrata una ragazza con i capelli tenuti insieme da una matita e ha detto: Tocca a te Sandro, facci godere.
Bellini  entrato nello stanzino, ha infilato la cuffia, si  sistemato il microfono e ha cominciato a gridare: Aaaaa! Oooo! ! Uuuuu!
"Ma cosa fa?", abbiamo chiesto alla ragazza.
"Il pubblico," ha risposto lei, "adesso lo sentite cos e sembra niente, poi col multitraccia moltiplichiamo l'effetto, lo mettiamo molto basso in sottofondo e vi giuro sembra San Siro".
"De-vi mori-re! S! Noooo! Ma vai!", gridava Sandro Bellini nello stanzino.
La Fracco moglie sar Gloria Spadetto, bella donna sulla quarantina. Vista in CentoVetrine, pubblicit, teatro, esperienze di doppiaggio.
Abbiamo ricevuto una cassetta dall'avvocato Gavarone, con un post-it giallo applicato sulla custodia: SPADETTO. Nella cassetta, spezzoni di film presi dalla tv, Tutto su mia madre, Otto donne un mistero, Il mestiere delle armi, una puntata del Commissario Montalbano.
"Insomma. Di cose ne ha fatte".
"Gloria  una brava", ha detto Marali. "Dai un'occhiata alla cassetta. Vedrai, ironia e autoironia".
Mi sono portato a casa la cassetta, l'ho guardata tutta ma non sono riuscito a individuare Gloria Spadetto.
"Ma scusa che parti faceva in tutti quei film?", ho chiesto il giorno dopo.
" quella del copridivano. Hai guardato nei blocchi della pubblicit?"
Indietro nel nastro. Tra i mille spot che interrompevano i film ce n'era uno di teli per divani. Una famiglia si sedeva su un divano, la moglie faceva scorrere una mano sulla fodera a righe. Era Gloria Spadetto.
"E dov' l'ironia?"
"Passare la mano sulla fodera del divano, come le dive di una volta che si aggrappavano alle tende".
"E l'autoironia?"
"Averlo fatto lei".
Nel Mestiere delle armi invece Gloria Spadetto c' davvero,  una donna che porta una pentola lungo un corridoio e scompare svoltando l'angolo.
Ci sono problemi nella fiction. Arrivano voci che l'avvocato Gavarone  furioso con l'equipe di autori. Soggetti sciapi, sceneggiature senza spessore. Le uniche parti a posto sembrano quelle relative al passato dei Fracco. Ma quando si arriva a oggi  un disastro.
"In realt fanno schifo anche le parti del passato", dice Marali che ha letto qualche copione, "ma sono storicizzate, per forza funzionano. Se hai un'idea del cazzo hai due possibilit. Una  buttarla via. Oppure la storicizzi. La inserisci in un contesto storico e va da dio".
"Cio?"
"Ragazzo vorrebbe dire a ragazza che  stanco di lei  un'idea del cazzo. Ma se diventa Ragazzo vorrebbe dire a ragazza che  stanco di lei durante gli ultimi giorni della repubblica di Weimar  gi qualcosa. La visione di due mondi che vanno verso il disfacimento, uno personale l'altro pubblico, crolli paralleli, amore e societ, cosmo e microcosmo, metti di mezzo la repubblica di Weimar e voglio vedere chi ha il coraggio di venire a romperti le palle".
Storicizzare. L'idea non  dispiaciuta all'avvocato Gavarone. Si prende un periodo storico libero da diritti e si ambienta tutto l. Valutiamo, discutiamo, ci sono riunioni che coinvolgono anche noi della EM. Le u-enne si potrebbero sempre usare, ci sono spezzoni gi girati che inquadrano borghi, prati, casolari, calessi, aie, tutti esenti da auto tram e tralicci dell'alta tensione.
Repubblica di Weimar no perch  cool ma monocromatica, ha detto lo stagista in vantaggio. E il medioevo? L colore ce n', avventura, grande respiro. Tutta la storia dei Fracco nel medioevo? Affascinante, e non solo perch  il periodo storico pi vicino alla loro mentalit, ma anche perch potrebbero incontrare gente come Carlo Magno Petrarca Marco Polo Giotto.
Bastano per poche ore di discussione per rendersi conto che il medioevo come culla temporale per un negozio di elettrodomestici non  pratico. "Dove  la bottega di messer Fracco, che abbisogno di un'alogena da 100 watt?", "Ol, quel Girmi", e tra l'altro l'effetto promozionale si diluirebbe, per quali strade si arriva al megastore di Brugherio nel 1200?
Sulla scrivania dell'avvocato Gavarone ci sono mucchi di fotocopie a colori. Alcune sono di prove dello storyboard, con le facce dei personaggi della fiction. Poi ce n' una strana.  uno schema del corpo umano diviso in settori, che ricorda quello del manzo diviso per principali tagli bovini, lombata, noce, stinco, fesa di spalla.
Il corpo umano  diviso in parti narrativamente significative, corredate da una didascalia. Occhi: registro romantico, registro comico. Mani: registro romantico, registro descrittivo. Genitali: registro comico, registro drammatico, registro descrittivo. Gambe: registro azione, registro drammatico.
Gavarone distribuisce questo materiale ai registi, che nelle fiction sono tanti, perch ci sia omogeneit nelle inquadrature.
"Ma perch non sei soddisfatto?", chiesto Marali a Gavarone in una pausa, "Non hai chiamato gente di cui ti fidavi?"
"S s", ha detto Gavarone, "la squadra c'. Ho anche i due autori di Missione Qualsiasi".
Marali non poteva rivelare di non sapere cos' Missione Qualsiasi quindi ha fatto una faccia ammirata a caso.  stato lo stagista in vantaggio a salvarlo: "Ah il format dove delle persone non si sa cosa devono fare e alla fine della puntata si vota per cos' che potrebbero aver fatto. Grande idea!", "Splendida, forse un accenno di cedimento nella confezione", ha voluto strafare Marali.
Gavarone ha capito il bluff ma si  accontentato di un minimo scatto con la testa per sfogare il malumore.
"S ma quello  un reality show, quando si tratta di passare alla grande narrazione, il passo non  cos naturale".
L'avvocato Gavarone aveva un senso del bello misterioso, come possono averlo le balene o certi insetti, sensibili ai cambiamenti di pressione atmosferica o di temperatura, organismi in grado di apprezzare in silenzio alterazioni nella cromatografia di un gas. Divideva l'universo in Disney A e Disney B.
Disney A sono i classici divenuti immortali, Biancaneve, Fantasia, Mary Poppins, La Carica dei 101 eccetera.
Disney B sono quelli diventati un po' famosi ma che non ce l'hanno realmente fatta. Pomi d'ottone e manici di scopa, Elliott il drago invisibile, Toy Story, Il gobbo di Notre-Dame. Gavarone traeva piacere dall'inchiodare i Disney B alle loro colpe e nel riconoscere le segrete virt che avevano decretato il trionfo dei Disney A. I suoi giudizi partivano da parametri spiazzanti, teneva in grande considerazione aspetti imperscrutabili.
"I personaggi con accessori generano affettivit maggiore. Trascorso il 60% del racconto, niente debolezze nei protagonisti positivi", Gavarone si beava del nostro stupore ammirato. "Avete notato che Pinocchio non orina mai? Una mossa eccellente. Personaggio solido".
"Ma se  per quello neanche James della Pesca Gigante piscia troppo, eppure non ha avuto successo", non ho potuto non dire.
L'avvocato Gavarone  diventato pallido per la rabbia.
"Nella casa di James si vede una porta che  senz'altro quella del bagno. Un rimando direi esplicito".
C' stato un po' di imbarazzo, silenzio, Marali ha dovuto parlare d'altro, dire quanto era bella l'idea delle u-enne, anch'io ho fatto una certa marcia indietro, in effetti quel James ha spesso l'aria di quello che un po' gli scappa. Alla sera Marali mi ha rimproverato.
Dopo tre giorni chiusi negli uffici di Gavarone a guardare le fotocopie del corpo umano diviso in zone colorate, il colpo di genio ce l'ha avuto Marali. Devo ammettere che sono stato contento, vederlo prendersi una piccola soddisfazione su Gavarone.
"Scusate, ma il miglior soggetto e la migliore sceneggiatura ce l'abbiamo gi".
"E sarebbe?"
"L'Enciclopedia dei Fracco.  gi tutto l".
Gavarone ha taciuto. Si sono sentiti i blip del suo salvaschermo.
Poi ha respirato e con il respiro  uscito un soffio: "Struttura fattuale. Personaggi-sistema. Possibilit di sponsorizzazione interna. S, pu essere una base di partenza".
Cos l'accozzaglia di vecchi dpliant, biografie di sconosciuti e profili aziendali di rinomate marche di lavatrici  ufficialmente diventato ci che il romanzo Guerra e Pace  stato per il film Guerra e Pace.


16

"Oggi siamo tutti di Brugherio", ormai la Fracco moglie ha acquisito sicurezza, d piacere vederla mentre saluta e ringrazia con classe i divani bianchi del salone inox.
Dover tenere un discorso pubblico deve aver smosso qualche contatto nei suoi circuiti cerebrali. Si  sdoppiata, una parte di lei parla e l'altra parte ascolta.  diventata consapevole di quello che dice, come lo dice e con quali riscontri. Ha assunto quel grado di attenzione ampollosa verso tutte le cose e tutte le persone che ci si aspetta dalla presidentessa uscente di un consiglio scolastico in cerca di rielezione. Sul volto le si  installata in permanenza l'espressione "non vi giudico, vedete, consideratemi pure della vostra risma".
Gli attori della fiction sono piaciuti ai Fracco, anche se un'ombra di rimpianto per Kevin Costner  rimasta. "Non si sentiva pronto per l'Italia", ha detto Marali con il tono: del resto, quando uno non sa cogliere le occasioni.
Aureliano  tornato dalla sua settimana in Svizzera, aggrondato come sempre. L'ho visto sparire spesso in fondo al giardino. Mi sono cautamente informato, c' un ampio box attrezzato dove compie i suoi esperimenti.
Con un mezzo brivido nella schiena, un giorno sono andato a curiosare.
I Fracco erano impegnati con giornalisti recuperati da Marali per parlare della fiction. Aureliano e Anna Sabina nello studio al pianterreno con Botta che ha ulteriormente guadagnato posizioni in casa Fracco,  diventato una specie di tutore, e dava ai ragazzi una ripetizione di latino in vista dell'anno prossimo (ho colto: "Dopo l'esilio in Grecia, Cicerone fece un copia e incolla della sua invettiva contro Catilina ma non ottenne il successo sperato").
Sono uscito dalla porta a vetri. Ho oltrepassato l'aiuola con il calamondino e il limone digitato e altri agrumi nobiliari.
Tenendomi lungo la parete arancione ho costeggiato il vialetto di sassolini bianche dove era stato fulminato il Golden Retriever. In fondo al giardino, immerso tra le piante, c'era il box di Aureliano.
Mi sono fermato a sbirciare da fuori. Un tavolo di legno chiaro, fogli. Ho sentito un rumore lontano, una finestra si  chiusa. Una domestica cingalese intravista attraverso una tenda bianca. Sono entrato nel box.
Un grande ambiente, odore di legno, vernice e metallo. Cianfrusaglie accatastate contro la parete di fondo. Larghi rotoli neri di filo elettrico, assi, tele cerate, cassette di attrezzi, tubi di ferro. Un paio di biciclette, un saldatore, un secchio pieno di viti, latte d'olio. Sul tavolo una miriade di piccoli pezzi di plastica incolore, miniature di antenne, radar, zampe, binocoli. Tubetti di UHU, mezzi fiammiferi con una goccia di colla mummificata all'estremit, piccoli barattoli di smalto, pennelli. Una scatola di montaggio. Foto di astronauti, la superficie lunare, razzi dipinti a grandi scacchi bianchi e neri.
Aureliano stava costruendo un modellino del LEM, il modulo che sbarc sulla luna nel 1969.
Marali muove le sue carte con i giornalisti che si occupano di televisione in entrambi i sensi. Cio i giornalisti che recensiscono i programmi tv e i giornalisti che recensiscono gli apparecchi televisivi sulle riviste tecniche.
"Il mezzo  il messaggio e fin qui ci arriva anche McLuhan", dice Marali versando rum bianco nel mojito. Ma in particolare la fiction sui Fracco parla di gente che racconta la propria storia di venditori di televisioni attraverso la televisione, e questa  "un'apoteosi semantica".
Ai recensori di programmi televisivi Marali parla di schermi al plasma, risoluzione d'immagine, wide-screen, fa capire che siccome il mezzo  il messaggio,  essenziale che le capacit tecniche dei monitor siano adeguate: "Se la guardi sul vecchio tubo catodico questa fiction perde il 50%".
Ai recensori delle riviste tecniche parla di nuovo modo di concepire snodi narrativi, atmosfere, personaggi. Fa capire che siccome il messaggio  il mezzo, ogni singolo fotogramma dei venticinque che passano al secondo, ogni onda di energia che ionizza la sostanza fluorescente dello schermo al plasma  un'opera d'arte a se stante: "Se lo guardi come una fiction vecchio stile, questo esperimento perde il 50%".
A questo punto qualunque cosa succeda, qualcosa si porta a casa. Nell'ipotesi remota ma sempre possibile che a qualcuno la fiction piaccia, ai Fracco andr bene perch sui loro negozi si riverser un'immagine positiva.
Se come probabile molti diranno che la fiction fa schifo, noi potremo dire che dipende dal fatto che l'hanno vista con tecnologia antiquata ("Tu mi insegni, dall'istante in cui esiste, ogni prodotto tecnologico  antiquato", Marali al terzo bicchiere con il giornalista di T3). E, proseguendo il ragionamento, se la gente sar consapevole di avere in casa un mezzo che non fa vedere bene le cose moderne, sar pi facilmente indotta all'acquisto di un televisore nuovo. E questo ai Fracco andr ancora meglio.
Mi sveglio nella notte. Un momento: ma se come soggetto della fiction si usa l'Enciclopedia, che fine fa la bibbia che ho portato a Praga? Praga. Veronica. Vero. La luce blu dei suoi occhi.  successo nella realt? Ho viaggiato? L'ho vista? L'ho incontrata? Devo sentire Claudia? Devo chiederle se mi d il permesso di innamorarmi?
Nei bar si comincia a sentire: "Noi, due settimane a Malta, poi un po' qui a lavorare e un po' dai suoi su in montagna", "Il bambino lo diamo via venti giorni poi dovrebbe tornare", "Niente, stiamo qui". Tutti segni, uniti all'asfalto che fonde e trattiene l'impronta di tacchi e tavolini, che l'estate di Milano si avvicina.
Alla EM di piazza Lavater ci prepariamo per Antibes, dove andremo a fine giugno.
Marali ha deciso per una due giorni di incontro generale prima che si inizi a girare la fiction. Ci saremo noi, ci saranno i Fracco veri, i Fracco attori, ci sar Gavarone e la sua organizzazione, qualcuno della tv, qualche giornalista, gente della produzione. Ci sar qualcuno da Praga?
A Marali era anche venuto in mente di organizzare giornate speciali nei Fracco Stores di via Mantegazza e piazza Napoli, con gli attori della fiction che accolgono i clienti dietro i banconi. "Dentro-fuori scena, simpatia, affollamento sul punto vendita". Poi si  capito che le iniziative di questo genere hanno successo quando i volti degli attori si riescono a distinguere da quelli del pubblico, per cui "rimandiamo a dopo la fiction, quando ormai saranno star consacrate".
Una mattina stavo lavorando a un pezzo di astronomia per il supplemento estivo di un quotidiano. Marali doveva andare a prendere Gavarone.
"Guarda che Gavarone ha telefonato che non  in ufficio", l'ha fermato sulla porta la segretaria.
"E dov'?"
"In corso Matteotti per una commissione. Devi andare a prenderlo l".
"Corso Matteotti, San Babila, mmm.", Marali mi ha guardato. "Marcello puoi venire anche tu?"
In macchina Marali mi ha detto che quando tutta questa storia dei Fracco sar finita ci deve pensare. "Pensare a cosa?", ho detto io. Un po' tutto, l'agenzia, la sua posizione, la mia, quella di tutti.
Ho percepito la EM, l'atmosfera di ufficio, presenze immutate nel tempo, lungodegenti maligni, guardaroba che si conoscono a memoria, e ho avuto la sensazione del baratro. Gi mi mancava lo stagista in svantaggio. Ho chiesto se stavamo fallendo, se ero di troppo, se c'erano i soldi della liquidazione. Marali ha detto ma cosa vai a pensare, ma scherzi, ma tu per noi sei come Ferruccio Parri per la repubblica italiana.
Io non mi ricordavo di preciso cos' stato Ferruccio Parri per la repubblica italiana e il discorso si  interrotto l.
In piazza San Babila siamo stati risucchiati nel gorgo luccicante di auto che ci ha trascinato fino a corso Matteotti. All'altezza di un portone in legno stucchi e marmi, Marali ha districato la sua Volvo dalla composizione di cofani e parafanghi roventi e si  fermato in seconda fila.
"Adesso facciamo una cosa alla Grotowsky. Maschera e consapevolezza". Ha tirato fuori da sotto il sedile due dei nostri famosi pass per i disabili, ha piazzato quello arancione davanti e quello verde dietro. Poi mi ha guardato: "Ci sei?"
"Per cosa? Cio s".
"Minare le convenzione dal di dentro", Marali ha preso dal cassettino un paio di grandi occhiali neri. "Metti questi e aspetta qui, io torno appena possibile".
Ha raccolto la sua valigetta ed  saltato nel portone. Sono rimasto seduto, con gli occhiali neri da mosca, a fissare un punto davanti a me.
Dopo un intervallo che avrei detto infinito, ho notato un berretto bianco, una pettorina bianca e verde, boccoli biondo-neri spioventi a cavatappi. Si avvicinava alla mia macchina un'ausiliaria della sosta.
I boccoli erano lunghi, rigidi, come di plastica non deformabile, l'ausiliaria sembrava nascondere sotto il berretto un concentrato di cornette del telefono con decine di fili a tortiglione che sparavano in fuori.
Non ha capito subito la situazione, quindi mi ha parlato in quello speciale tono da maratona tv della solidariet che include comprensione, ribrezzo e superiorit che non si fa pesare.
"Signore mi perdoni", ha scandito a voce altissima, il mio aspetto suggeriva che la cecit fosse solo uno tra i miei disturbi.
Io non sapevo se assecondare la mascherata o scoppiare a piangere,  partito uno speciale di Marcello Non Stai Realmente Vivendo Questo con me in un bar di un paesino di montagna, tranquillissimo a leggere il quotidiano "Dolomiten". Allo stesso tempo cercavo di acuire olfatto e udito, ripescavo spezzoni di film con ciechi, Omero, Beethoven, no era sordo, pi di tutto volevo trasformarmi in un piccolo insetto. Psicologicamente, stavo per essere accontentato.
"Signore, la persona che la accompagna dov'?", gridava l'ausiliaria, "Non si pu parcheggiare qui, capisco il problema ma..."
Ho fiutato rumorosamente l'aria.
"Mmm lei usa il sapone di Marsiglia ma non oggi, giusto?", ho detto guardando il soffitto della macchina in modo grottesco, ma non ho potuto evitare alla coda dei miei occhi torti di scorgere il trucco delle labbra.
Le labbra dell'ausiliaria della sosta erano profilate da una linea marrone che seguiva un percorso molto esterno rispetto al bordo che il DNA umano ha stabilito per questo tipo di mucose. Pi che un sistema per avvicinarsi al bello la linea marrone sembrava il rilievo effettuato da una squadra d'emergenza, un segnale che in quella zona era successo qualcosa di grave e ora bisognava stare lontani perch si stavano attendendo specialisti in grado di rimettere a posto le cose. A confermare la pericolosit dell'accaduto, l'interno della zona transennata dal marrone era cosparsa di una sostanza rosa iridescente visibile a molti metri di distanza. Fissavo atterrito le labbra dell'ausiliaria.
"Ma lei  non vedente?", il tono era sempre da maratona tv di solidariet ma stavolta del dietro le quinte, quando si chiede dove cazzo sono i giornalisti.
"E", ho detto io. E con questo ho esaurito le mie cose da dire. Ho rivolto di nuovo gli occhi al soffitto ma stavolta era chiaro che nella mia retina qualche immagine si stava formando.
"Lei  non vedente o no?", la voce si  venata di felicit ferina.
"Sono in cura". Ho notato un puntino sul rivestimento del soffitto della macchina, l'ho staccato con l'unghia.
"Lei ci vede".
"In questi giorni va molto meglio".
"C' una denuncia penale sa. A parte il verbale della doppia fila".
"No aspetti,  tutto uno scherzo. Minare le convenzioni. Il pass  falso, si capisce subito". Mi sono tolto gli occhiali da mosca.
"No no il pass  buonissimo", l'ausiliaria lo scrutava con attenzione.
"Guardi bene,  falso, uno scherzo", ho cominciato a non vederci pi davvero, era tutto offuscato davanti a me.
"C' data e firma del funzionario, tutto regolare. Qui il problema  lei che finge di non vederci, non il pass".
"L in alto, guardi quella righetta,  l il trucco, c' scritto Orson Welles".
"No, qui c' solo il nome della tipografia".
"Si ma O.W. sta per Orson Welles".
"Senta, non so tutte le tipografie di Milano, il fatto  lei che non  non vedente. Io chiamo i carabinieri. Si vergogni, che schifo".
"Arrivo arrivo", ha gridato Marali ridendo. Dietro di lui, scivolando come su una guida, si  manifestato l'avvocato Gavarone insieme a una bella ragazza in tailleur panna, entrambi con valigia in mano.
Marali mi ha salvato dall'arresto facendo capire che ero un mezzo estroso, un cretino, ha accolto la multa come un omaggio del comune, "Pi che giusto, lei  del... - sbirciata sul blocchetto dei verbali mentre l'ausiliaria scriveva - ... comando Monforte, vediamo: mi saluti il comandante Beccandino, Astolfi, uomini di prima qualit, ottimi soldati, il sovrintendente De Rienzo..."
"Conosce De Rienzo?"
"Giuseppe? un caro amico".
"Giulio".
"Giulio. Lo devo chiamare nel pomeriggio, gi che ci sono gli faccio i complimenti perch ha selezionato ragazze belle e brave come lei. Mi conceda il privilegio di poterla nominare al mio amico De Rienzo per farle avere un encomio. Qual  il suo nome, agente?"
"Ma adesso non  il caso. Poi non sono agente".
"No no  il caso, mi dica il suo nome".
"Va be' va', per stavolta", l'ausiliaria ha stracciato la multa, fissandomi. Ho pensato che volesse sputare sul finestrino.
Gavarone mi ha guardato con disgusto, la ragazza in tailleur non mi ha neanche considerato. Li abbiamo portati all'aeroporto, dovevano andare a Praga dove stanno girando u-enne su u-enne, a parlare con gli autori delle sceneggiature che da quello che ho capito vivono l da un paio di settimane, e a consegnargli la nuova bibbia della fiction.
"E com' la nuova bibbia, bella?", ho chiesto con una voce da pupazzo, tanto per spezzare la tensione.
Ci siamo inseriti nel traffico del centro, abbiamo infilato corso di Porta Vittoria, corso Ventidue Marzo, viale Corsica, tentato una sortita nella corsia dei taxi sventata da vigile con paletta, viale Forlanini, siamo arrivati all'aeroporto, Gavarone e la ragazza in tailleur sono scesi, hanno salutato Marali, si sono infilati alle partenze internazionali, e l'ultima parola pronunciata in macchina  rimasta sempre quel mio bella.
Marali mi ha guardato.
" bella s.  praticamente lo stesso contenuto dell'Enciclopedia, solo in ordine non alfabetico. Drammaturgia combinatoria".
"Ma non potevi lasciarmi le chiavi? Ti spostavo la macchina".
"Dove?"
"Se oggi mi hai portato con te perch in corso Matteotti non si parcheggia e volevi lasciare la macchina in seconda fila, perch mi hai fatto fare il cieco?"
"Ti ho reso protagonista di un evento di eversione civile, arte impropria, e intanto io ho risolto il problema del parcheggio,  un compromesso win-win".
"S ma non bastava darmi le chiavi? Se arrivava qualcuno ti spostavo la macchina".
"Non mi va di far guidare la macchina da un altro. E non  sfiducia".
"E cos'?"


17

Ciao Marcello,
scusa il ritardo ma sono stata in Umbria da sabato a sabato e non ho guardato le mail (di proposito, ma non sapevo che mi avevi scritto, ah averlo saputo). Anche per quest'estate mi sa che non combino granch. Mi sono giocata una delle mie tre settimane di ferie per il corso di scrittura creativa, ma il mio famoso romanzo  sempre fermo allo stesso punto. Sessanta pagine brutte erano e sessanta pagine brutte sono rimaste.
Il corso lo teneva Riccardo Lerici, quello di Certe mattine dopo, era stanco anche il dildo, non so se hai presente, la novella che ha battuto per brevit (45 caratteri contro 47) la celebre Quando si risvegli, il dinosauro era ancora l di Monterroso.
Lerici vive un po' di rendita su questa cosa che ormai risale a due anni fa, c'era stata anche polemica su qualche rivista, forse te la ricordi, perch il Guinness dei primati non ha omologato il suo record e ha tenuto Monterroso. Tra l'altro Lerici ci ha detto di aver conosciuto la novella di Monterroso non sottoforma di "quando si risvegli, il dinosauro era ancora l" ma come "quando si estinse, il dinosauro purtuttavia esisteva" - traduzione istintiva di una sua amica - e che ha sempre trovato questa versione pi ricca di implicazioni di quella giusta. Comunque non  un cattivo insegnante Lerici, tutt'altro, anche se mi domando come faccia a tirarci fuori da vivere da questi corsi.
Comunque io non ho combinato niente, e non mi sono neanche riposata.
Forse Luca non aveva torto, mi ha tanto consigliato di tenermi la settimana per quando andiamo alle Tremiti, ma ovviamente a lui non lo dir mai.
Quanto a te sono contenta ma molto molto che si sia affacciata questa Veronica nella tua vita. Cosa vuoi? Il mio permesso? Il mio consiglio? Ma sei scemo?
Il permesso  s. Il consiglio  s sottolineato. Da quello che mi hai scritto mi pare che l'immobilit resti sempre il tuo stato favorito. Tu noti le cose quando sono ferme o finite e quando  tardi per tutto agisci. Certo non tutte le donne si sentono conquistate di fronte a queste qualit, per non si sa mai. Oltretutto le cose cambiano, e forse persino tu. Ad esempio quando eravamo fidanzati eri molto meno affettuoso di adesso. Ciao baci Claudia
PS: poi viene anche questa Veronica ad Antibes o no? tienimi informata. Come mossa d'approccio stai sul semplice, come ti sembra "Vieni, c' una festa nel nostro settore merceologico"?
PPS: mi spiace ma non ho notizie aggiornate su Ferruccio Parri, cercher di saperne di pi.
PPPS: ma ultimamente, vita sentimentale?
Cara Claudia,
la mia vita sentimentale dell'ultimo periodo  questa. Dopo tutto un giorno di Marali Fracco & associates torno a casa verso le otto e mezza dopo aver mangiato in luoghi selezionatissimi lungo il tragitto EM-casa.
Come sai adesso a Milano per risparmiare molti sostituiscono la cena con l'aperitivo, i locali hip danno i maccheroni che saltano via dai piatti di plastica, le patate con il tonno e i fagiolini, l'insalata di pollo, un po' di macedonia ma io sono un purista e faccio come ho sempre fatto, mi fermo nei bar antropologicamente ritardati, che dell'aperitivo hanno ristabilito l'idea originaria e cio che  una seccatura per il barista. Fingo di bere giusto qualcosa e di dover uscire di corsa richiamato da importanti impegni. In questa messinscena sono facilitato perch nei miei posti preferiti quando entro stanno per chiudere e c' qualcuno che passa lo straccio per terra. Cos dopo mi sento sazio e felice e tutto questo senza: essere andato al ristorante e aver mangiato davvero, dover mangiare a casa cibi raffazzonati, frequentare posti dove i clienti sembrano concorrenti di qualche quiz tv.
Quindi ad esempio stasera, hors-d'uvre al bar MokaSir's di via Eustachi angolo via Maiocchi: insieme ai 125 ml di pomodoro condito a caso, ho preso dal banco due piccoli ovali di pane secco con su pezzi di pomodoro gelido, polveri di basilico e tracce acquose d'olio trasparente, una specie di bruschetta dei morti, pi due olive nere. Sullo sfondo aroma di Lysoform pavimenti della signora con lo spazzolone.
Main course vegetariano al bancone del bar Martello di corso Indipendenza: insieme alla media chiara ho ottenuto due belle manciate da ciascuna delle tre ciotole: patatine, semi di zucca, e quelle piccole piastrelle giallo-brune che sembrano denti cariati di giganti e sanno di sale bruciato, forse mais troppo transgenico carbonizzato per depistare gli ambientalisti, poi: un peperoncino verde imbevuto d'aceto e due cubetti di formaggio annerito di pepe. Dessert al Cristian Bar di viale Abruzzi: ananas in lattina e un bacio perugina piccolo, quelli senza frasetta, l'unica cosa da leggere sulla confezione : "Perugina-Nestl" che a saper leggere le cose  anche quella una forma d'amore. Cosa c'entra questo con la vita sentimentale? Che dopo essermi carburato in questo modo torno a casa su di giri, mi siedo sul divano, pesco da terra un'edizione Taschen a caso e do un'occhiata alle foto. Pin-Ups, Fetish Dolls, Legs!, Dessous, Underwear Beauties, Bizarre. Questa  la mia vita sentimentale degli ultimi sei mesi.
Non vorrei che pensassi male, do un'occhiata e basta anche perch superate le cento seghe su ogni tacco troppo alto e ogni stecca di corsetto affiora quel senso di dovere coniugale che mal si accorda alla grande passione. Poi niente, guardo le pareti con un gran rumore nella testa e rimando qualsiasi forma di vita a domani. Cosa che peraltro faccio anche in questo preciso momento. Ciao buonanotte
Marcello
PS: non so ancora se viene Veronica ad Antibes, non so niente di lei, magari  sposata come te.
PPS: Ferruccio Parri  stato il primo presidente del consiglio della repubblica italiana nel giugno 1945. Nel novembre dello stesso anno dicendogli "guarda che resti un padre della patria" l'avevano gi eliminato. Devo preoccuparmi?
'A bbello,
perch, anche se Veronica  sposata cambia quarcosa?
Claudia.
'A Cl,
nun zo, dimmelo te.
M.


18

Nove e mezza di mattina, bagagli a posto, pass disabili in posizione, Marali al volante, lo stagista in vantaggio di fianco e io dietro, con gli occhiali neri nel taschino pronti per ogni evenienza.
Maurizio Fracco sarebbe partito verso mezzogiorno con tutta la famiglia sulla Lincoln Aviator. Gianmario Botta, il portavoce di Anna Sabina, sulla sua Opel carica di Fracco madre e vecchio Sisto. Gavarone in aereo, c'era un appuntamento di massima per il pomeriggio in albergo.
"Ah molto meglio in macchina", ha detto lo stagista in vantaggio appena ci siamo allontanati da piazza Lavater, "non mi piace andare all'aeroporto, quei non-luoghi, Marc Aug" e ha guardato Marali in cerca di approvazione.  ancora un dilettante e infatti Marali l'ha subito messo a posto.
"Uh ma che palle i non-luoghi, io questa storia dei non-luoghi la dicevo gi molto prima di Aug. Marc  un amico ma su questa cosa lasciamelo dire che ci gioca un po' troppo. Io sono stato in un aeroporto vent'anni prima che uscisse il libro di Aug".
"Ma hai detto che l'aeroporto era un non-luogo?", ho chiesto.
"Praticamente s. Non con queste parole esatte. Per mi sono accorto subito che qualcosa non andava nell'aeroporto in s, come posto per abitarci".
Lo stagista in vantaggio si  rincagnato nel sedile. Dopo di ci siamo entrati in autostrada per il primo dei trecentododici chilometri che ci separavano da Antibes.
In viaggio si parla dei lavori trascurati per seguire tutta questa follia dei Fracco. Il resto dell'agenzia sta lavorando a un progetto minore per un settimanale che vuole pubblicare una raccolta di prime pagine di quotidiani del passato.
Fin qui niente di nuovo, l'interessante  che dal settimanale  arrivata l'indicazione di scegliere prime pagine di giorni in cui non sia successo niente. Obiettivo, recupero del passato in quanto tale, periodo di tempo a cui si  scampati, generare nostalgia nelle cellule dell'organismo pi che in una zona della coscienza. Nome della raccolta, Past Simple.
Si discute della prima uscita, quale possa essere la pagina pi indicata per fare colpo proprio grazie all'eccezionale mancanza d'interesse: 9 marzo 1971 - notizia principale una conferenza unitaria CGIL-CISL-UIL -, 17 novembre 1974 - il governo Rumor V  caduto mesi fa, forse  vicina la costituzione del Moro IV -, 13 agosto 1981 - in Italia fa un gran caldo.
Poi: le ricerche araldiche battono la fiacca, tra l'altro si  guastato il software che attribuisce le genealogie. A tutti i clienti dell'ultimo mese  stata riscontrata una discendenza quasi diretta con gli Asburgo, tre di questi clienti abitano a Milano2, si conoscono tra loro, hanno riscontrato un eccesso di aquile bicefale leoni illeoparditi e croci trifogliate nello stesso condominio e adesso rivogliono i soldi.
All'autogrill Marali ha sistemato anche la piccola recensione di cinema per un quotidiano. Venti righe.  il film di un suo amico ma non vuole che si monti troppo la testa per cui ha piazzato l'ebook sul tavolo tra il roastbeef e l'insalata e l'ultima riga "ruffiano ma divertente" si  ribaltata in "divertente ma ruffiano", che suona sempre positivo ma meno.
In compenso, visto che per caso nello stesso film c' un attore, tremendo, che parteciper anche alla fiction Fracco, Marali ha fatto un semplice mela-maiuscole-acca.
trova:

un mezzo deficiente

sostituisci con:

un fool shakespeariano.

"Sono le stesse cose dette in un altro modo. Le lettere dell'alfabeto sono tutte uguali, la disposizione che cambia la sostanza, Democrito".
Marali sembrava in gran forma, ha bevuto tre limoncelli consecutivi e siamo ripartiti.
Il cinque stelle di Antibes  come uno se l'aspetta, atrio enorme, marmo, piante, ragazze in divisa, musica classica negli angoli, atmosfera clinica. Tutto ossequia, tutto dice: "Rilassati" in modo cos artefatto che uno comincia a sospettare che qualcosa di orribile balzi fuori da qualche cavedio noto solo a Quelli Dell'Albergo.
Cartelli, congressi, persone in affari, attivit, solerzia. Gente che ha l'aria di essere l perch se si fosse rifiutata di venire avrebbe passato seri guai.
Gavarone era arrivato da due ore con la sua assistente color panna e un sottoassistente maschio, ci aspettava incarognito all'interno di un cubo di aria condizionata delimitato da pareti moquettate. Il suo blocchetto di capelli ondulati aveva lo stesso colore dello sfondo di moquette, marroncino su marroncino, quando socchiudevo gli occhi avevo l'effetto ottico di uomo scotennato parlante.
"Abbiamo gi cominciato a girare".
"E da che episodio avete cominciato?"
"Dal meglio di".
"Cio la puntata extra in cui si raccolgono gli spezzoni migliori? E come si fa a sapere che quelli che stiamo girando per primi saranno gli spezzoni migliori?"
"Difatti non si sa, si decide che  cos. Risparmio di tempo".
"Economia di scala. Grande tycoon. Irving Thalberg", Marali non vuole rimanere indietro e fa capire che tutte le meraviglie compiute da Gavarone gliele ha suggerite telepaticamente lui mesi fa.
Quando arrivano i Fracco? Quando arrivano gli attori? E la produzione, i registi? E la cena di stasera? E la conferenza stampa di domani? Quando arrivano i giornalisti?  pronta la cartella stampa? Le nostre due delegazioni si pongono a vicenda queste domande, confrontano le risposte. Dopo un paio d'ore l'unico fatto certo  che il sottoassistente maschio di Gavarone  un uomo che sostituisce la parola "s" con l'espressione "tutta la vita". So che questa notazione cos legata a un gergo del momento rende questo testo molto attuale oggi 27 giugno 2003 e molto vecchio tra un mese ma cosa posso farci, mi ha colpito.
"Si pu abbassare un po' l'aria condizionata?"
"Tutta la vita".
I Fracco sono sbarcati felicemente e presi in consegna dal personale dell'albergo e da noi. Ci sono due suites, una per Maurizio Fracco, moglie e figli. Una per il vecchio Sisto e la Fracco madre. Gianmario Botta  registrato come personal assistant, ha una singola senza idromassaggio, se ne  lamentato in un francese tonante.
Mentre li guido verso la camera, il vecchio Sisto viene a sapere di trovarsi ad Antibes e questo nome risveglia un ricordo.
Met anni '60. Lui e la Fracco madre erano saliti sulla Giulia 1300 per una delle loro abituali gite oltrefrontiera. Il programma standard prevedeva un giretto distensivo sulla costa dopo aver portato con una certa apprensione una busta gialla piena di contanti in una banca del principato, che allora si usava cos.
Nella rilassata detumescenza del dopobanca i Fracco senior si erano ritrovati in un piccolo paese vestito a festa per una cerimonia importante. Il paese era, vediamo i cartelli, An-ti-bes, la cerimonia una cresima, no una mostra, un museo, s l'inaugurazione di un museo. Il Museo Picasso. Picasso! Si erano uniti alla folla sorridente e avvolti nel piccolo gorgo di informale mondanit si sono trovati davanti proprio al maestro ottantacinquenne. Questo il verbale dell'incontro.
Fracco madre: "Ma fa bene a tenersi occupato, alla sua et  utile qualsiasi cosa anche dipingere".
Picasso: - secondo il vecchio Sisto ha taciuto, secondo la Fracco madre ha detto: "Eh s".
Si sono tanto rammaricati, in seguito -  intervenuta la Fracco madre - per non aver avuto la prontezza di spirito di chiedere a Picasso un quadro in regalo anche piccolo, tanto a lui cosa costa, in dieci minuti ne fa un altro "e dopo la morte le quotazioni van su anche se il pittore  medio, e Picasso il nome ce l'aveva".
Nell'immenso bar lo stagista in vantaggio vince la tentazione di dire che anche l'albergo di Antibes  un non-luogo e beve in silenzio il suo aperitivo con ciliegia.
"Questo albergo  un non-luogo", proclama il sottoassistente maschio di Gavarone mettendo ghiaccio nel suo bicchiere.
Lo stagista in vantaggio sussulta e guarda Marali.
Marali si illumina come se nell'aria fosse risuonata un'amata parola d'ordine e grazie a queste sillabe magiche lui avesse individuato in terra nemica il confratello di una setta segreta. Si rivolge al sottoassistente con dolcezza, "Non-luogo, bravo, Aug, un amico, tante esperienze comuni, l'idea gliel'ho data io".
Lo stagista in vantaggio  affranto, Marali dirige il suo affetto su Gavarone, "Li tiri su bene i tuoi," e accenna un brindisi. Gavarone fa la faccia: "Perch, da me ti aspettavi qualcosa di meno?", e dice all'assistente color panna: Vedi se ci danno anche dei pistacchi.
Alla spicciolata arrivano attori della fiction e gente della produzione. Veronica non c'.
Marali  stato circondato di richieste. La Fracco moglie ha fatto sapere di voler vedere in anteprima, senza essere vista, l'attrice che la interpreter. Per capire come si muove, come parla, se  adatta. C' un vetro scuro come quello dei riconoscimenti della polizia dietro cui nascondersi? - Tono di voce: e se l'hotel in cui ci avete portato  di un certo livello questo vetro deve esserci. Maurizio Fracco ha saputo che stasera c' un concerto di Phil Collins a Montecarlo e vorrebbe non degli omaggi ma andare direttamente nel backstage. Anna Sabina  scesa dalla macchina scattando foto all'impazzata con la sua lomo regalo della promozione, nel corridoio del settimo piano che porta alla suite ha sporto il braccio da una balconata interna per riprendere il precipizio in vetro e metallo, la lomo le  sfuggita e si  frantumata sul marmo venti metri pi in basso. Marali ha provato a improvvisare che quella caduta, quel "catturare frammenti di vita senza che l'occhio guardi nell'obiettivo e contemporaneamente diventare essa stessa frammento catturato dall'occhio rimasto al settimo piano" era l'atto supremo della lomografia in quanto tale, ma non ha attaccato: Anna Sabina vuole una lomo nuova, subito. La Fracco madre vuole andare sulla Croisette. Il vecchio Sisto una crpe. Marali ha detto s a tutte le richieste e tutti si sono subito addolciti. Aureliano si  chiuso in camera a scanalare sulla tv.
Marali ha spedito Botta nell'asfalto bollente di Antibes a cercare una lomo. L'idea per la conferenza stampa di domani  vestire i Fracco veri e i Fracco attori tutti nello stesso modo, farli entrare da due ingressi separati e incontrare davanti ai giornalisti come i minatori italiani e i minatori francesi che si abbracciano sotto il traforo del Monte Bianco. "Che magnificenza, di chi  stata questa idea", chiedo tanto per curiosit. Marali mi guarda stupito: " tua, non ti ricordi?", Fingo di avere scherzato, certo che me lo ricordo.
Chiedo scusa, esco dal sala vado verso i bagni, apro la porta della toilette e c' dentro un uomo.
Ma almeno chiudere la porta, i francesi sono proprio animali. L'uomo nel bagno  sui quaranta, occhi scuri stufi di tutto, capelli neri pettinati all'indietro in diradamento sulla sommit del cranio,  in piedi di fronte a me, per fortuna vestito, ancora o gi.
Ci guardiamo in silenzio nella mezza luce da piano bar tipica dei bagni di questa categoria di hotel. Lucine incastonate nel nero del soffitto che si accendono con morbidezza alogena. Moquette scura, lini bianchi, cromature. L'uomo non sembra scosso dall'intrusione, mi guarda. Abbozzo un gesto di scusa e ho gi un sospetto. L'uomo fa lo stesso gesto. Sono quasi sicuro ma voglio la prova definitiva, decido di rischiare grosso. Digrigno i denti, corrugo la fronte il pi possibile, tendo allo spasimo i cordoni del collo e grido sottovoce: "Ari-da luri-da rori-da!". Mi rilasso, avevo visto giusto, era uno specchio, l'uomo nel bagno sono io.
Mi straccio la camicia senza neanche pi volerlo tanto, metto quella nuova e torno dove devo.
 arrivata anche Eleonora, l'eterna fidanzata di Marali, che all'estero la tratta bene. Eleonora  riuscita a procurarsi qualche invito per un party dove forse Phil Collins andr dopo il concerto. Marali la elogia, la mostra a Fracco, " un'amica di Phil dopo ci porta da lui, ovvio che non possiamo andarci tutti, direi io te e tua moglie", affluiscono al bar gli attori, Gloria Spadetto ha incrociato la Fracco moglie ma personaggio e interprete non si sono riconosciuti, un po' per la folla, un po' perch fisicamente agli antipodi, i registi della fiction, uno ha portato anche un dvd director's cut delle sue televendite, tutti si sono cambiati per la cena. Mi gira la testa, vorrei dormire dodici mesi di fila. Comincio a bere. Marali pronuncia per la settima volta la parola "tuxedo".
Colgo un'occhiata fissa di Maurizio Fracco appoggiato a un trespolo del bar, all'altro capo dello sguardo c' una giovane donna molto bella, alta e bionda con grandi occhi a mandorla. Vengo a sapere che  l'attrice che interpreta Nicoletta Ravezzoli, la prima fidanzata di Fracco, quella del negozio di viale Marche. I Fracco hanno un po' nicchiato se inserire o no questo capitolo della loro storia, alla fine li ha convinti un'idea di Marali: nella fiction Maurizio e Nicoletta, che comunque hanno capito di non essere fatti uno per l'altra anche se di lei qualche tetta si  vista, dopo mezz'oretta di legal thriller trovano un accordo in tribunale: Maurizio dona il negozio a Nicoletta e lei s'impegna a regalarlo alla Croce Rossa.
Cos quando nella realt la gente passer davanti al Fracco Store di viale Marche dir: furba la Nicoletta, lui le regala il negozio, lei dice Croce Rossa di qua Croce Rossa di l e poi guarda qui, sette vetrine ancora tutte sue.
Nadjia, la moglie segreta di Fracco, invece  stata eliminata dalla realt, dalla fantasia e in particolare da questa serata.
Quando siamo tutti mezzi ubriachi si passa al ristorante.
La cena  il quieto supplizio che posso indovinare attimo per attimo prima di viverlo, stare con persone che non si ha voglia di vedere, parlare di argomenti che non si conoscono e non interessano, mangiare cibi che non si volevano e questo per ore. I camerieri ci odiano, godono del nostro non capire bene la lingua, portano bottiglie, le riportano indietro, ci mostrano i gesti del perfetto servizio e allo stesso tempo la nostra incapacit di comandarne lo svolgimento. C' un intermezzo scenografico, su un'asse di legno viene introdotto uno stuolo fremente di astici vivi, con arti incerottati da nastro isolante come rapiti in una spelonca, falangi e filamenti minori in agitazione frenetica.
Molta confusione davanti a me e dentro di me, facce, denti, capelli, vestiti,  partito uno speciale di Marcello Domande Impossibili, si discute se nel ricordo di questa sera prevarr il piacere di saperla finita o la disperazione di saperla accaduta.
I Fracco sono allegri, davanti ai loro occhi vedono prendere forma un modello di societ in cui si trovano a loro agio, la teocrazia con loro al centro. La Fracco moglie ha la sua espressione "sono proprio io, non badate a me". Gianmario Botta la tratta come il conte Alessio tratta Marlene Dietrich nell'Imperatrice Caterina. Tutti la elogiano per qualit che non ha mai sospettato di possedere. Essere stata cos tanto a contatto con Marali le  servito. I suoi argomenti di questa sera sono: "deliziosa fragilit del mandarino - purezza, tradizione, oriente, profumo delicato, aristocrazia - contro la prosaica robustezza del mandarancio - incrocio, modernit, occidente, gusto divulgativo, gente qualsiasi", "sinfonie di Beethoven: belle le dispari brutte le pari", "Il Sole 24 Ore, bello quello della domenica, fatto molto bene", "il bikini di Ursula Andress nel primo 007  pi sexy del nudo", "ristorante etnico s ma se  buono".
Aureliano guarda sfuggente dentro le scollature, la Fracco madre dice che il pesce non  fresco, il vecchio Sisto dice che se  bollito a cento gradi si pu mangiare anche un cane. Maurizio Fracco si  sistemato in modo da poter dirigere lo sguardo sulla finta Nicoletta Ravezzoli e non chiede altro mentre Marali gli parla di qualsiasi argomento.
Sommelier in piena azione, mano chiusa a pugno dietro la schiena. Arriva una combinazione di asparagi, due mazzi disposti a croce sul piatto come per un esorcismo. Anna Sabina si blocca a met di un vol-au-vent, dice: Ma dai,  perch sanno che sono della Maria Curie?
"Cosa?"
"Sentite, da qui si sente bene".
Ci mettiamo all'ascolto. Dall'impianto del soffitto piove un refolo di violini, un pezzo delle Quattro Stagioni.
"Questa  la musica della scuola. E hanno fatto anche il remix".
"Quale remix?"
"La versione strumentale, in questa non ci sono le parole, senti?"
Dalla discussione che segue si deduce che il liceo di Anna Sabina ha le Quattro Stagioni di Vivaldi come musica d'attesa al centralino. Anna Sabina  convinta non solo che quella musica sia stata scritta appositamente per l'Istituto Maria Curie di Lissone allo scopo di intrattenere chi telefona ma anche che le parole "Siete in attesa di essere collegati con l'interno desiderato - You are waiting to be connected to the extension required", costituiscano parte integrante dell'opera, pensa che sia una specie di rap calmo, adatto a una scuola.
Di tutto ci, una volta svelato con qualche fatica il mistero, i Fracco sorridono, il fatto che l'albergo diffonda questa musica in onore di Anna Sabina  invece considerato naturale.
Da una doppia porta svolazza un cameriere portando un modellino di autobus su un piatto, tra verdure. Al tavolo risulta trattarsi non di un autobus ma di uno degli astici, una forma ora arancione e immobile, gli occhi cotti e furenti. Nessuno si sente cos in confidenza da infastidirlo con una forchetta.
"Si pu avere un bicchiere di vino di Porto?", domanda la Fracco moglie con la massima affettazione possibile, "Un po' di formaggio di Parma?"
"Vuole un confetto gommoso di Lainate?", dico, tendo una vigorsol, ma ormai sono quasi fradicio, le mie parole i miei gesti sono solo abbozzi e per fortuna  come se non avessi detto niente.
"Phil Collins  cos musicale* (* in italiano nel testo)", dice la Fracco moglie.
Voglio chiudermi nella mia camera, meglio nell'armadio, non uscire mai pi, do un'occhiata al cellulare, non si vede pi l'ora, schiaccio tasti,  impazzito qualcosa nel miserevole processore, il display  invaso da uno sciame di
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Le mie dita ubriache non riescono a farlo sparire. Colgo un movimento di persone che diventano tutte pi alte di me, sedie spostate, dev'essere finita la cena, finalmente si va a dormire. Vedo che Marali mi rivolge il suo sorriso speciale, con il filo di fumo di sigaretto che vien su.
"E digli se si ricorda di Londra".
"Chi?"
"Salutami Phil e digli se si ricorda di quella volta a Londra, io e lui".
Non voglio capire quello che sta per succedere. Eleonora mi mette le chiavi della macchina sotto il naso. "Guidi tu che io ho un po' bevuto?" "Ma" dico e ripiombo a sedere. Maurizio Fracco e la moglie stanno preparandosi per la loro super notte con Phil Collins, congedano in fretta figli e nonni, via via che Phil mica aspetta noi.
"Ma non andavate tu e Marali?", "Ha detto che deve mettere a posto delle cose per domani se no non fa a tempo.  mezzanotte passata".
Carboni ardenti sono dentro di me. Se non dormo entro un minuto posso disintegrarmi.
"Dai, un paio d'ore e la sfanghiamo". Eleonora ha le occhiaie. Ha davvero bevuto, accende una sigaretta e dirige fumo verso il soffitto con una drammatica espirazione.
"Va bene. Per dammi un attimo".
Vado in bagno, mi straccio la camicia e mi calmo. Poi mi rendo conto che stasera ho gi compiuto questa operazione e i brandelli che stringo tra le mani erano la camicia di ricambio.
Un sorriso sicuro, torso nudo sotto la giacca, torno nell'atrio dove mi aspettano, grido felice "vamonos!" Eleonora mi guarda senza dire una parola. In macchina Fracco canta The Lamb Lies Down On Broadway.
Il posto  una discoteca con milioni di persone. Forse c' Phil Collins, ma forse c' chiunque sia nato negli ultimi settant'anni. Entriamo in un marasma ribollente di fragori e corpi, ogni stimolo sensoriale  progettato per oltrepassare il proprio limite e capovolgersi nel fenomeno noto in medicina come effetto paradosso. Il suono assorda, la luce acceca, il buio  cos fitto che si popola di bolli colorati, segmenti luminosi di origine neurale.
La Fracco moglie si muove tra luci stroboscopiche, i fotogrammi congelati di lei che balla con il vestito rigido della cena, sono da controcultura anni '70 tipo "Doris Day prova l'LSD". Eleonora ha raccolto determinazione e energia, mi prende per un braccio, ci raduna, ci spinge, forse saliamo su una piattaforma che si eleva, un corridoio, il fragore diminuisce e diventa musica, si allontana, siamo in un locale illuminato, tavoli, gente in piedi con piatti e bicchieri, si distinguono voci, in un gruppo c' davvero Phil Collins, camicia bianca e un grappolo d'uva in mano. La Fracco moglie sta per svenire, dice forse tra s forse a qualcuno "Quella canzone meravigliosa, com'era quella canzone, mi ha cambiato la vita, adesso mi vergogno non fatemi cantare che sono stonata", Fracco stringe la mano a Phil Collins e gli dice: "Grazie di tutto, ma veramente", nello stesso tono sincero e caloroso di un mio vicino che era stato in vacanza a cui avevo chiuso l'acqua evitandogli di allagare il pianerottolo, Phil Collins sorride, ringrazia, mette in bocca un acino d'uva, il flusso di persone ci trasporta fuori, il fragore aumenta, siamo di nuovo nella fornace della discoteca, mi asciugo con i brandelli della camicia, i Fracco ballano, Eleonora si rilassa, ha compiuto la sua missione e torna dal bar con un altro bicchiere. Esco.
Mi lascio alle spalle il buio i fari la musica. Scendo due gradini in quello che mi pare un cortiletto. Grate metalliche. Raccolta differenziata, lucore di bidoni, sacchi neri. Aspiro aria della notte.
" stato brutta sera?", dice la voce di Veronica alle mie spalle.
"No per insomma", mi volto, punto un braccio nel sacco dell'immondizia, ci sprofondo dentro. Veronica  sempre fatta a onde, i suoi occhi sono blu anche nel buio,  un'apparizione fatata.
"Non hai ricevuto mio bacio?"
"No, un tuo bacio mai".
"Eppure ti ho mandato".
"Ah, le parentesi sul telefono? Erano un bacio? Ma sei cretina?"
"Perch urli?" Ride.
"Ma no non urlo. Dove sei stata, non pensavo neanche fossi qui".
"Non ero qui, ero in hotel, la cena con la troupe".
"Ma come la cena con la troupe, c'ero anch'io, ti ho cercato come abbiamo fatto a non vederci?"
"Non so".
Esce Eleonora verde in faccia sotto il neon.
"Ma dove cazzo eri. C' Fracco che", smette di parlare perch Maurizio Fracco la travolge, esce sballottando la moglie, ridono, parlano forte.
"Che tra l'altro non  affatto meglio del nostro caciucco!"
"Ma noi italiani se c' da parlarci male addosso siamo i primi. Eccolo l il Marcello".
"Marcellino pane e vino, portaci a Marsiglia! Andiamo a mangiare la bouillabaisse!  vicino!"
Eleonora mi ripassa le chiavi della sua Ford. Guardo Veronica.
"Io dovrei...", dico.
"Se devi andare vai Marcello, ci vediamo domani", dice Veronica, risale la scaletta leggera come un elfo e viene riassorbita dall'oscurit.
Noi quattro ci mettiamo in macchina, a torso nudo sotto la giacca comincio a sentire i brividi.


19

Ciao Marcello,
come va, meglio? Continui a vomitare anche il plasil o hai cominciato a rispondere alle cure come gli organismi umani? Scusa se prima di parlare di te ti do la mia notizia del giorno, ma  una cosa notevole. Riccardo Lerici, quello dei corsi di scrittura che tanto aveva criticato i miei lavori, ha avuto qualche problema. Peraltro ha ottenuto una recensione sul giornale il che smentisce il tanto lamentato disinteresse della stampa nei suoi confronti.
Insomma da qualche tempo pare che Lerici avesse provato a passare a una forma di teatro di strada, coinvolgendo la gente qualunque. Ecco un esempio di improvvisazione. L'inizio  al citofono.
Lerici: "Signora, sono della Banca d'Italia, devo controllare le sue banconote da 50 euro perch forse sono irregolari. Mi apre?"
Signora: "O santo cielo apro subito".
E ora cito la recensione del giornale:
"Le donne, per lo pi vedove ottuagenarie sole, venivano convinte a consegnare i loro risparmi allo sciacallo che  stato alla fine arrestato dai carabinieri messi in allarme da numerose segnalazioni e dal suo modo di fare da artista non pacificato".
Queste ultime parole sono mie, il resto  tutto vero. Fatto sta che adesso resto qui con il mio romanzo sempre pi interrotto.
Venendo a noi, cio a te, cio a Veronica io non mi farei troppi problemi per i messaggini. Cio,  pur sempre della repubblica ceca. Il che non vuole essere un apprezzamento razzista, ma solo per dire che per lei  diverso,  un linguaggio comunque fuori contesto, per lei  divertente.
Ricordo bene che hai dovuto ricorrere agli antidepressivi quando la donna con il ciuffo di due anni fa ti mandava valanghe di faccine :-) :-D :-( ;-) come si chiamava tra l'altro, Giuliana? Giulia? per un bacio fatto con le parentesi si pu tollerare.
Poi, non  detto che l'infezione si propaghi in lei fino a condurla a scriverti kiamami, 6 1 bella xsona, nn  vero ke, xch, e comunque ripeto, non  italiana, ha delle attenuanti.
;-)
(ha ha)
Cio insomma sei stato un idiota a portare i Fracco a Marsiglia, dovevi fartela l sul posto. Invece lo spirito lecchino che  in te ti ha fatto ubbidire ai Trump di Cariate, cercare invano un posto a caso dove mangiare la bouillabaisse - di notte - riportarli indietro e vomitare tutta la domenica e seguenti. Ti pare un bel risultato?
Tanti baci C.
Cara Claudia,
s, ho finito di vomitare anche perch ho finito le parti eiettabili del mio corpo. Il plasil lo tengo gi bene e anzi direi che ormai senza il mio mestolo di plasil ben ghiacciato con un velo di zucchero non riuscirei pi a godermi nemmeno l'eccelsa tra le patate cotte.
Non lo so, Veronica  la donna pi bella e ricca di conseguenze che esista nel mondo - a parte te ma dieci anni fa ;-) - solo che tutto questo, la situazione, come si incastrano le cose une nelle altre, mi spiazza, forse ho paura. In breve, non so cosa fare. Quello che vorrei dirti  che non ho ubbidito ai Fracco per lecchinismo ma perch  cos che funziono. Se fossi lecchino cercherei di trarre qualche vantaggio dal mio comportamento. Invece odio il modo in cui mi comporto solo che non me ne vengono in mente altri.
Baci, tantissimi baci anche a te, tanto che ci costa, non siamo mica pi innamorati
Marcello
PS: si chiamava Giovanna.
Caro Marcellus,
non lo so neanch'io, forse sei uno strano prodotto dei tempi. Cio  ovvio che dall'undici settembre  tutto il mondo occidentale che  spiazzato e ha paura.  bloccato dall'insicurezza, non fa, non dice, non viaggia,  sull'orlo della crisi nervosa, non progetta a lungo termine, se la prende con chi non c'entra, ripiega su cose conosciute, teme il contatto con l'ignoto. In pratica l'occidente vive da due anni come hai vissuto tu per tutta la vita. Tu almeno dovresti esserci abituato. Che per te sia un vantaggio?
C.
Claudina scusa, scusami per la storia che eri bellissima dieci anni fa, non  vero, cio  vero ma sei sempre bellissima anche in questo preciso momento - e sposatissima con un altro se  per quello -, solo che mi hai mandato un faccino e anche se so che scherzavi ho perso la testa, scusa
Non son degno di baciarti le mani,
Garrone
(era Garrone?)


20

Trionfo in arrivo.
Il ritorno da Antibes diffonde questa sensazione. L'idea generale che passa alla EM di piazza Lavater  che nel crogiolo della creazione, smaltite le trovate iniziali come gli oceani, il cielo di primavera, la traiettoria dei pianeti, il passo sinuoso dei grandi felini, sia rimasta in serbo per il nostro evo la meraviglia maggiore, la fiction sui Fracco.
La conferenza stampa  andata a meraviglia, anche se poi non vedendo interruzioni della normale programmazione per trasmettere a reti unificate le loro facce ma qualche semplice mezza pagina negli spettacoli o nello spazio le aziende informano, i Fracco si sono un po' calmati. Ma sul momento l'entusiasmo era stato incontenibile. Mentre io mi dividevo tra due parole con qualche giornalista e un abbraccio alla tazza del water, Marali ha orchestrato l'evento da par suo. Come previsto gli attori sono entrati da una parte, i Fracco dall'altra, si sono uniti, c' stato l'applauso. Quando  venuto il suo turno Maurizio Fracco ha tentato il colpo di teatro suggeritogli da Marali, che  riuscito a met.
Fracco  salito al microfono con un fascio di fogli, ha detto "Mi ero preparato un discorso", ha alzato i fogli sopra la testa e con un gesto largo li ha strappati in due restando fermo per un momento cos. "Ma oggi preferisco parlare come mi detta il cuore. Fatemi domande birichine". Fin qui tutto bene, la gente ha riso, applaudito.
A questo punto per Fracco, che aveva dormito dalle sette alle sette e quaranta di mattina,  stato colto da una dolorosa amnesia e l'unico concetto che gli  rimasto infisso in mente, e a caratteri enormi,  stato:
CAIPIROSKA  9,50

da un cartello visto la notte prima. Ancora con le braccia levate in alto, i fogli stracciati in mano come un segnalatore dell'aeroporto con le bandierine, Fracco ha perso smalto di colpo come se l'avesse punto un insetto. Ha cominciato a biascicare a caso, cercava di rimettere insieme i pezzi di foglio senza farsi vedere, ha pronunciato qualche volta la parola "epocale" e ha taciuto. Lo stagista in vantaggio, stimolato da Marali con un pungolo per il bestiame, ha cercato di far credere che fosse tutto programmato e gli ha alzato una palla facile da schiacciare: "Va bene abbiamo capito che vuol tenerci tutto segreto, ma ci dica almeno: quando aprir il nuovo megastore?" Fracco ha smanacciato in aria mancando ogni bersaglio: "Eh bisogna sentire Mezzofanti", e ha abbandonato il palco, vuoto di forze. Mezzofanti  il geometra che dirige i lavori al cantiere di Brugherio, ma non era presente e con questo tocco di cherchez Mezzofanti - sar il Le Corbusier del terzo millennio - si  chiusa la spedizione di Antibes.
La canzone di Phil Collins che la Fracco moglie non riusciva a ricordare davanti all'autore  risultata Amico  - Baldan Bembo-Bardotti. Lei stessa in giardino a Cariate ce ne ha offerta una versione fischiata, le labbra che si muovevano indipendentemente dalla faccia, come un organismo a parte.
"Ma questa non  di Phil Collins", ha detto Fracco.
"No? Be'  alla maniera di".
 entrata nella fase calda la questione degli inviti. Chi chiamare, a chi regalare il pass disabili, a chi l'Enciclopedia con la copertina dorata, a chi i fascicoli rilegati, il dvd con il backstage della fiction. C' anche una gerarchia nei piccoli elettrodomestici omaggio, il vaporello, la lucina da attaccare ai libri di notte, l'antizanzare, il marsupio porta-cd.
La Fracco moglie, confortata in questo da Marali, sta pensando che sceglier in base alla bellezza del suono del nome.
Da qualche tempo fa tesoro delle necrologie del "Corriere". Quando dal nome di battesimo non riesce a capire se si sta parlando di un uomo o di una donna o di un cavallo, riconosce che quella  una famiglia di un altro livello. Biine e Brik Mugna Perlozzo-Karaf insieme a Vozz con Eguart Jujoppi e Loetsch II - secondo? seconda? - annunciano che l'anima di Braman  salita in cielo - dopo l'ottimo piazzamento alle Capannelle. Le famiglie con maggiore incidenza di questo tipo di nomi saranno ammesse al trattamento di primo livello.
Per quanto riguarda elenchi di nomi vip, Marali usa Vincenzo Niddi, un suo amico che lavora da tanto tempo nella grande distribuzione e negli anni si  costruito una ricca lista di dirigenti, politici, industriali, intellettuali di cui ha finito per conoscere abitudini, spostamenti, consumi.
"Vincenzo Niddi  un genio della fidelizzazione del cliente, fa un sacco di card mirate su di te, sui tuoi gusti, le tue esigenze, i tuoi orari...", dice Marali con grande ammirazione, " un mago, fai la spesa tre volte di fila allo stesso supermercato e dai tuoi acquisti Niddis capisce quanti figli hai, per che squadra tieni e dove andrai in vacanza. Eh ma si  fatto una bella esperienza da ragazzo, nei primi anni '80 ha cominciato nelle brigate rosse. Niente di eclatante, il suo compito era avere una lista di dirigenti, politici, industriali, intellettuali di cui conoscere abitudini, spostamenti, consumi".
"Cio adesso per la grande distribuzione fa lo stesso lavoro che faceva nelle brigate rosse".
"Sai, sono direzioni diverse che prende la macroeconomia e di conseguenza anche l'esteriorit delle singole vite. Ma la vita interiore di Niddis ha sempre ruotato intorno a degli indirizzari, persone ignote di cui alla fine viene a sapere tutto. Borges, elenchi, Rabelais. L'epica pi una montagna di buoni sconto. Come fai a resistere al fascino di questo topic. A parte che  proprio per la mailing list che si  portato in dote dalle brigate rosse che l'hanno assunto nella grande distribuzione".
Poi c' la questione beneficienza.  necessario che una iniziativa importante abbia un risvolto benefico. In questo settore i Fracco non sono del tutto privi di esperienza.
Dopo la guerra del Kosovo hanno donato due scatoloni di riduttori di spinotti stereo per cuffia - da piccolo a grande - e un chilometro di cavo elettrico. Gli spinotti non erano a norma CEE e il cavo non aveva il filo della massa, ma per uno del Kosovo doveva essere qualcosa di simile alla manna. "Stanno anche a fare i difficili se  lo spinotto dell'anno scorso", diceva la Fracco madre.
Per l'Afghanistan erano rimasti dei vecchi giochi SegaMasterSystem ma la Fracco madre ha detto no: se gli regaliamo i videogiochi con il simulatore di volo, quelli si addestrano vengono qui e ci bombardano.
Per l'inaugurazione di settembre l'idea  lasciar perdere le cose di guerra, mette tristezza, e puntare tutto su una bella donazione per aiutare la ricerca contro qualche malattia, basta che non sia la cataratta perch la Fracco madre ha saputo per vie traverse che il nuovo uomo, "un mezzo convivente per sposato con un'altra", di Nicoletta Ravezzoli rischia di ammalarsi di cataratta e lei vorrebbe evitare "il danno e la beffa", cio dopo aver perso il negozio di viale Marche contribuire alla guarigione di una persona cara alla sua nemica.
La guerra no, a parte la tristezza, c' anche un motivo pratico. La Fracco madre ha letto su un supplemento femminile che i bambini maltrattati diventano adulti violenti, cos quando vede foto di bambini sfollati da zone di guerra, guarda le loro facce e dice: speriamo che li ammazzino tutti in fretta poveretti, cos finiscono di soffrire, primo, e secondo non fanno guai quando crescono, lo dico per il loro bene. E questa  un'espressione genuina e priva di cattiveria del suo buon senso lombardo, il senso che azzera gli altri cinque.
Tempo addietro Maurizio Fracco aveva chiesto di iscriversi all'associazione Nessuno Tocchi Caino, metti che un giorno ammazzo qualcuno in un impeto d'ira e chi mi difende, ma era il periodo che era nervoso per via del matrimonio con Nadjia, e alla fine non se n'era fatto niente.
Abbiamo visto finalmente dei pezzi di fiction, un pomeriggio di afa profonda, seduti intorno al grande lenzuolo bianco del videoproiettore nel salone inox di Cariate. Un premontaggio del primo episodio. Non si nota una grande differenza con quello che si vede normalmente in tv a parte una chiara tendenza degli attori a guardare fuori campo per leggere le battute.
Luci da fiction, interni da fiction, espressioni intense con didascalia: "Attenzione - persona che sta recitando". Quando sono a tavola, e succede spesso, gli attori sbattono le forchette sui piatti e fingono di mangiare, insomma tutto nella norma.
I personaggi di contorno non possono permettersi una faccia troppo diversa dai disegni dello storyboard che avevamo visto da Gavarone. I lineamenti sono caratterizzati al massimo, nasoni, baffetti, occhiali da vecchia simpatica, e un'unica espressione disponibile. Solo i ruoli maggiori possono variare una o due espressioni, altrimenti il pubblico non ricorda pi chi  chi.
La trama  un andare e venire dal presente al passato. Sisto Fracco giovinetto corre dietro a un cerchio di legno e il padre gli dice: vieni qua birbante. Aureliano corre con in mano iPod - tra gli sponsor - e Sisto Fracco anziano dice: vieni qua birbante.
Il vero Aureliano e il vero Sisto Fracco erano assenti da questa anteprima. Aureliano chiuso nel suo box, il vecchio Sisto si  seduto davanti al videoproiettore ma dopo che ha detto qualche volta: "Ma questo non  il Maurizio, quand' che el riva el Maurizio?" ha preso sonno.
Alla ricerca di un argomento qualsiasi gli autori della fiction hanno inventato un concorrente. C' un altro negozio di elettrodomestici, tremendo rivale dei Fracco, gestito da una famiglia che per il momento si chiama Lo Monaco ma se saranno confermati i primi dati delle ricerche di mercato sul livello culturale - poor/very poor - del probabile pubblico si dovr chiamare Spendacci.
Questa famiglia di cattivi Lo Monaco o Spendacci - ma allora perch non direttamente De Merdis - fa una concorrenza spietata e sleale, tiene prezzi altissimi vende roba di scarto e sbaglia apposta a dare il resto.
La Fracco madre ha corrugato la fronte: sono tutte cose di cui lei si  sempre vantata, ma il figlio l'ha rassicurata "Va bene cos mamma,  un film".
Io ho cercato di fare attenzione alle u-enne, le famose unit narrative girate preventivamente dall'avvocato Gavarone, gli spezzoni generici che servono a legare le sequenze della fiction.
Ci sono parecchi esterni, gente che esce dal negozio, entra nel negozio, strade, gente che prende il tram. Per bisogna dire che di stacchi bruschi tra il vero girato e le u-enne non se ne vedono.
"Sono stati bravi a saldare i pezzi", dico a Marali in macchina, "anche le comparse sono davvero molto simili agli attori veri".
"Non sono simili, sono proprio loro", dice Marali, "Gavarone si  reso conto che aveva gi chilometri di materiale realizzato, a quel punto perch chiamare attori veri per girare due minuti di parlato? Al prezzo di un pasto caldo hanno richiamato le stesse comparse, ed ecco fatto il capolavoro".
"Cio gli unici attori veri sono i due che fanno Fracco e la moglie?"
"No, anche loro facevano gi parte del gruppo delle u-enne. Se noti, in una panoramica all'aperto per far capire che siamo in citt, si vede in secondo piano una donna incinta che porta a spasso il cane. Ecco,  sempre Gloria Spadetto, non la riconosci perch  pettinata diversa ed  vestita di bianco e soprattutto  incinta di otto mesi, ma  sempre lei. Gavarone aveva girato quella u-enne nel 1999, pensa te, vedi come tutto torna?"
Si  saputo che hanno eliminato una scena dove Maurizio Fracco compila il modello 740. Per la Fracco madre vedere un commerciante che paga le tasse  uno snuff movie.  una donna forte e in salute ma ha comunque una certa et, ci vuole delicatezza, Gavarone ha accolto la richiesta di Marali.
Quest'estate nessuno alla EM di piazza Lavater far le ferie, a quanto pare. Manca poco pi di un mese e la valanga di lavoro da preparare per l'inaugurazione  nella fase esecutiva.
C' da sistemare anche il sito web, se n'era occupato lo stagista in vantaggio, ha detto di aver ottenuto dal server condizioni economiche molto vantaggiose dando in cambio "piccoli spazi pubblicitari" e il risultato  che adesso aprendo la home page dei FraccoStore ti salta in faccia una frotta di schermate: GREEN CARD! LIVE AND WORK IN THE USA! YOU WON AN HOURLY PRIZE! THOUSANDS OF WOMEN IN YOUR AREA! CLICK NOW! e come pipistrelli che si scagliano fuori da una grotta le schermate non finiscono mai, scacciata una ne appare un'altra uguale, come se uno dicesse ma s, hanno fatto proprio bene a ripetere questo banner all'infinito, ora che per la decima volta consecutiva mi impedisce di accedere al sito che volevo visitare mi ha convinto: ho cambiato idea rispetto a sei decimi di secondo fa e ci che desidero adesso  vivere e lavorare negli USA.
Far click qui per avere la mia green card, chiss che non vinca anche il premio orario e non conosca una delle migliaia di donne nella mia area.
L'unica cosa pronta sono i seimila manifesti grandi e piccoli per le affissioni murali. Dal punto di vista grafico sono venuti molto bene, un bel carattere rotondo e giallo su fondo blu.
NUOVO MEGASTORE FRACCO

BRUGHERIO (TANGENZIALE - A4)

APERTURA SABATO 14 SETTEMBRE

"Semplice, diretto e buono per l'anno scorso".
"Perch?"
"Perch quest'anno il 14 settembre  domenica".
Fracco mi aspetta nel suo ufficio.
"Cosa c' Marcello, sei stanco?"
"Perch?"
"E allora come me lo spieghi questo?"
Sul tavolo c' un foglio uscito dalla mia stampante, riconosco l'intestazione.
Pezzo per "La Stampa Estate", subject Astronomia, battute richieste 650.
Occhio al Pianeta Rosso!
Osservato attraverso un obiettivo da 100 mm, Marte appare grande come la testa di un chiodo tenuto tra le dita con il braccio teso.
Con un 300 mm, Marte appare come un'arancia vista da due metri e mezzo di distanza.
Se il cielo  coperto o non avete voglia di uscire sul balcone, ecco il nostro consiglio. Prendete un'arancia, mettetela su uno sfondo nero, guardatela da due metri e mezzo e pensate che sia Marte.
Se poi volete una vera emozione, avvicinatevi poco per volta all'arancia fino a guardarla da un metro, e potrete dire: certo che stasera Marte si vede in un modo eccezionale. Sono trucchetti ma aiutano.
Effettuare bonifico bancario sul c/c 6739-K presso Cariplo, ag.31 di Milano, abi 01519 cab 05082.
"Potevi almeno staccare di una riga".
"Dove?"
"Tra sono trucchetti ma aiutano ed Effettuare bonifico".
"Perch, cos ho rovinato la poesia del pezzo?"
"No, per chiarezza. Hanno pubblicato tutto, anche i tuoi dati bancari".
"Il mio conto corrente  stato pubblicato su La Stampa Estate?"
"Ti vergogni?"
"No ma.  per riservatezza".
"Le persone che leggono La Stampa Estate sono le stesse che lo scrivono, direi che come riservatezza non dovresti aver niente da temere. Sono tutte persone oneste. Solo che  un errore, Marcello. Non possiamo permetterci errori. Noi siamo una macchina perfetta".


21

Milano produce semilavorati per metafore. Tutto ha un significato a volerglielo dare ma qui le cose ti si presentano gi mezze interpretate.
L'aria non si respira, il cielo non si vede, le strade sono bloccate da lavori che non finiscono mai oppure a un certo punto ti costringono per la direzione opposta a quella che volevi.
In pi ormai  banale notare tutto ci perch a Milano lo notano tutti e questa banalit credo costituisca a sua volta una specie di metafora di secondo grado, che rimanda a una condizione umana dove si fa tesoro dei lati insopportabili del proprio carattere altrimenti non si sa pi di cosa parlare.
Mi sto giusto domandando se tutto quello che capita si inscriva in un quadro che dovrebbe aprirmi gli occhi su qualcosa, quando un pomeriggio alla EM di piazza Lavater arriva ancora fragrante di stampa la prima copia dell'Enciclopedia dei Fracco. Due volumi, ognuno di trecento pagine rilegate in amaranto e oro.
Vista la particolare materia trattata e l'affollamento di voci sui Fracco, la divisione tra i volumi non  la tradizionale telefonica A-L e M-Z, ma primo volume: A B C D E G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z, secondo volume: F.
"Portatela subito qui", ordina Marali da Cariate dove insieme allo stagista in vantaggio sta presentando ai Fracco dei comunicati radio.
La mia macchina ha la batteria scarica, sar una metafora?, nessuno pu prestarmene un'altra, infilo i due volumi in un borsone e vado alla Stazione Nord.
Appena oltre i confini della citt qualcosa nell'ambiente cambia.
Si attraversano luoghi dove i pareri della tv sembrano incidersi pi a fondo nelle coscienze, dove pronunciare con familiarit parole come sheva, shumi, bobo  gi un traguardo, la dimostrazione di saper cogliere i frutti migliori della vita e anche una consolazione per tante ingiustizie patite.
Le persone che incontro negli atri delle stazioni, sul treno, sull'autobus extraurbano, al bar dove mi fermo a bere mi fanno intendere di essere pi esposte, senza difesa, e che va bene cos, gente che ci rimarrebbe male a non essere truffata, d per scontato che quello che dicono tv e giornali non sia vero, ma questo  ovvio, nessuno dice la verit, e in ogni caso qual  la differenza?
Un uomo al bar mi dice: "Il mio campari fa molto meno male della tua acqua".  una metafora? Sono in preda al panico, sudo. Il borsone con l'Enciclopedia pesa come un vitello morto. Treno e poi autobus, per arrivare a Cariate senza macchina ci vuole un'ora e quaranta, il caldo  spaventoso. Faccio a piedi sotto il sole gli ultimi cinquecento metri fino al cancello della villa.
"Perch avete messo la mia foto dove mi si vede il naso?",  la prima frase della Fracco moglie, subito corsa a cercarsi nell'Enciclopedia, ma poi l'atmosfera si distende e tutti i Fracco si mettono allegri a ritrovare nomi, prodotti, commessi, marche. "Viaggio nella memoria, madeleine, omino Bialetti", gongola Marali, tutti lodano l'Enciclopedia felicitandosi anche che non sia l'unica idea promozionale per il lancio del megastore.
Il volume A B C D E G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z  scorso meno dell'altro. Guardo questo volume con tutte quelle lettere d'oro accalcate sulla costa.
Mi arriva un flash da Marcello Poca Dimestichezza Con I Libri di me a otto anni che guardo negli scaffali di casa la costa dei libri rilegati. Mi fermo davanti all'opera di uno stesso autore divisa in pi volumi e mi faccio l'idea che le stelline sulla costa del volume siano un giudizio di merito.
Henry James

Opere

...

 molto pi bello di
Henry James

Opere

*

Aureliano ha dato un'occhiata schifata ed  salito subito in camera sua.  abbronzato, mi sembra anche meno pingue. Anche la carnagione, pur sempre spessa e opaca, non  pi cos oleosa. Anna Sabina ha guardato alla G di Golden Retriever e confronta le foto del cane precedente con l'attuale, ormai cresciuto e in perenne corsa dentro e fuori dalla sala.
Entra una domestica cingalese.
"Signora sono arrivati signori De Blatti".
Ci domandiamo chi siano i rappresentanti di questa casata, entra un uomo in tuta verde con un disegno sulla pettorina, uno scarafaggio che tira fuori la lingua perch colpito da un pugno di ferro.
"Signora, deblattizzazione", si presenta l'uomo in tuta.
"Ah no, proprio adesso siamo in riunione", dice la Fracco moglie.
"Be' Loredana, se facciamo adesso ci interrompiamo una mezz'ora ma almeno risolviamo la questione, ci scusate un attimo?", ci dice Maurizio Fracco.
C' una sospensione, i Fracco guidano gli uomini in tuta verso la cantina, la tavernetta, la lavanderia. Marali si attacca al telefono, lo stagista in vantaggio cerca di ingraziarsi Anna Sabina facendole vedere quanto gli piace tirare la palla al nuovo golden retriever.
Faccio un giro in giardino all'ombra. Senza un particolare motivo mi inoltro nel verde. Il box attrezzato di Aureliano.
Do un'occhiata intorno, nessuno in giro, entro nel box.
Caldo soffocante, l'odore di legno vernice e metallo  pi intenso. Il tavolo chiaro, i fogli, le biciclette, il secchio pieno di viti, il saldatore, le latte d'olio. Tutto come al solito.
Il modellino del modulo lunare  al suo posto, i pezzetti di plastica sparsi, le miniature di antenna, la colla, i mezzi fiammiferi, i piccoli barattoli di smalto, la foto del paesaggio lunare con gli astronauti.
Alzo un barattolo di smalto, resta un'orma tonda di pulito.
C' qualcosa non va,  tutto troppo come al solito.
Il modellino  fermo allo stesso stadio di preparazione di quando l'ho visto la prima volta. Questo tavolo  rimasto tale e quale da mesi, e Aureliano passa qui un sacco di tempo. Cosa viene a fare?
Mi guardo intorno.
Le cianfrusaglie accatastate contro la parete di fondo.
Mi pare ci sia qualcosa di diverso nel profilo informe del cumulo. Le assi, i teli cerati, le cassette degli attrezzi, i tubi di ferro. Forse manca qualcosa. Cerco di spremere immagini dalla memoria ma non scatta niente.
I teli cerati sono disposti lungo il pavimento, risalgono a coprire un po' della parete di fondo in una striscia alta meno di un metro e larga tre, come uno zoccolino molto alto. C' qualche traccia sul pavimento dove il telo cerato finisce, uno sbaffo curvo di terra scura. I rotoli neri, ecco cosa manca, qui c'erano rotoli neri di cavo elettrico e adesso non ci sono pi.
Mi avvicino alla parete di fondo, c' odore di umido. Scosto un paio di assi e tubi, libero un lembo di un telo cerato, lo sollevo. Sale uno sbuffo fresco di terra. Il muro  sfondato, coperta dal telo c' un'apertura irregolare alta e larga abbastanza per passare dall'altra parte. Attraverso il foro si vedono sassolini bianchi, terra, un ciuffo d'erba.
Striscio oltre il buco, mi ritrovo sul retro del box, all'ombra di una cupola di fronde che nascondono alla vista questa piccola area. Scosto le frasche, da qui si vede il muro di cinta posteriore che costeggia la strada, la villa dei Fracco  alle spalle.
Intorno a me, infrattati nel verde ci sono i rotoli neri di cavo elettrico, ben arrotolati e lucidi, e un lungo involucro di plastica trasparente. Sotto la plastica, uno strano pennone metallico di due metri e mezzo.
Ci metto un po' a capire cos', ma quando nella mente lo rimpicciolisco di dieci volte per individuare meglio la forma, la memoria scatta subito.
L'ombrellino luccicante fatto solo di stecche, abbandonato sulla ghiaia vicino al corpo fulminato del Golden Retriever di Anna Sabina.
Il pennone davanti a me  la sua versione gigante.
C' un foglio colorato piegato in quattro. Lo apro. Il nostro dpliant del palmare del re.
Sotto la scritta 14 SETTEMBRE, CANCELLATO OGNI IMPEGNO. OGGI APRE IL MEGASTORE FRACCO DI BRUGHERIO! nello spazio "impegni del giorno" c' la calligrafia precisa di Aureliano, a pennarello rosso.
Da 0 a 10 morti: suff.

Da 10 a 20 morti: distinto.

Da 20 morti in su: ottimo.

"S s dite al vostro padrone che  un comportarsi da morti di fame, e dite che ve l'ho detto io", grida la Fracco moglie e attraversa il salone inox a passo falcato. La seguono i deblattizzatori, contriti per dovere ma furiosi nella loro tuta con lo scarafaggio che tira fuori la lingua.
"Da morti di fame", ripete la Fracco moglie, fruga in un cassetto, conta dei biglietti da cinquanta euro. Arrivano anche Fracco, la madre, Marali e lo stagista in vantaggio.
Umiliati tramite contanti e fatti sgomberare gli uomini in tuta la Fracco moglie cambia umore e torna nel modo "disimpegno, mondanit, alto livello". Lo stagista in vantaggio parla male degli uomini in tuta in generale. La Fracco moglie li difende con sincerit: ma no, non mi hanno voluto fare lo sconto ma  normale non ce l'ho con loro.
Ci fa un discorso da cui capiamo che trattare male gli inferiori  un segno di rispetto verso un ordine pi generale delle cose, un obbligo per le persone appartenenti a un certo mondo. Se cominciamo a trattare bene i belzeb cosa diventiamo? Come loro? O loro pensano di diventare come noi? Non vale la pena, credetemi, torniamo all'Enciclopedia dai, fatemi vedere la Candy del '67.
"Sentite", parlo senza averlo deciso, "sono costretto a dirvi una cosa".
D'istinto i Fracco si dispongono a semicerchio come i macigni di Stonehenge. Se smettessi in questo momento di parlare si noterebbe troppo.
"Vostro figlio Aureliano vuole, cio sta preparando qualcosa di brutto".
Taccio. I Fracco marito moglie e madre si guardano. Mi guardano.
"Non lo so se devo dirlo. Cio, non me frega un cazzo. Credo che vi voglia ammazzare".
"Ma che...", dice Marali ma lo guardo che gli lancio  disperato e persino lui tace.
"Non so come, sta combinando qualcosa con l'elettricit, vi ricordate quell'affare di metallo con cui ha fulminato l'altro cane".
"Il Golden Retriever", interrompe la Fracco moglie.
"Ecco, il Golden Retriever, bene, ne ha costruito un altro".
"Un altro cosa, deviatore?", dice Maurizio Fracco.
"S. Cio. Non so cos' un deviatore, ma se quello dell'altra volta era un deviatore quello che ha costruito adesso  il colosso dei deviatori,  in fondo al giardino".
"S, l'ha nascosto dietro al box", dice Maurizio Fracco.
"Dove c' il buco", dice la Fracco moglie.
Un momento di pausa. Ho un breve cedimento, mi lascio andare su divano bianco e rischio di mancarlo.
"Ma perch, lo sapevate?"


22

Ciao Marcello,
no, non sto andando avanti col romanzo, anzi ho deciso di lasciarlo perdere. Almeno per un periodo. Erano troppe sere che mi mettevo sul letto con la pala del soffitto a velocit tre e davanti agli occhi quelle sessanta pagine che ormai cominciano a puzzare di carogna. Sono arrivata al punto che le guardavo pi che leggerle, me le passavo tra le mani come foglie secche, sperando che rifiorissero da sole. Per cui pausa. Anche se proprio ieri Riccardo Lerici ha avuto i domiciliari, ci ha chiamato tutti noi del corso in Umbria, se voglio passare da casa sua mi fa un corso apposta per il romanzo a un prezzo vantaggioso. Vedremo.
Sul giovane Aureliano cosa devo dirti, mi pare ovvio che la famiglia sapesse. Sulla sua natura di "ragazzo con problemi" nessuno ha dubbi, adesso giustamente gli lasciano credere di non aver capito i suoi traffici, cos almeno  impegnato in qualcosa e danni veri non ne fa. Secondo te  plausibile che un decenne o dodicenne organizzi una strage in casa e nessuno se ne accorga? - Cio secondo te s perch mentalmente hai la sua et, dico secondo te se non fossi tu. Quanto alla sua pericolosit, un conto  fulminare un cagnetto facendolo camminare su un filo scoperto, un conto  ammazzare seriamente decine di persone.  l'adolescenza che fa sembrare tutto facile, non ricordi niente della tua?
Baci Claudia
PS: Ma la tenera venere ceca? Notizie?
PPS: Tra l'altro, cos' un deviatore?
Cara Claudia,
mi spiace se molli il romanzo perch "Ma scopare  rubricato come gioco erotico?" mi pareva un titolo promettente.
D'altra parte c' la possibilit che dopo essergli stata dietro tanto tempo senza ottenere niente, adesso che lo abbandoni sia il romanzo a venirti a cercare, come  capitato in una vicenda sentimentale tra due persone di cui sul momento non ricordo il nome.
Qui piena follia sul lavoro ma tutto tranquillo sul fronte Fracco. Aureliano non si  accorto che tutti sanno tutto, continua il suo furtivo avanti e indietro dal box alla stanza tappezzata di messaggi segreti che tutti hanno capito da mesi. Adesso mi fa una certa tenerezza.
Dell'adolescenza non ho un particolare ricordo unificante, forse la confusione. E strani nessi mai chiariti come il fatto che verso i quattordici anni tutti quelli che andavano bene in matematica quando si giocava a subbuteo volevano tenere la Germania. Perch?
Ciao baci anche a te
Marcello
PS: Veronica credo sia sempre sul set a Praga. Gradirei meno ironia, in generale e su questo argomento in particolare.
PPS: non solo non ho idea di cos' un deviatore, ma non credo nemmeno che esista, al di fuori di casa Fracco.


23

A Brugherio il megastore Fracco  quasi pronto. Il parcheggio asfaltato di nuovo nero fiammante, le frecce gialle, le righe e scritte bianche tracciate con una determinazione e una forza espressiva da installazione al MoMa. Pali bianchi e rossi, dissuasori mobili, segnaletica luminescente a messaggio variabile, dossi artificiali zebrati di giallo e nero con catarifrangenti arancioni.
Nel megastore abbiamo vagato per i vasti corridoi bianchi e illuminati, vuoti e in attesa di prodotti. Fracco ci ha spiegato che non esiste un solo angolo cieco, cio non controllato da una delle videocamere a circuito chiuso. Nel negozio di piazza Napoli avevano scoperto un tratto cieco lungo gli scaffali dei lettori dvd, i commessi andavano l a fare le facce, dire le parolacce, sfogarsi.
Gli operai stanno montando cartelli bianchi e blu con i nomi dei settori. HomeCinema. Palmari&PocketPC. MobileTelephony. In un angolo vedo un cartello Rebel.
"Cos' Rebel?", chiedo a Marali mentre torniamo alla EM di piazza Lavater.
"La parte non commerciale del negozio", dice Marali. "Fracco ha accettato una mia idea".
"E cos' la parte non commerciale di un negozio?"
"Un esperimento. Il concetto  esporre in un piccolo spazio prodotti sconosciuti a bassissimo prezzo che non si possono comprare. Proprio non sono in vendita, se li chiedi ti danno uno scontrino bianco con scritto Non Tutto Si Compra. Merce che aliena se stessa, un atto antagonista, superare Marx, Naomi Klein, l'Oviesse".
L'amministrazione di Cariate ha concesso l'uso del parco per l'anteprima della fiction. Il programma di massima del 14 settembre : mattina inaugurazione del negozio a Brugherio, palloncini feste e brindisi con simulazione di cordialit popolare per gli ospiti di fascia B. Relax nel pomeriggio e dalle sette festa e proiezione della fiction nel parco, con simulazione di benevolenza aristocratica per gli ospiti di fascia A. Per chi appartiene a entrambe la fasce ci sar una navetta Brugherio-Cariate.
Il parco di Cariate  un grande prato profilato di querce. Da un lato una collinetta in dolce salita verso uno spiazzo rotondo, dall'altro un recinto di sabbia con giochi per bambini. Panchine, lampioni. Andiamo a fare un giro con la Fracco moglie e uno degli assessori del comune di Cariate. C' anche Eleonora, che organizzer l'evento. Ci mostra cartine colorate, progetti dell'allestimento.
Il maxischermo sar montato sulla collinetta, con una frotta di sedie davanti. Qui i tavoli del rinfresco, qui il bar, le toilette, il palco per i discorsi.
"Ma quei bambini l poi si possono togliere?", si accerta la Fracco moglie.
Alziamo gli occhi dalla cartina. Alle altalene governanti andine dondolano bambini piccoli.
"S s, tutta la zona viene recintata e comunque c' la security", dice Eleonora.
"No perch li vedo presenti anche nel disegno".
" solo per ambientare".
Aureliano  stato spedito al mare in Liguria con i nonni, la sorella e la Fracco moglie. Si spera che questo serva a distrarlo. Anche Maurizio Fracco fa la spola tra il mare e qua per tenere d'occhio i preparativi.
Marali mi ha detto che per il 14 settembre i Fracco hanno pensato di organizzare una gita a tradimento, spedire Aureliano insieme a un loro domestico di fiducia e al di lui figlio quasi coetaneo, in un posto come Gardaland, Minitalia o qualche altro non-luogo per bambini. Una bella scampagnata per ragazzi, un bell'albergo, un paio di giorni lontano da tutta quella confusione.
Anche a Milano c' un set, stanno girando a ritmo forsennato i brandelli di fiction che a Praga non riescono a seguire.
Una sera ci vado anch'io, c' da recuperare miniature in plastica di apparecchi storici, quelle che andranno allegate all'Enciclopedia in vendita a fascicoli. Cose Brionvega, il televisore rosso Algol, il radiocubo che si apre a libro, qualche lavatrice e lavastoviglie Zoppas, un assortimento di Philco, Phonola, Admiral, Kelvinator, Telefunken.
Le aveva richieste la produzione perch c'era da girare una sequenza anni '70, non sono riusciti a recuperare i veri elettrodomestici dell'epoca, non c'erano soldi e tempo sufficienti per farli costruire dalla scenografia, cos il regista ha usato come sfondo un modellino di negozio, con tutte le miniature ben disposte nei loro scaffali di cartoncino, poi ha girato a parte gli attori che parlano e in postproduzione li ha inseriti nello sfondo fatto di miniature.
Il risultato  notevole. Una seducente Fracco madre con capelli immensi e pigiama-palazzo istoriato bianco-marrone di fianco a un Sisto Fracco che assomiglia all'allora presidente degli Stati Uniti Richard Nixon.
I due sono preoccupati per il futuro scolastico di Maurizio. Tutte queste occupazioni studentesche, che sia il caso di mandarlo una scuola privata? - Risposta ovvia.
Il trucco dell'inserimento dello sfondo  venuto bene, le miniature di elettrodomestici reggono l'ingrandimento, l'unico problema  che durante la ripresa dei modellini  zampettata nell'inquadratura una mosca, risultata per il gioco delle proporzioni alta fino al ginocchio di Sisto Fracco. Era interessante soprattutto l'indifferenza dei due coniugi che continuavano a parlare dell'importanza del latino come base del sapere mentre faceva il suo ingresso nel loro negozio un mostro da film tipo Il giorno in cui gli insetti dissero basta. Purtroppo hanno deciso di montare le inquadrature dove la mosca non c'.
Succede tutto di colpo, le cose cominciano a accatastarsi una sull'altra senza che io possa farci niente.
Arrivo sul set in un momento di tensione. Sono passate le otto, la giornata sarebbe finita, i tecnici schiumano di rabbia, tutti vogliono andarsene. Oltre il cerchio illuminato della zona di ripresa, un gruppetto in penombra, Gavarone in camicia ma senza giacca sta dicendo forte: "No no, la deve rifare, metti fuori lo straordinario". Intorno a lui la gente controlla il nervosismo, qualcuno corre con fogli in mano. Seduto in disparte c' anche Maurizio Fracco che di solito non viene mai senza Marali in posti che riguardano noi dell'agenzia.
Il centro del problema  un attore che ho gi visto da qualche parte. Si  conquistato un certa popolarit in un programma per bambini su un network nazionale come Capitan Carota e non intende tornare a patti con l'anonimato. In determinati ambienti di particolare degrado umano l'alone di fascino emanato da Capitan Carota funziona ma appena si esce da una cerchia di sottosviluppati l'incanto finisce.
Qui ha una piccola parte brillante, fa un fornitore infedele che cerca di fare la cresta sui conti.
Intorno all'obiettivo della macchina da presa  stato fissato un cestello di lavatrice. L'attore deve infilare la testa nel cestello e farsi riprendere in primissimo piano, l'effetto  che sia visto dall'interno dell'elettrodomestico, quindi c' ironia.
"Ti ho detto che metti la testa nel cestello, ti guardi intorno e tiri fuori la lingua", scandisce duro il regista.
"Guarda stronzo che io non sono un pagliaccio", dice l'artista precedemente noto come Capitan Carota. "Guarda che io ho lavorato con i migliori nel mondo".
"Ecco, allora il fatto che adesso lavori con me dovrebbe dirti qualcosa su com' andata la tua carriera. Metti la testa nel cestello tira fuori la lingua e non rompere i coglioni".
Sento uno che sussurra: trattarlo cos,  Capitan Carota. Sono tutti tesi e concentrati su questa scena. Mi defilo nell'ombra, riesco a non farmi vedere da nessuno, non ho voglia di salutare. Spiego sottovoce a una ragazza della troupe che sono l per i modellini, lei torna con in mano frigoriferi lavastoviglie radio e televisori, mette tutto in una scatola.
Da una quinta esce veloce Veronica, si sistema la borsa sulla spalla, ha un vestito di tela grezza, gambe bionde, sandali piatti e sottili, fluttua con il suo sorriso oltre le luci del set verso il gruppo in penombra. C' un breve cerchio di saluti, tutti sono stanchi e interessati ad altro, Capitan Carota  un professionista, mette la testa nel cestello, Veronica va verso il fondo del capannone.
Trainato a distanza come un blocco di ferro da un magnete Maurizio Fracco ruota su se stesso, si alza, si stacca prima dalla sedia poi dal gruppetto di Gavarone, raggiunge Veronica prima che abbia raggiunto l'uscita, le apre la porta, la fa passare, lei gli sfiora il braccio con una mano, escono insieme.
Nella villa di Cariate non mancano i libri. E non mi riferisco solo a Mantenersi in forma di John Travolta, in vista tra elefanti d'avorio e ciotole CorsoComo10 sulla libreria del salone inox.
Nella stanza di Aureliano si trovano parecchi titoli delle Edizioni Radioelettroniche: L'elettricit, Costruiamo antenne direttive, Carichi resistivi e carichi induttivi, Trasformatori e trasporto di energia, Alta e bassa tensione.
"Sei un povero coglione", dico.
Aureliano fa un salto, non mi ha sentito arrivare.  chino sul tavolo, nasconde d'istinto quello che sta scrivendo o incollando o chiss. Conduce una vita patetica, da clandestino. Mi spiace vederlo cos, spero che si rimetta in carreggiata prima o poi.
"Basta per favore. Risparmiati queste fatiche. Ciao papino, Ted Bundy, il cane bruciato. Ma pensi che non si siano accorti di niente? I tuoi sanno tutto. Sanno cosa c' scritto sui tuoi foglietti segreti".
Il messaggio fatto di   ancora appiccicato al muro. Lo scotch  vecchio, l'adesivo comincia a perdere la presa, la carta ha fatto le orecchie. Strappo il foglio dalla parete, lo faccio a pezzi, butto i coriandoli sul tavolo.
Aureliano si chiude in uno sguardo d'odio.  abbronzato, ha una maglia a righe gialle e bianche. Il fresco pomeriggio di fine agosto fa entrare dalle finestre uno strano profumo di legno bruciato.
"Sanno che stai progettando il grande bum per l'inaugurazione del 14. E sanno che non ce la puoi fare, anche perch tu non lo sai ma quel giorno ti mandano fuori dalle palle a Gardaland. Sei solo un bambino. Tutti sanno tutto tranne te".
Aureliano guarda per terra, non ci giurerei ma mi pare che abbia gli occhi rossi. Non posso fermarmi troppo, la riunione con Marali e gli altri nel salone inox  gi cominciata. Aureliano  davvero triste. Mi spiace. Forse c' una frase che posso dire per restituirgli il sorriso.
"Per c' una cosa che loro non sanno".
Aureliano solleva la testa.
"Che se il 14 vuoi davvero far saltare tutto ti d una mano io".


24

Ospiti, ospiti. A un'inaugurazione non si pu fare a meno di grandi ospiti.
Per il comico Marali sta definendo i dettagli del contratto con una faccia nota, uno che ha gi avuto successo e questo  un bene perch superato un certo livello di reddito i comici non hanno pi necessit di chiudere le battute. Appaiono e la gente ride perch sa che  suo dovere sociale di fronte a una figura insignita pubblicamente del grado di "persona comica".
E infatti Maurizio Fracco dice: "Quello l appena lo vedo rido senza bisogno che dica niente". Sarebbe un modo di dire ma questo comico l'ha preso alla lettera e da anni non fa e non dice niente di divertente. Marali dice:  oltre la gag.
Io ho passato alcuni pomeriggi al telefono con il cantante prescelto, l'ho rassicurato, nessuno vorr fare il trenino.  un cantante che ha avuto un po' di successo qualche stagione fa, ma dal vivo  un'incognita. Siccome Bob Dylan in concerto trasfigura le proprie canzoni lo fa anche lui.
Questo il percorso del suo pensiero: Bob Dylan  un grande. Bob Dylan ha scritto immortali successi. Dal vivo non ha mai fatto Like a Rolling Stone o Just Like A Woman come sono sul disco. Non si culla nel gi sentito, non va sul sicuro. Dylan rischia. Dylan  un artista. Sono forse io meno di Bob Dylan?
S, dovrebbe dirgli qualche parente che gli vuole bene.
Invece i suoi cari tacciono e il cantante prosegue nel suo delirio solitario.
Anch'io far Di sera di notte e Sotto ogni cielo in modo che la gente non le riconosca. Espressioni a me correlate: non consolatorio, problematico, aperto, vivo. Scelte vicine a chi ha scelto me: genio, Mozart.
Cos sul palco si mostra genio infastidito dalla routine, fa capire di essere stufo di ripetere in eterno la celebrazione di se stesso - ventuno serate in tutto il 2002 -, quando attacca i suoi due unici successi va fuori tempo, trascina le parole oltre qualunque metrica, le mozza, le sputacchia, insegue le note come un ubriaco cerca di acchiappare la coda di un cane.
Non si regge per pi di dieci minuti ma per la serata dovrebbe andare bene visto che ufficialmente si comincia alle sette che vuol dire sette e mezza, poi c' il buffet, i saluti e al massimo alle nove e mezza deve partire la fiction.
Per gli attori si punta com' naturale sulla coppia regina Spadetto-Bellini, i coniugi Fracco dello schermo. C' solo un risolvibile incrocio di date per Sandro Bellini che ha appena strappato un contratto come speaker per un canale tematico sportivo e non ha intenzione di mettersi a fare questioni sull'orario.
Proprio il 14 ha un turno, deve commentare la finale USA-URSS di basket alle olimpiadi del 1972 e la vittoria di Berruti nei 200 metri a Roma nel 1960. Il canale trasmette eventi sportivi leggendari di ogni epoca, e per dare pi emozione alle cronache la linea editoriale  far credere allo spettatore che i commenti siano stati registrati allora.
Quindi Bellini deve leggere un foglio interpretando: "Piola passa a Meazza, tira, nooo, fuori! Come finir questa finale del mondiale 1934? Si soffre anche in tribuna, le nostre telecamere inquadrano Sua Eccellenza Farinacci che si mangia le unghie".
C' un leggero paradosso temporale, uno si domanda se abbiano ibernato e risvegliato solo oggi lo speaker giustificando cos il fatto che sia l'unico tra i viventi a non conoscere il risultato delle gare pi famose della storia, oppure se sia proprio una voce dell'epoca, e allora si tratta di un veggente che nel 1934 - con il Duce che invece di esporre la bandiera arcobaleno pace, peace, paix sta covando pensieri molto non-friendly verso l'Etiopia -, saluta alla fine gli "amici di Sport4Ever".
"Ma questo non  un paradosso,  un cavillo che notano solo i vecchi", ha detto Marali, "per un ragazzino  giusto cos. Preliminari di Champions League della settimana scorsa, mondiale 1934, le olimpiadi, sta tutto in un'unica casella: Passato".
Viale Marche a Milano  un luogo che rende il mondo migliore per il semplice fatto di esistere, dato che di qualunque altro luogo fa dire: ma questo  il paradiso terrestre se pensi a viale Marche.
Avanti e indietro per questo doppio stradone grigio, l'aria gi d'autunno, i cartelloni dicono "Tutti a scuola!", le vacanze non ci sono mai state, in questi giorni di grande rientro i milanesi trovano ad accoglierli i germi della prima influenza di settembre che in questa via dispongono di tutto ci che desiderano, caldo, umido, sostanze nutritive e un'umanit contagiosa.
Io non trovo subito quello che cerco perch ha cambiato forma. L'insegna bianca e blu "Fracco Stores - Gli Elettrodomestici, Il Futuro" non c'.
Mi sporgo dal finestrino a un incrocio, e mi basta chiedere a una signora "sa per caso" che l'occhio mi si arrampica su per la parete di intonaco giallo eroso dagli scarichi delle auto e la vedo.
L'insegna  Fracco Elettrodomestici, non Fracco Stores, questa  ben tenuta e lavata ma vecchia, si vedono screpolature. Il carattere  diverso, geometrico, modernit 1981, nero su fondo giallo, un filo blu che corre per tutta l'insegna e finisce in una spina elettrica.
All'insegna sopra l'ingresso  stata aggiunta in lettere adesive verde sbiadito una piccola scritta:
di RAVEZZOLI N.

Sette vetrine, quattro su viale Marche tre d'angolo. Mi piazzo fuori, aspetto.
Un emporio economico, frullini, rasoi, ferri da stiro, un impianto hi-fi da 59,99 euro, merce esposta alla rinfusa, niente a che vedere con la tecnologia avanzata dei Fracco Stores.
L'ultimo cliente esce, non ha fatto acquisti. Un commesso alto e curvo ripone su uno scaffale una scopa elettrica. Da dietro al banco di formica intravedo una donna sui quarantacinque anni, larga, una polo verde e capelli crespi tenuti insieme da un nastrino.
 Nicoletta Ravezzoli? Non potevo aspettarmi la sirena dai grandi occhi a mandorla dell'albergo di Antibes, in ogni caso non  lei che voglio. Le luci si spengono, le saracinesche elettriche si abbassano con un lungo ronzio trapanante.
Marcello Non Stai Realmente Vivendo Questo mi manda un segnale debole, appaiono solo delle facce ansiose che mi fanno segno di no, ma senza troppa convinzione, forse sto realmente vivendo questo.
Ieri sera mi sono portato a letto l'Enciclopedia dei Fracco. viale Marche e la Ravezzoli sono stati tagliati dalla censura fracchista ma i lavoranti no perch avevano trascorso gli anni d'oro in via Mantegazza e qualche vanteria per i Fracco si poteva trarre dalla loro opera.
Mi ricordavo un nome, Barzan, quello della sigaretta, ma  morto a met anni '90. Tramite Barzan sono risalito agli altri due nomi caldi. Rivolta e Fumagalli. I tre moschettieri del circuito elettrico. Ho guardato le foto, in tasca ho le loro miniature, fisso ancora una volta le loro faccette di plastica, vediamo se sono molto cambiati.
Dal portone di fianco all'ultima vetrina chiusa esce quella che  senz'altro la Ravezzoli, insieme a un uomo massiccio con gli occhiali spessi. Esce il commesso alto e curvo. Tiene aperta la porta, appare una donna con un cane.
Poi sento il cuore pulsare nelle orecchie, quelli sono davvero Rivolta e Fumagalli vivi e veri, stringo le miniature tra le nocche, non sono cambiati troppo.
Uno ha tagliato i baffetti, l'altro  ingrigito ma uguale alla sua copia in plastica anche se con uno sguardo meno profondo. Sono loro, mi avvicino, cerco di non far tremare la voce.
"Rivolta e Fumagalli?"
"Chi ?"
"Sono l'avvocato Nobili, seguo una causa contro i Fracco, forse mi potete dare una mano".
Erano sospettosi, ma io mi ero preparato un discorso, mi ero messo una giacca, una cravatta, mi ero fatto prestare da Eleonora la Porsche Cayenne che ho sfregiato solo parzialmente sul lato destro uscendo dal parcheggio, li ho fatti accomodare tra interni in pelle e finiture in titanio, ho offerto sigarette e mi piacerebbe poter dire che sono stato bravo a lavorarmeli.
In realt appena ho scoperto mezza carta si sono fiondati a vedere il gioco, avidi di vendetta.
Sapevano dell'apertura del megastore di Brugherio da prima che ci fossero in giro manifesti e dpliant, certe notizie nell'ambiente girano in fretta e oltre a questo Rivolta e Fumagalli avevano mantenuto in vita per tutti questi anni una particolare attenzione maligna sulle attivit dei Fracco.
Mi sono sorbito lamenti su bollini sottratti a libretti di lavoro e altre ingiustizie. Visto il terreno fertile ho messo da parte la storia della causa e provato a parlare pi chiaro.
All'argomento "vorrei fare un piccolo scherzo a Maurizio Fracco" i due ex dipendenti si sono scambiati un sorriso verde, come spettri di corsari impiccati da sir James Brooke cui abbiano proposto: stanotte vi andrebbe di guastare un tantino il sonno dell'uomo che vi ha appeso a un albero e fatto seccare al sole?
Dico che mi servono un paio di contatti elettrici da sistemare all'aperto, un interruttore da nascondere, uno scherzo abbastanza innocente, giusto far saltare la luce nel mezzo di una festa, pensate che  d'accordo anche Aureliano, il figlio di Fracco.
"Figlio quale, quello che si metteva le stilo AA nel culo? Secondo me aveva la faccia di quello che adesso  passato alla mezza torcia, ah ah", ride Rivolta, o Fumagalli, e mostra qualche dente finto.
Chiedo se si pu portare pi rispetto a un bambino e si scusano. Mi faccio dare il loro numero, li richiamer. Chiedono il mio, dico: "Il mio numero  questo, vi va bene?", e scrivo 2000 su un foglietto.
"A testa", aggiungo.
"Duemila a testa va bene. Comunque guardi avvocato che a Fracco la corrente gliela facevamo saltare anche gratis".


25

La gente  una marea eccitata, applausi, festoni, bicchieri in mano gratis.
Sotto il sole della domenica mattina il parcheggio e il piccolo parco giochi brillano nitidi, ritagliati a dovere nel panorama informe e polveroso che da Brugherio conduce alla tangenziale.
La Fracco moglie  in perfetta tenuta da mattina, abito chiaro, calze chiare, scarpe chiare, benevolenza, sono proprio io, rendetevi conto del regalo che vi faccio, non fate caso, qui  tutto di mia propriet, i saluti, le spinte, gli inchini, le videocamere digitali tenute alte sopra la testa. Ha un borsa di Vivienne Westwood bianca a righe rosse e blu che formano quadretti, osservo bene la borsa perch nella calca ci infilo una mano dentro e sottraggo il telefonino. Fracco Marali io Eleonora le facciamo largo, sale al microfono, Gianmario Botta sussurra: vai come sai, sicura. La Fracco moglie fa il vuoto dentro di s e trova l'intonazione tanto studiata.
"Oggi siamo tutti di Brugherio!"
"'Sta minchia, noi siamo di Cernusco", una voce dal pubblico. Risate. La Fracco moglie insiste a mantenere l'espressione magnanima "sono qui per voi" ma un'occhiata vacilla verso bordo ring, a Kennedy quando ha detto siamo berlinesi non hanno risposto 'sta minchia noi siamo di Bonn.
Marali la rassicura a gesti:  popolo, ironia sboccata, affetto, leader messo alla prova, bene cos.
"Brugherio, Brugherio vieni a pescare con noi ci manca il verme", canta qualcuno, si accendono anche voci sporadiche pro-Cinisello Balsamo ma passa subito, il clima  smaccatamente festoso e la Fracco moglie pu affrontare la seconda frase del discorso - "Stamattina venendo qui pensavo: ma io sono una matta, una matta che va a incontrare altri matti, aprire un nuovo megastore in questo periodo".
Visto da fuori il megastore Fracco  largo basso e d'argento come un gigantesco lettore dvd.
All'interno ogni angolo scintilla di luci e cromature, fughe infinite di scaffali colmi di prodotti e cartellini colorati a lettura ottica.
Coccarde, adesivi, dpliant - sempre il palmare del re ma stavolta contiene gi le offerte di natale -, ovunque una proliferazione di piatti bicchieri posate di plastica bianca, bottiglie di vino, salatini, omaggi, dimostrazioni di elettrodomestici. Per tutti, in migliaia di copie, il primo fascicolo dell'Enciclopedia dei Fracco che in edicola uscir solo tra dieci giorni.
In omaggio anche due miniature, l'insegna "Fracco&Mezzani" anno 1938, dal primo negozio di via Mantegazza, e un Sisto Fracco in bretelle, in una posa benedicente che ricorda papa Giovanni.
Giro alla larga dal nucleo delle autorit finch la suoneria mission impossible della Fracco moglie mi risuona nella tasca della giacca: in orario perfetto.
"La signora in questo momento  impegnata ma mi ha gi anticipato tutto", rispondo e la mia voce suona credibile, parlo, confermo, riappendo.
Rientro nell'orbita della gente che conta e nella ressa complimentosa del dopodiscorso non  difficile far scivolare di nuovo il telefonino nella sua legittima borsa Vivenne Westwood.
Un esercito di commessi. Tra loro, facce che non mi sembrano nuove.
"Ma quello chi , dove l'ho gi visto?", chiedo a Marali. Un uomo con i capelli tinti sfetta una patata con un attrezzo speciale davanti al pubblico. Anche una donna al reparto microonde ha un'aria familiare.
"Li hai visti nella fiction, lui era il banchiere che d il finanziamento a Sisto nel dopoguerra, lei  la spia americana, quella che nel '39 diventa l'amante di Giuseppe Fracco il fondatore, gli ruba i piani del tv color e li vende alla CBS".
"Ma gli attori non dovevano partecipare stasera?"
"Questi no, sono stati assunti qui, fanno i commessi, moltiplica l'effetto reality-fiction, attrae clienti. E oltretutto per loro  un lavoro fisso".
Altri due di questi attori-commessi ricostruiscono di aver lavorato insieme in una vecchissima pubblicit di una polvere digestiva e adesso tengono banco intorno a un cerchio ammirato di gente che esclama: "Ma ecco dove l'avevo visto quello l!" e lo indica ai giovani che non sanno.
"Io regolavo il traffico intestinale col cappello da vigile e il fischietto e lei guidava il camioncino che simboleggiava le feci dure, se non cado in errore".
"S, lei mi diceva burbero: muoversi, muoversi e io dovevo rispondere:  una parola, qui  tutto bloccato".
"Bei tempi".
"Belli s. Cos'ha fatto poi?"
"Sostanzialmente retrospettive, mi chiamano, vado, dico la mia".
Giovani videomaker dallo sguardo insieme cinico e ricco di pietas con cui scrutano il disagio culturale della societ cercano di far assumere al vecchio Sisto Fracco la posa della miniatura. Li scaccio. C' una mezza lite, non mi interessa, guardo l'ora, dico a Marali che ho un piccolo problema personale, dovrei andare via tre quattro ore, tanto qui  quasi finito, Marali  molto allegro, beve dal bicchiere di plastica,  andata bene, tanta fatica ma guarda il risultato, piaciuto tutto, vai vai ci vediamo nel pomeriggio su a Cariate.
Salgo in macchina e parto per Gardaland.
Aureliano ha svolto alla perfezione la sua parte del piano. L'hanno fatto partire stamattina presto con il domestico cingalese e suo figlio dodicenne, per "godersi la giornata piena sulle giostre".
Questo il programma di Aureliano:
1) lavorarsi il domestico cingalese con una storia di nostalgia per la famiglia, una crisi che gli rende intollerabile il pensiero di pernottare nel quattro stelle di Desenzano sul Garda. Questo confidando nella non conoscenza da parte del domestico dei sintomi elementari della nostalgia, ma il fatto che sia straniero ci d speranza, magari attribuisce la propria mancanza di comprensione a distonia tra le due culture. Cio quando qui uno guarda fisso davanti a s e ha lampi omicidi negli occhi vuol dire che sente nostalgia;
2) fingere telefonare alla madre;
3) dire al domestico che la madre ha acconsentito a farlo tornare a Milano. Il domestico e suo figlio invece possono continuare a godersi l'oggi e il domani al parco giochi;
4) combattere l'incredulit del domestico dicendo di telefonare lui alla madre;
5) assistere alla telefonata del domestico a me;
6) sentirsi dire dal domestico: va bene, il cameriere di tua madre dice che va bene e di darti i soldi per il treno.
Ultimo e fondamentale, sperare che il domestico non telefoni una seconda volta alla Fracco moglie perch in questo caso salta tutto.
A Gardaland tutto liscio. Sto in disparte, mezzo nascosto all'ingresso, sotto la statua di un gigantesco verme o sauro verde.
Vedo la scena in lontananza, il domestico saluta Aureliano con un gesto che mi pare quasi di sollievo. Un passo indietro  rimasto suo figlio, un ragazzino bruno e magro con canottiera dei Lakers.
Aureliano guarda il figlio del domestico, si salutano sollevando il mento.
Aureliano mi raggiunge, ci guardiamo, siamo ancora in tempo a non fare niente.
"Sei sicuro di voler tornare a casa?"
"Se no lei cos' venuto a fare?"
Usciamo dal parco giochi. Non ero mai stato a Gardaland e non ci entrer mai pi.
Marcello Cosa Sta Per Succedere ribolle di speciali, tutte le emergenze della mia vita ritrasmesse a ciclo continuo e commentate, si parla anche di motivazioni, si cerca di capire, farsi una ragione.
Le motivazioni di Aureliano non le conosco. Non conosco neppure le mie. Non ci sono motivazioni per un gesto del genere. Rabbia no, il mio ceto  medio, non mi consente di provare sensazioni estreme. E allora cosa?
Qui  tutta gente abituata a farsi trattare male dalle cassiere dei grandi magazzini quando cerca di farsi rimborsare una camicia che fuori dalla scatola si  rivelata priva di bottoni. Abbiamo una sola preoccupazione, che qualcosa ci costringa ad agire davvero. In questo caso saremmo costretti ad abbandonare la nostra sola attivit cio il commento, e cominciare a compiere noi stessi azioni che poi qualcun altro si incaricherebbe di commentare, essere noi a regalare frutti maturi da piluccare svogliatamente, che rischio, che rischio dice un uomo con capelli folti, collettone, cravattone da penalista milanese con sito internet spiritoso.
Una donna col vestito rosso dice: "S, s adesso fa l'intellettuale introverso che dice la vita  una merda, poi una volta che stava mangiando una trota e gli si  infilata una lisca in gola, bisognava vedere la tosse, le scene, il putiferio che ha scatenato per evitare di morire".
Niente, non ci sono motivazioni, sar l'aria del tempo.
Per quanto, a pensarci.
Durante una delle ultime riunioni alla EM si decide che il momento migliore per regalare agli ospiti il falso pass disabili  il buffet, dopo il comico e prima del cantante. Si legge il menu, branzino sfilettato al vapore, mousse di zucchine con calamari alla griglia, mozzarelline in carrozza, bouquet di insalate, semifreddo alla pesca e frutti di bosco con sciroppo di rose, spumanti Giulio Ferrari millesimato 1985, Villa S. Nicol del 1999 e per il dessert Brachetto D'Aqui.
"Be', ma scusate, allora vista la concomitanza", ha detto lo stagista in vantaggio con il tono di uno che ha quattro assi serviti, "c' la mozzarella in carrozza, scriviamo sul menu mozzarella in carrozzella e in quel punto distribuiamo il pass disabili. Sdrammatizzare, gioco di parole, ironia".
Si  creato un giro di pareri ammirati, la proposta  stata presa in esame.
Ecco, questa  gi una motivazione.
Il grande prato profilato di querce  tranquillo sotto il sole di fine pomeriggio. Operai danno gli ultimi tocchi, si chiamano a distanza. Il maxischermo  gi in posizione sulla collinetta, stanno togliendo i teli impermeabili chiari. Il recinto per i bambini  diventato un parcheggio, per questa sera i giochi sono stati rimossi, la sabbia spianata bagnata e battuta, tra meno di mezz'ora arrivano i primi ospiti, due posteggiatori con berretto si scambiano sigarette nell'attesa.
Le sedie di legno sono tutte disposte, so che sono pi di trecento, montati i tavoli del rinfresco che persone di servizio stanno popolando di montagne di piatti posate bicchieri luccicanti, niente  di plastica. Prove di luci e suono sul palco. Il banco del mixer, i tecnici. Addossata su un lato la zona di servizio, furgoni, cavi, generatori. Un gruppo di persone che parla. Da dove ho fermato la macchina riconosco nel gruppo Maurizio Fracco tutto elegante, sta parlando con il comico. Vedo Marali, lo stagista in vantaggio, Gavarone, facce note, Veronica non c'.
Istintivamente mi abbasso ma da qui non mi si pu vedere.
"Ho caldo", dice Aureliano dal sedile dietro.
"Adesso andiamo", dico io e riparto piano.
La provinciale costeggia il parco, giro intorno alla collinetta, dobbiamo fare meno di trecento metri, stanotte mi sembrava pi lungo, la strada  deserta, siamo sul lato opposto del parco.
La cabina Enel, eccola, un gabbiotto grigio nascosto dietro cespugli e piante. Uno spiazzo bianco pieno di polvere con un furgone blu Iveco fermo. Accostiamo. Intravedo le due forme sedute davanti con un senso di malessere.
"Puoi uscire da sotto la coperta ma stai qui", dico. Aureliano non ubbidisce, si libera dalla coperta e scende con me. Faccio come se niente fosse.
La lastra di plastica stampata sulla fiancata del furgone dice: Ravezzoli Riparazioni Elettricit Idraulica, indirizzi, telefono e fax, c' anche il cellulare per urgenze. Lo noto con meticolosit perch  l'ultimo messaggio che capir per intero nelle successive ore. Mi funziona la ragione ma non l'intelletto, rimugino all'infinito, il mio cervello gira in folle, fuma, produce puzza nera di oli combusti, ma  completamente chiuso agli stimoli esterni, guardo e non vedo, sento e non ascolto. Noto solo sprazzi di particolari. Rivolta e Fumagalli si sono messi in tenuta da elettricisti.
Organizzare un attentato insieme a Rivolta e Fumagalli  come quando in aereo ti si siede di fianco all'ultimo momento uno che puzza. Il destino ti ha assegnato il compagno di viaggio che non volevi ma ormai non si pu pi cambiare.
I due moschettieri del circuito elettrico sono come si dice siano i premi Nobel: fenomeni nel loro settore e idioti completi in tutto il resto. La differenza  che dei premi Nobel si sa che almeno in quel settore valgono qualcosa, il lato geniale di Rivolta e Fumagalli  rimasto all'oscuro. A macero per anni nel risentimento verso i Fracco la loro stupidit ha prodotto frutti neri turgidi di veleni. Le loro frasi erano tutte violente e pavide, ce l'avevano con me perch non ero abbastanza incattivito contro la famiglia che tanti danni ha procurato alle loro.
Quando ho spiegato che volevamo far saltare il maxischermo, l'unico dubbio che Fumagalli e Rivolta hanno espresso  stato: ma c' una cabina Enel nelle vicinanze? Hanno raccolto informazioni nel loro giro ed ecco trovata la cabina, a meno di trecento metri dalla festa.
Ieri notte verso le tre ci siamo trovati qui per un sopralluogo. Loro erano molto tranquilli, hanno aperto come se niente fosse la cabina Enel con un passe-partout. " cos facile?", "Ma sa noi siamo abilitati, abbiamo anche il diplomino della ATREX per le aree potenzialmente esplosive". Si  capito che Rivolta  un po' il capo mentre Fumagalli  quello che cura le pierre e parla.
" una questione di circuito", diceva Fumagalli ispezionando con la pila i misteri di rame ceramica e grosse spirali della cabina Enel popolata di ronzii scatti e fremiti. "Bisogna mettere in comunicazione il nostro cavo con uno dei loro circuiti, quello del maxischermo, staccare il dueventi mandare dentro il treottanta e va tutto in corto".
"E se volessimo fare qualche danno in pi? Tipo su quella targhetta l c' scritto ventimila volts".
Fumagalli si  voltato a guardarmi. Rivolta continuava a fumare senza dire niente.
"Sta scherzando?"
"No".
" sempre questione di circuito ma c' pi rischio. Bisogna mettere in comunicazione un cavo che regge una tensione cos alta, molto pi grosso, bypassare gli interruttori di sicurezza, togliere la bassa e mandare dentro il ventimila. Solo che pi che far saltare il maxischermo  come staccare un fulmine dal cielo e farglielo piovere sulla testa".
"Voi lo potete fare?"
Fumagalli ha guardato Rivolta.
"Domenico, si pu fare?"
Rivolta ci ha pensato, ha preso la sua decisione. Ha buttato la sigaretta e pronunciato la frase che ci ha convertito tutti in assassini.
"Non ho problemi di comunicazione".
Sono le sette passate, tra gli alberi  quasi buio, dalle tasche dei giubbotti sono di nuovo emerse le pile. La cabina dell'Enel  diventata una bocca aperta nera da cui escono fili e strumenti.
Fumagalli vuole sapere se pu andare a vedere il comico. Aureliano gli dice che non bisogna farsi vedere.
"Ma cinque minuti".
Rivolta fa un segno e Fumagalli non vuole pi andare a vedere il comico.
"Tu prendi il tele, io vado a attaccarmi", dice Rivolta, ha un robusto cavo nero in mano, dai tasconi spuntano cavi pi piccoli, connessioni, pinze. A terra c' un grosso rullo portacavo arancione. Rivolta si inerpica per la collina come un marine, il cavo nero comincia a srotolarsi.
Il portello del furgone si abbassa con un guaito cupo, un orso che chiude le fauci dopo lo sbadiglio. Fumagalli sbuca con una scatola scura tra le mani, sul lato superiore c' un bottone giallo, un interruttore, persino io lo capisco, piazza la scatola in uno slargo tra gli alberi da dove si vede la sommit del retro del maxischermo e si sentono suoni della festa. Dev'essere gi arrivata gente.
"Qui?", chiede.
"L", dice Aureliano.
I Fracco sono in gran forma, vestiti da sera anche se molti uomini sono in calzoni di jeans di tela rossa, la divisa da weekend dei padri di un certo reddito, e alcune donne vengono direttamente dalla gita al mare senza essere passate da casa a cambiarsi. Il colpo d'occhio  di persone molto ricche ciascuna delle quali pensava che venisse gente pi conosciuta. Musica diffusa, bicchieri tra le mani abbronzate, il clima si scioglie, gli attori della fiction si fanno notare tra i gruppi di invitati, il sindaco di Cariate impollina ogni capannello con il suo sorriso doloroso, la serata parte, c' attesa per la grande anteprima. Un uomo imponente e roseo con un'aureola di capelli nivei che si accompagna a una donna dal colossale vestito a fiori  circondato di attenzioni dalla Fracco moglie e dalla Fracco madre,  Dzj-Me l'ex-boia conosciuto in America. Circolano omaggi, cartellette, foto.
Marali  raggiante, Eleonora espira fumo verso l'alto, una colonnina azzurrata, lo stagista in vantaggio vede arrivare il vecchio Sisto che ha dormito tutto il pomeriggio e gi non ne pu pi, i pochi capelli schiacciati in direzioni diverse, spini bianchi e grigi, un nido dismesso dai rondoni.
"Uu! che gel usa?", dice lo stagista in vantaggio.
"Che gel usa", ripete lento e cavernoso il vecchio Sisto.
"L'effetto out of bed".
"Aukofbt", il vecchio Sisto fa l'eco come se passando tra le sue labbra quei suoni potessero diventare comprensibili.
Gavarone fa il conduttore della serata, attraverso i microfoni la sua voce non  pi metallica, riacquista tutte le frequenze,  una voce da seduttore.
Appare il comico e la gente non pu non ridere. Poi toccher al cantante, poi Maurizio Fracco dir qualcosa, poi finalmente tocca alla fiction, poi tocca a noi.
Mi trovo impigliato in un'ansa di mondanit con Marali Eleonora e i coniugi Fracco, avvolto tra le spire di una sconosciuta dama sulla settantina con ricci immobili e grigi che scandisce sonore frasi impeccabili. Tutto ci che dice sembra un comunicato frutto di compromessi tra enti che non possono sbilanciarsi, ma qualcosa al popolo bisogna pur dire e quindi si sta sulle generali. La Fracco moglie assorbe incantata la lezione, come si d quella sfumatura di cordialit istituzionale, come si fa la boccuccia ma senza smancerie, come si mima buon cuore e interesse per gli inferiori, soprattutto come si conferisce un suono di necessit alle proprie frasi per cui non esserne a conoscenza  segno di barbarie, origini ignobili.
"Contrariamente alle mie abitudini ieri sono rincasata piuttosto tardi, io sapete sono un po' una vagabonda".
E noi non possiamo che prendere atto di questa realt.
Il comico ha finito, camerieri riempiono piatti, vedo spuntare il pass disabili tra le mani degli ospiti, si commenta, si ride, si mangia, sale il cantante, sottraggo del cibo, sparisco dietro la collinetta.
Rivolta e Fumagalli se ne sono andati. Hanno contato i loro duemila euro a testa tra i cespugli neri, mani e biglietti nel tondo di luce della pila. Aureliano ha mangiato con le dita la mousse di zucchine e calamari seduto per terra. Il furgone  partito alzando una coltre di ghiaino e polvere che ci  ricaduta addosso piano. Siamo pressati nel buio abbiamo davanti a noi la scatola con il bottone giallo. Fa freddo, dal punto in cui siamo i suoni degli amplificatori ci arrivano sfasati, dopo un incubo interminabile di lamenti riverberi e tonfi di basso il cantante ha finito la sua parte e fin da qui si  percepito il sollievo del pubblico.
C' una pausa. Cerco di capire cosa sta per succedere adesso, dal buio parte all'improvviso un suono che mi catapulta il cuore tra le orecchie, ti-tit ti-tit, una suoneria al quarzo.
"Chi c' l", dico ma non riesco a far uscire la voce.
" un grillo, scemo", Aureliano  tranquillo, mi si rivolge con una voce nuova, c' una contenuta forma di affetto, l'inclinazione sentimentale del serial killer verso il proprio coltello, oggetto stupido lasciato a se stesso ma cos utile e presente quando al padrone viene voglia di scuoiare un passante.
Tra gli echi si riconosce la voce di Maurizio Fracco, ci siamo. Possiamo ancora rinunciare. Possiamo non fare niente, andarcene, evitare di essere ci che stiamo per essere. Non  mai troppo tardi se non in certe palesi circostanze. Cerco gli occhi di Aureliano nel buio.
"Sei sicuro?"
"Io s e lei?"
Ho la sensazione di respirare una miscela di elio da alte profondit, fatico a immettere aria.
Grande confusione in testa, le mie tv tematiche trasmettono tutto e tutte insieme a gran volume. Cogliere il nesso tra un'azione e quella successiva  diventato impossibile. Le cose mi si presentano nell'ordine in cui i prodotti si presentano allo scanner al supermercato.
"Aspetta un attimo", dico, aspettiamo il momento migliore. Striscio in salita verso il maxischermo, Fracco ha finito di parlare, mi arriva l'applauso, steli erba e frasche mi frusciano in faccia, sono quasi in cima, ecco il retro del maxischermo, mi defilo di lato, mi si apre lentamente la visuale verso la platea, sono tutti a faccia in su, guardano dalla mia parte, mi acquatto d'istinto tra i cespugli, ma nessuno  puntato su di me, gli occhi di tutti sono sul maxischermo qualche metro alla mia sinistra, finisce l'attesa,  partita una musica, barbagli luminosi si riflettono sulle facce, cerco di sbirciare cosa appare sullo schermo che intravedo di taglio, musica drammatica, schermo nero, c' una scritta, mi sporgo, rischio di farmi scoprire, riesco a decifrarla, UNA FAMIGLIA, poi, DA UNA SUGGESTIONE ARTISTICA DI ELIO MARALI, striscio da Aureliano, dico: vai vai tranquillo. Dalla platea scoppia una risata generale, Aureliano schiaccia il bottone giallo e tutto si ferma.
Nel mio torace vibrano quattro consonanti:
K R Z T.
Ronzano dove c' il cuore, le costole entrano in risonanza, sono trasformato in un enorme citofono.
 successo qualcosa nell'universo,  tutto nero. Si crea una smagliatura, un'ernia di luce,  subito tutto bianco, un fiume di luce sorge dall'abisso, la testa di un mostro onnipotente alta nel cielo si arresta, sembra che annusi, questa dev'essere la famosa frazione in cui uno rivede tutta la sua vita come in un film anche se uscirei volentieri prima della fine perch il fulmine si scaglia senza equivoci su di me, fluido denso odoroso di ozono la luce preme sul petto, una forza smisurata, ma paziente, mi invade, trapassa ogni globulo illumina da dentro, fa risaltare reticoli contrasti e residui, sono diventato una sagoma percorsa da fili e punti luminosi come il plastico di una stazione ferroviaria vista di notte volando, in effetti sto volando, sono rannicchiato in un uovo di luce in decollo, i cespugli, quello  Aureliano, la faccia tra le mani, il piatto per terra, le zucchine e gamberi, i fili d'erba sull'attenti, scintille immobili, la collinetta, il buio si nota essenzialmente per non esistere pi, le foglie degli alberi bianche come banconote disperse in mare, sono io che le illumino nel mio volo a parabola, oggi sono il faro dei naviganti, telecamere a circuito chiuso su un muro di cinta, oggi produco luce, sono soddisfatto, mi schianto.


26

Marali ha cambiato macchina. La vecchia Audi del '99  diventata la stessa Audi ma del 2003. Da una settimana ho ripreso il lavoro a casa con tre cuscini sotto la schiena.
Oggi esco per la prima volta, ho ancora il collare per le vertebre schiacciate e il gesso al braccio, cammino quasi normalmente. In venti giorni non  un cattivo risultato.
Il mio bouquet di tv tematiche  come disattivato, si vedono solo disturbi, inserire la card, sembra che manchi la sintonia.
Marali  contento, il primo episodio di Una Famiglia  stato trasmesso in tv ieri sera, 22% di share, per essere inizio stagione  ottimo. Poi con tutta questa storia che ha preceduto la messa in onda, la gente sai com', bastarda, dove c' la tragedia si interessa.
Lo stagista in vantaggio ha tradito,  andato a lavorare da Gavarone. Lo stagista in svantaggio ha mollato e si  messo a tenere corsi di web-marketing. Nuove opportunit, nuove strade. Prima di arrivare alla villa di Cariate costeggiamo il parchetto, Marali vuole fare il giro largo e passare di qui.  tutto come prima, le panchine, i lampioni, la collinetta. Hanno rimesso al suo posto anche il parco gioco, la sabbia, le altalene. Segni dell'autunno, un solco fangoso nel prato non contrasta con il colore dell'erba, strati di foglie cadute, un bambino a mani in alto si fa mettere una felpa.
"Eh panta rei", dice Marali.
La Fracco madre ci saluta con la sua quieta espressione di orrore, mi guarda il braccio, il collare, dice "ah, adesso le passa la mutua quelle cose qui".
"Maurizio?", chiede Marali.
" di l,  al telefono, ma andate, gli fa piacere".
Per distrarre Fracco andiamo a portargli le buone notizie dello share, e anche parlare di lavoro. Lui stesso ci ha fatto pervenire del materiale su un nuovo apparecchio che ha appena trovato alla fiera di Seattle, un amplificatore che oltre a normali effetti Hall, Theatre, Music, Stereo, Small Speakers, Lounge, Vocal Booster, ha anche il Parodia, un filtro che storce picchi, timbri spettro e dinamica delle onde al punto che qualunque musica metti questo amplificatore la prende per il culo, la fa uscire tutta sghemba e tremolante. Bassi che spernacchiano come clown in giro per la pista e acuti che partono a molla verso il cielo e tornano indietro con fischi e strida.
Siamo venuti a presentare la brochure di questo amplificatore, la frase d'apertura  "Stereo o gioiello?"  una mia idea. Quando devo introdurre un oggetto nuovo so che una formula sempre gradita dal cliente : "Oggetto Da Introdurre o gioiello?" In quest'ultima settimana ho gi dato alle stampe "Scooter o gioiello?" e "Cellulosa o gioiello?"
Non so immaginare gli eventi il giorno in cui mi dessero da presentare un gioiello, ma perch preoccuparsi in anticipo per il futuro?
Ho saputo i fatti a grandi linee da Eleonora in ospedale, due giorni dopo il fatto.
Non si era mai vista una festa riuscita meglio. Anche dopo, se fai la tara di quello che  successo, si sono avute solo responsi fantastici. Appena iniziata la fiction c' stato un corto circuito, la gente si  spaventata.
Il lampo di fuoco dietro il maxischermo, il fragore secco della scarica, uno sbuffo di scintille, si  spento lo schermo, si  visto fumo, panico, le prime file in piedi per scappare, c' stato assembramento, in realt pochi contusi a parte lei.
La Fracco moglie forse tentava di scavalcare, l'hanno vista mezza in piedi su una sedia, forse ha preso una spinta,  piombata gi di schiena, ha sbattuto la nuca contro uno schienale in legno e poi a terra. Un riflesso dei nervi l'ha rialzata sui gomiti, ha aperto e chiuso le palpebre come un rondone impastoiato in una rete, il primo ad arrivare  stato il sindaco di Cariate, terreo in volto, la Fracco moglie gli ha fatto un sorriso assente, ha detto:  questo l'outlet di Prada?, ha rovesciato la testa e gli  morta tra le braccia.
Sentendo un istrice fermo in gola ho chiesto: e Aureliano?
Aureliano sta bene a parte lo choc. Tutti stanno bene a parte lo choc.
Nei giorni successivi ho raccolto altre voci.
 stato bravo Fracco, nella circostanza, lucido. Ha capito subito che c'era sotto qualcosa. L'hanno visto partire come un razzo su per la collinetta, dietro il maxischermo. Ha girato tra i cespugli finch ha trovato Aureliano. E ha dedotto la verit, che Aureliano  scappato da Gardaland e ha fatto il pasticcio. Ma  suo figlio, un bambino, va protetto. Si  sentito dire di strani cavi, contatti, una cabina dell'Enel forzata, anche se di preciso nessuno ha visto niente. Fracco ha fatto due telefonate a gente sua, mezz'ora dopo il fatto la cabina era a posto e i cavi strani spariti. Ci sar un'inchiesta, ma sai le inchieste: come si aprono cos si chiudono. E comunque  una fatalit non collegata, su questo non ci piove, anche perch un conto  far saltare la corrente un conto  far saltare la madre.
"Ma tu cosa ci facevi dall'altra parte della collinetta? Pip? Bisogno grosso?", mi ha chiesto Marali il giorno che mi ha portato a casa dall'ospedale.
"Ero con Aureliano".
"Fortuna che la scarica ti ha sbalzato via, se ti teneva sotto a quest'ora stavi tutto in un portacenere".
"Ero con Aureliano, l'ho aiutato io a fare il collegamento".
"..."
"Volevamo far saltare tutto".
Fermi in auto sotto casa. Marali mi ha considerato. Il sigaretto non l'ha acceso subito. Se l' passato un po' sotto il naso.
"S. Infatti. Ti ho visto che continuavi a andare e venire dalla festa. Mah. Padri contro figli, in sostanza. Due immaturi contro la societ del controllo. Deleuze. Quattrocento colpi. Mh, devo sentire Gavarone ma si pu infilare nel sequel".
"Volevamo ammazzare tutti".
"Che paroloni, intanto questo non  successo. E non possiamo metterci a fare processi alle intenzioni. Sai quanti progetti ho fatto io che non sono andati in porto? Cezanne, Beethoven, quante incompiute. Tu pensa a rimetterti che mi servi in forma".
I domestici cingalesi seguono un ritmo pi pacato. Anna Sabina e Aureliano sono stati mandati via per un po'. Dieci giorni in giro in Francia, Parigi, Eurodisney, distrarsi prima di tornare a scuola.
Nel salone inox l'atmosfera  rarefatta, come quando si rientra a casa dopo lunghe ferie. Gli elefanti, le ciotole, il piatto di cera viola con i lustrini, Mantenersi in Forma di John Travolta.
Fracco  al telefono, ci saluta a gesti, fa capire di entrare tanto ha quasi finito.
"Domenica questa no che tornano i bambini, ma domenica l'altra volentieri, va bene? Facciamo un come eravamo con la mamma eh, ci vediamo Nico, ciao...", dice Fracco, riappende e ci viene incontro, "Allora come butta, ho sentito del 22 per cento, mica male no?"
Da viale Marche si  fatta sentire per le condoglianze Nicoletta Ravezzoli.
Per la precisione  stata la Fracco madre a chiamarla, il giorno dopo la tragedia. Le ha dato la notizia e detto che Maurizio sarebbe stato contento di vederla.
Poi ha convinto Maurizio a vincere l'imbarazzo e accogliere Nicoletta, una breve visita in casa. "Ma una cosa tra le nostre famiglie eh, senza estranei".
 avvenuto un primo contatto, un saluto formale tra Nicoletta vestita di scuro insieme agli anziani genitori e Fracco un po' rigido sul divano, la madre e il vecchio Sisto.
Poi la Fracco madre ha sollecitato, per cortesia e per svagarsi un po', un'occasione d'incontro pi serena. Magari una domenica pomeriggio, una merenda con i bambini.
"Non  che sto dicendo che devi rimetterti insieme con la Nico, cerca di capire, anche se con la povera Loredana nominandola da viva ormai eravate separati", ha detto la Fracco madre a Maurizio, "il fatto  che il negozio in viale Marche  sempre l e il nome sull'insegna  il nostro, vediamo se almeno adesso si pu accomodare la cosa. Mauri, non  la brama,  senso pratico".
Durante queste manovre il vecchio Sisto ha detto solo "Si  slargata la Nicoletta, ma  ancora abbastanza buona. Il padre invece l'era gi un rimbambito vent'anni fa figuriamoci oggi".
Maurizio Fracco  cordiale, rilassato, si informa del mio braccio, guarda la brochure "Stereo o gioiello?" dice che  bella. Ci chiede di fermarci per la cena, questa  una sera particolare.
Per la Fracco moglie  stata scelta la cremazione - imbattibile tra le onoranze, per una serie di comodit che la Fracco madre ci ha elencato - e l'intenzione di Maurizio Fracco  disperdere le ceneri questa sera tra le piante di calamondino, limone digitato, pera bergamotta, gli agrumi nobiliari che tanto piacevano a Loredana.
Ci ha raggiunto anche Eleonora, l'ha voluto Fracco, una presenza femminile gli d sostegno e calore. Mangiamo nella grande cucina confortevole,  pi intimo. Si parla del futuro. Il megastore di Brugherio  partito molto bene, "sai che ci sono gi persone che entrano solo per chiedere se quelli della tv sono Fracco veri o finti". Poi si guardano intorno, vedono i prodotti, portano via cataloghi, chiedono prezzi. La fiction  una grande idea di lancio anche se certo poi nessuno immaginava un risvolto cos brutto. Per c' un lato positivo, la presenza della gente. Una valanga. Hanno scritto, mandato messaggi, sul sito  la follia - "I fora sono pieni di interventi" -, in radio non si parla d'altro la gente telefona, insomma questo futuro tra tutti i suoi guai d degli strumenti di partecipazione in pi all'umanit. "Ti sembra cos anche perch noi possiamo fare paragoni col passato", dice Marali, "tieni conto che noi veniamo dal ventesimo, un secolo che si  permesso il lusso di due guerre mondiali senza uno straccio di copertura televisiva,  cambiato tutto". Passa il tempo, il vecchio Sisto ha assaggiato il dolce e se n' andato a letto.
 arrivata l'ora.
Un domestico ha portato un sacchetto della Rinascente, dentro c' una piccola anfora blu con sigilli.
"Io direi che  ora di fare questa cosa", dice Fracco.
Si parla per qualche momento della Fracco moglie, ci si concentra e si individuano alcune sue doti, si lodano. Almeno se ne  andata nella sua giornata pi bella, e soprattutto non si  resa conto di niente, ha detto outlet di Prada, era gi in paradiso.
Ci muoviamo, quando siamo sulla porta la Fracco madre ci richiama.
"Mauri, aspetta", ha una voce pi dolce.
Fracco si ferma sulla soglia a guardarla, col sacchetto della Rinascente in mano.
La Fracco madre indica l'angolo della cucina: la cassetta per la raccolta differenziata, ordinatamente piena di bottiglie vuote.
"Gi che vai, porta via anche il vetro".


EXTRA

Non Ho Problemi Di Comunicazione ha avuto una serie di titoli alternativi, via via eliminati.
Eccone alcuni.
L'UOMO SENZA PRIORIT
HO UN PROBLEMA DI COMUNICAZIONE
L'ILLUMINAZIONE SBAGLIATA
SATORI IMPRECISO
USCITA SENZA ACQUISTI
IMMORTALI O RIMBORSATI
VITA MEDIOCRE CON PRETESE (Quest'ultimo  stato in lizza anche per un altro romanzo e, coerentemente con il proprio enunciato, non ce l'ha fatta neanche quella volta).
L'attivit di sbilenco traduttore dall'italiano all'italiano di Marcello aveva dato origine anche a un filone di titoli pi esoterici:
L'ADULTO HA ORIENTATO IL SITO
(Adult oriented site)
DEPOSITO CHE SI SPECIALIZZA NELL'USURA DI SERA
(Store specializing in evening wear)
DILETTANTE CHIARITO DI ALTI TALLONI
(Enlightened amateur of high heels)
Per quanto riguarda il romanzo vero e proprio, a un certo punto la (conclusa) storia d'amore tra Marcello e Claudia (Lidia in origine) era stata raccontata pi dettagliatamente. Ecco alcuni frammenti, non collegati tra loro, che girano intorno all'argomento.
Come alcuni perdono l'olfatto, l'udito, l'equilibrio, Marcello ha perso il senso delle proporzioni. Abituato da troppo tempo a ubbidire, edulcorare, tradurre qualsiasi cosa in una versione pi appetibile,  diventato un uomo senza priorit. Per deformazione professionale tutto gli appare della stessa grandezza. Eventi pubblici, minuzie della vita privata, moti dell'animo, prodotti da vendere, tutto si presenta ai suoi occhi come importantissimo e allo stesso tempo bisognoso di un ritocco che lo renda pi commerciale.
Forse a causa di questo disturbo della percezione Marcello sta vivendo questa fase problematica della vita, questa grave caduta del desiderio sessuale.
...

- Questo dev'essere un intrigo tra sesso e potere con poco potere e pochissimo sesso. Anche l'intrigo non  granch.
...

Marcello ha perso il senso della priorit, e delle dimensioni. Non sa cosa si riferisce a lui cosa si sta riferendo al resto dell'universo. Vede zanzare alte quattro metri. Ho schiacciato a met una zanzara e per uno strano effetto di ingrandimento ha avuto la sensazione di un'enormit ronzante e morente che occupava il pavimento per intero piegando e stendendo le zampe come sedie di legno da giardino.
...

Certi nebbiosi weekend andavamo da Gion e Nicoletta, nella loro bella casa nel piacentino dove tutto era pacatezza mortale, bricolage, gonnelloni lei, camiciotti da lavoro lui, la mangiata, la bevuta, la torta, la terracotta, il minestrone, la continua attesa che qualcosa fosse cotto, il far da s, la soddisfazione, la sedia impagliata, il camino, il piumone, tutte cose che mi sfinivano.
Io e Lidia non ce lo eravamo mai detti a chiare lettere ma andavamo da loro perch l, in pieno libro degli gnomi, in quell'atmosfera di sessualit allontanata con dolce fermezza, ci tornasse per contrasto una gran voglia di scopare.
"Chiss se c' nebbia fino a Milano", Lidia, immobile alla finestra come una molla che si carica, guardava i merli rimbalzare tra i ciuffi d'erba dell'aia.
A met pomeriggio della domenica scoprivamo che se avessimo aspettato ancora un minuto avremmo trovato traffico, in un baleno assumevamo pose da partenti e sgominata un'ultima pastafrolla ben cotta ai bordi ci fiondavamo in macchina e di l a casa e di l l'uno nell'altro.
...

"Il tuo ceto non ti autorizza a provare sensazioni estreme".
"No".
"Sei nato e morirai esponente di quella che in Italia tra il 1900 e il 1970  stata chiamata piccola borghesia, tra il 1970 e il 1980 ceto medio e dopo il 1990 area del terziario. Definizioni che riconducono a una capacit di spesa non infima e non eccelsa".
"Lo so, un ceto insignificante dal punto di vista emotivo".
"Ti lascio immaginare dal punto di vista erotico. Sei al centro del reddito. Non hai mai provato la fame, quindi non sei famelico. Essere famelico: componente erotica".
"Vero".
"D'altra parte non conosci il lusso, l'abbandono all'eccesso, all'estremo piacere, alla smodata ricchezza di sensazioni. Sei al centro. E al centro di un elastico c' il punto di minor tensione. Quindi che cazzo vuoi tendere, dico in senso letterale: quale pene desideri porre in trazione? Il tuo? Ma non facciamo ridere, abbiamo da lavorare".
"Non c' niente da fare, guardandomi l'uccello mi pare impossibile collegarlo a qualcosa di interessante. Del resto che cosa ci si pu aspettare dalla parte del corpo che in tutto il mondo, da tutto il mondo e a ogni minuto viene nominata pi dell'esofago a un congresso sull'esofagite. Come pu rendere?"
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"C' stato qualche problema relativo al comunicare, io un problema di comunicazione, questa  grossa. Io e Lidia volevamo impedire che il giro degli amici venisse a sapere da altri e sotto forma di pettegolezzo questa storia della terapia per il ravvivamento del desiderio.
Cos abbiamo cominciato a spiegarla con completezza e sincerit a pochi amici molto intimi, poi abbiamo cominciato a doverla rivelare a sempre pi persone e sempre meno conosciute. A cui sempre meno interessava. E sempre pi per sommi capi.
Quando abbiamo raggiunto la soglia del disinteresse completo, ormai appena incontravamo uno sconosciuto gli sparavamo: ciao stiamo sottoponendoci a una terapia di ravvivamento del desiderio sessuale e lui si guardava intorno smarrito pensando a qualche candid camera, abbiamo smesso la nostra opera informatrice."

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Non era pi un argomento riservato a dottori o autori di teatro la scoperta che il sesso fosse alla base di tutto. A nessuno si poteva negare una via di assoluzione attraverso qualche tipo di indagine sulla mente.
Durante la guerra Nato-Serbia, su un settimanale i Fracco avevano letto l'intervista a un comandante di elicottero.
"S, mi tirava l'uccello mentre premevo quel bottone e vedevo le bombe squartare quei fantoccetti in divisa duecento metri sotto, mi eccitavo a sentire l'odore del sangue, vedere budella grigiorosa chiaro spuntare frementi dal fango. Mi sono anche sentito in colpa per qualche giorno. Ma poi ho capito. L'importante  che io accetti questa parte di me, la riconosca, riesca a conviverci. Da quando ci sono riuscito sono un uomo placato, migliore. Attraverso l'orrore ho imparato ad amare".
Fracco era rimasto entusiasta di questa corrispondenza. "Il grande mare della psiche. L'orrore, l'amore, le pulsioni. L'importante  quello, accettare".
" quello l'importante, accettare e accettarsi", avevano detto la Fracco madre e la Fracco moglie.
"Accettare e accettarsi. Divertente e divertito. Ironico e autoironico", aveva detto Aureliano Fracco, il figlio, che aveva sei anni e mezzo e a scuola stava imparando gli insiemi.
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FINE.
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Riconoscimenti.
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Direzione editoriale: Calogero Garlisi.
Utili consigli: Giulio Mozzi.
Ha collaborato: Marika Brambilla.
Laurana Reloaded  una collana diretta da Marco Drago.
Il logo di Laurana Reloaded  di Davide Tessera.
La copertina  stata realizzata da Valentina Ferioli.
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FINE.